L benefici offerti dalla kinesiologia nel trattamento della malattia di Parkinson

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La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa progressiva e invalidante, caratterizzata da tremori a riposo, rigidità muscolare, lentezza dei movimenti volontari (bradicinesia), postura incurvata, alterazione dei riflessi posturali, assenza di espressività facciale (ipomimia), ecc. Questa malattia è tra le patologie più ricorrenti nelle persone aventi un’età pari o superiore ai 65 anni. La kinesiologia è una branca della medicina in costante crescita, supportata da un numero sempre maggiore di avalli scientifici, consentendo di conseguire risultati più efficaci. Questi sono i benefici offerti dalla kinesiterapia nel trattamento della malattia di Parkinson. 

Che cos’è il Parkinson e come si manifesta?

La malattia di Parkinson è una patologia cronica a evoluzione lenta e progressiva. Possono essere osservati diversi stadi di sviluppo di questa patologia la quale influisce sulla motilità delle persone e, in ultima istanza, sulla loro qualità di vita complessiva. 

Stadio I

All’esordio della patologia, i sintomi si manifestano tipicamente su un solo lato del corpo. Questa stadiazione solitamente si protrae per circa tre anni. 

Stadio II

Si tratta dello stadio in cui i tremori si manifestano su entrambi i lati del corpo, ma risultano sempre più marcati sul lato in cui si è originata la patologia. La sua durata è di circa 6 anni. 

Stadio III

In questo stadio si manifestano le prime difficoltà di equilibrio, accelerazione della deambulazione in modo inconsapevole e, di conseguenza, cadute pericolose. La durata di questa stadiazione è di circa 6 anni. 

Stadio IV

Il paziente si immobilizza durante il tentativo di muoversi, si manifesta l’insonnia e la mancanza di capacità di svolgere attività in autonomia. In questo stadio il paziente deve essere assistito; la sua durata è di circa 9 anni. 

Stadio V

In questa fase della malattia di Parkinson, il paziente è costretto su una carrozzina o è allettato e deve essere costantemente assistito da una o più persone. La durata di quest’ultimo stadio è di circa 14 anni.  

In che modo la kinesiologia è di beneficio nel trattamento della malattia di Parkinson

Si è dimostrato che i pazienti affetti da Parkinson conseguono una migliore qualità di vita se iniziano il trattamento kinesiologico non appena la malattia viene diagnosticata. Il ruolo del terapeuta in tali casi consiste in:

Riabilitazione motoria

Innanzitutto, è fondamentale comprendere l’ambiente in cui il paziente si muove, affinché il chinesiologo possa determinarne l’accessibilità nei confronti dello stesso. Ciò consente di pianificare una tabella di esercizi fisici funzionali di difficoltà crescente che offrono soluzioni alle disabilità rilevate in una prima valutazione. 

Trattamento del dolore e dei sintomi associati

Il massaggio è uno dei trattamenti più efficaci a favore di questi pazienti. Per contro, la mobilità manuale passiva è utile nel prevenire l’insorgenza di disfunzioni muscolari e nel preservare il range di movimento. Sono spesso utilizzate dal terapeuta anche altre metodologie, quali l’agopuntura e la puntura con ago a secco.

CHINESIOLOGIA E DISTURBI DEL SONNO

Solitamente, i medici prescrivono un trattamento farmacologico nei casi di disturbi del sonno. Ma se questa dinamica si protrae per un periodo superiore a un mese, può determinare la comparsa di altri effetti collaterali, come il rischio di dipendenza, di depressione o di incorrere in imprevisti o incidenti durante la routine quotidiana. Pertanto, la kinesiologia applicata al ritmo circadiano costituisce un’alternativa interessante in grado di assistere le persone che accusano problemi di insonnia. 

Come opera la kinesiologia applicata ai disturbi del sonno

Innanzitutto, come si declina un disturbo del sonno? Il disturbo del sonno comprende tutte le patologie che implicano difficoltà ad addormentarsi o a mantenersi addormentati, nonché quelle in cui si manifestano comportamenti anomali durante il sonno o l’addormentamento in orari e luoghi inappropriati. Si annoverano tra i disturbi del sonno comportamenti quali narcolessia, il sonnambulismo, incubi notturni e l’insonnia, che è la modalità più diffusa tra la popolazione. 

A seconda della tipologia di disturbo del sonno, il trattamento kinesiologico sarà ovviamente differente. È stato dimostrato che i movimenti del corpo coordinati da un kinesiologo favoriscono il rilassamento del corpo e l’aumento della temperatura corporea, due fattori estremamente rilevanti per stimolare e preservare il sonno. Un altro aspetto su cui la kinesiologia interviene nei disturbi del sonno è la gestione del dolore.

In buona sostanza, l’esercizio fisico e la kinesiologia possono essere impiegati come strumenti non farmacologici in grado di ottimizzare la qualità di vita dei pazienti contribuendo a migliorare i problemi derivanti dai disturbi del sonno. 

Rilassamento come parte integrante del trattamento

I kinesiologi propongono ai loro pazienti anche diversi metodi di rilassamento per integrare i loro trattamenti. Sei stressato? Il ritmo frenetico della nostra vita è uno dei fattori più stressanti che caratterizzano la società e che pertanto incidono sulla qualità del sonno. Per tale motivo, è importante eseguire la pratica del rilassamento durante la giornata. Alcuni suggerimenti preziosi che possono essere messi in atto fin da subito sono i seguenti:

  • Non indossare abiti troppo aderenti al fine di favorire la respirazione.
  • Ritagliarsi i momenti di relax in luoghi tranquilli e privi di distrazioni. 
  • Prendersi cura della propria postura mentre si lavora, si guarda la TV o si è a letto. 
  • Praticare una respirazione controllata, concentrando l’attenzione solo sull’inspirazione e sull’espirazione, rilassando tutti i muscoli del corpo. 

Sono piccole cose che possono essere adottate autonomamente e che miglioreranno senza dubbio i problemi del sonno, l’ossigenazione del sangue, la resistenza nei confronti delle malattie e il recupero fisico e mentale. 

Benefici dell’agopuntura nel trattamento del cancro della cavità orale

Il cancro della cavità orale è una delle patologie in crescita nella popolazione maschile al di sopra dei 40 anni. In percentuale minore, sono interessate anche le persone di sesso femminile. Questa patologia contempla i tumori del cavo orale e della gola. Il tabagismo, il consumo di alcool o l’infezione provocata dal papilloma virus umano (HPV) sono le cause principali del cancro della cavità orale. Tuttavia, non sono gli unici fattori che favoriscono la comparsa di questa neoplasia maligna.

Che patologia è il cancro della cavità orale

Il cancro della cavità orale è annoverato tra le neoplasie orofaringee. In base ai dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’incidenza di questo tipo di cancro in Spagna è di 15 casi all’anno nella popolazione maschile e di 4 casi all’anno nella popolazione femminile ogni 100.000 abitanti. La diagnosi di cancro della cavità orale si basa sulle seguenti evidenze:

  • Difficoltà di linguaggio, masticazione o deglutizione.
  • Comparsa di piaghe, irritazioni e/o noduli nella gola, nella bocca o nelle labbra.
  • Comparsa di una chiazza rossa o bianca nella bocca.
  • Rigonfiamento della mandibola
  • Mal di orecchie
  • Intorpidimento della bocca o della lingua.
  • Caduta dei denti.

Dopo la comparsa dei primi sintomi, la diagnosi precoce del cancro della cavità orale è cruciale per il suo trattamento e la sua guarigione. Uno dei medici specialisti che solitamente sono i primi a diagnosticare questo tumore è il dentista durante la visita di routine.

Come l’agopuntura può contribuire a contrastare il cancro della cavità orale

Il trattamento del tumore della cavità orale prevede solitamente ricorso alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Tali misure terapeutiche comportano effetti collaterali che spaziano dalla secchezza delle fauci, alla screpolatura o ulcerazione dei tessuti, alla difficoltà di masticazione e deglutizione, alla perdita del gusto, alla necrosi ossea, al trismo, alla carie dentale, fino ad altre tipologie di lesioni estremamente fastidiose per i pazienti.

I benefici dell’agopuntura sono stati sanciti dall’UNESCO che l’ha riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Questa terapia tradizionale, facente parte della medicina cinese, non solo è sicura, ma apporta inoltre numerosi vantaggi nel trattamento del cancro della cavità orale:

  1. Allevia gli effetti collaterali di altre procedure mediche.
  2. Lenisce il dolore.
  3. Stimola la circolazione sanguigna, così come l’idratazione e la lubrificazione delle membrane mucose.
  4. Contribuisce all’equilibrio dell’organismo e delle funzioni tra i diversi organi.
  5. Consente di ridurre il carico di stress per il paziente. Ad esempio, il fegato è l’organo incaricato di trasferire l’energia corporea in ogni direzione. Tuttavia, il rilascio di cortisolo può ostacolare questa capacità di circolazione.

In Cina, l’agopuntura è associata alla fitoterapia nelle terapie antitumorali al fine di costituire un substrato in cui è difficile che il cancro della cavità orale possa diffondersi.

Piante medicinali da utilizzare in menopausa

La menopausa sancisce la fine della fase riproduttiva di una donna. La diminuzione dei livelli ormonali induce le ovaie a cessare gradualmente la loro attività. Tale cessazione graduale determina la scomparsa delle mestruazioni. La menopausa è un processo lento che condiziona ogni donna in modalità diversificate. Le sintomatologie più ricorrenti sono la sudorazione, le vampate di calore, la secchezza vaginale e gli sbalzi d’umore. In questo articolo, intendiamo illustrare come utilizzare alcune piante medicinali al fine di contrastare tali fastidiose sintomatologie.

Cos’è la menopausa e quali sono le sue sintomatologie?

La menopausa si manifesta solitamente nelle donne con età compresa tra i 44 e i 52 anni. Ma, come menzionato in precedenza, non influenza tutte le donne allo stesso modo. Mentre alcune sono soggette a una menopausa anticipata (menopausa precoce o prematura), altre sono soggette a una menopausa ritardata (menopausa tardiva). Tuttavia, alcune delle sintomatologie tipiche della menopausa possono essere avvertite già nella fase pre-menopausale:

  • Cicli mestruali abbreviati e irregolari.
  • Fastidio durante i rapporti sessuali causato dalla secchezza vaginale.
  • Aumento di peso.
  • Incontinenza urinaria.
  • Vampate di calore.
  • Sbalzi d’umore.
  • Insonnia.
  • Depressione.

Come attenuare le sintomatologie tipiche della menopausa

Solitamente, il trattamento medico consigliato in questi casi è la terapia ormonale sostitutiva, la quale comporta effetti collaterali, come tra gli altri, un aumentato rischio di cancro al seno. Fortunatamente, madre natura ci mette a disposizione un’ampia varietà di piante che possono contribuire a combattere le spiacevoli sintomatologie tipiche della menopausa senza provocare effetti collaterali.

Agnocasto

Questa pianta è una specie autoctona del Mediterraneo la quale cresce vicino ai fiumi ed è anche impiegata per trattare i sintomi premestruali. Si tratta di un rimedio naturale a lungo termine, particolarmente indicato per mitigare le sintomatologie tipiche della menopausa, così come altri squilibri ormonali.

Cimicifuga

Questa pianta, conosciuta anche come “radice di serpente”, è particolarmente efficace per calmare l’ansia, l’irritabilità, le vampate di calore e l’insonnia durante la menopausa.

Valeriana

Si tratta di uno dei tranquillanti naturali più diffusi nel mondo. Durante la menopausa, la valeriana favorisce un sonno più tranquillo, oltre a contrastare gli stati d’ansia.

Salvia

La salvia è una pianta erbacea particolarmente efficace nel limitare la sudorazione notturna e le vampate di calore.

Non va dimenticato che uno stile di vita sano e attivo contribuisce a rendere la menopausa molto più sopportabile. Includete nella dieta cereali integrali, alimenti fermentati, legumi (ceci, lenticchie, soia, …), alimenti antiossidanti e semi germinati. Fate esercizio all’aperto e accogliete questa nuova fase della vostra vita in modo salutare.

Quali integratori si dovrebbero assumere nella terza età?

Con il trascorrere degli anni, il nostro organismo perde la capacità di produrre vitamine e minerali. Gli integratori specifici per la terza età sono un supporto importante per la salute dei nostri anziani. Tutte le fasi della vita richiedono accortezze specifiche. Nondimeno, quando gli anni si accumulano è opportuno abbinare a una dieta sana alcuni integratori che ci permettano di goderci la vita con la giusta energia.

Carenze nutrizionali nella terza età

Gli over 60 sono la fascia di popolazione che necessita di assumere determinati integratori alimentari. Uno studio condotto dall’Istituto di Alimentazione dell’Università di Navarra ha riscontrato che circa il 30% delle persone appartenenti alla fascia della terza età sono denutrite o a rischio di malnutrizione. Tale condizione è dovuta a diverse cause:

  • Problemi di masticazione e disfagia.
  • Capacità limitata di provvedere alla cottura degli alimenti e all’acquisto degli stessi.
  • Solitudine e perdita di appetito.
  • Trattamenti farmacologici con effetti collaterali, come l’inappetenza.
  • Riduzione del fabbisogno energetico.

Integratori nutrizionali per gli anziani

Gli esperti in materia di salute e nutrizione suggeriscono l’utilizzo di alcuni integratori alimentari in persone appartenenti alla fascia della terza età, onde compensare le loro carenze nutrizionali. Alcuni maggiormente indicati per supportare la salute dei nostri anziani sono:

Omega-3

Gli acidi grassi Omega-3 svolgono una funzione antinfiammatoria e sono altresì necessari per il rafforzamento delle cellule neurali. Gli Omega-3 sono benefici per la funzione cardiaca, contribuendo a mantenere la pressione sanguigna entro i range ottimali, oltre a regolare i livelli di trigliceridi a livello ematico. Le persone che intendono iniziare ad assumere questo integratore alimentare con regolarità in concomitanza con l’assunzione di anticoagulanti dovrebbero modulare la loro terapia farmacologica in accordo con il proprio medico. 

Vitamina D

La vitamina D favorisce la fissazione del calcio nelle ossa, rendendola un integratore fondamentale per la salute dell’apparato scheletrico nelle persone appartenenti alla fascia della terza età. Contribuisce inoltre a modulare il sistema immunitario e riduce il rischio di malattie a carattere cronico e di infezioni.

Collagene

È una delle proteine maggiormente presenti nell’organismo ma, con il trascorrere degli anni, il corpo perde la capacità di produrla autonomamente. Il collagene supporta la salubrità del tessuto connettivo, ovvero le ossa e i tendini. La sua assunzione migliora l’elasticità e l’idratazione della pelle, così come la salute osteo-articolare.

Vitamina C

La vitamina C opera congiuntamente al collagene per stimolarne la produzione. Inoltre, questa vitamina partecipa al regolare funzionamento del sistema immunitario, migliora l’assorbimento del ferro e riduce il rischio cardiovascolare.

Altri integratori nutrizionali che non dovrebbero essere assenti dalla dieta di una persona anziana sono il Ginkgo biloba per stimolare la memoria e l’attenzione, i probiotici per supportare la salute intestinale, in particolare dopo l’assunzione di antibiotici, e lo zinco. Un minerale essenziale che accresce la sensibilità all’insulina, promuove la cicatrizzazione delle ferite e riduce lo stress ossidativo.

Fitoterapia per fegato e cistifellea

La fitoterapia è la scienza medica che studia gli impieghi delle piante e dei loro derivati nelle attività di prevenzione e trattamento delle patologie. In tal senso, il numero di piante medicinali che esercitano un’azione benefica sul fegato e sulla cistifellea è alquanto rilevante. Attualmente, non pochi pazienti affetti da disturbi epatici si sottopongono addirittura a interventi chirurgici per risolvere le complicazioni derivanti dalle loro patologie.

Piante medicinali da utilizzare per la cistifellea e il fegato

Il numero di pazienti che si sottopongono a interventi chirurgici alla cistifellea rimane comunque piuttosto elevato. In taluni casi, ciò può comportare una serie di problemi post-operatori, come la “sindrome post-colecistectomia”, i quali possono richiedere un ulteriore intervento chirurgico. Il trattamento mediante la fitoterapia è un passo fondamentale in tal senso. È un rimedio non aggressivo che allevia considerevolmente il dolore e l’infiammazione.

Le piante medicinali utilizzate in questo caso dalla fitoterapia esercitano effetti diversificati:

  • Effetto coleretico (aumento della secrezione biliare da parte del fegato).
  • Effetto colagogo (incremento dell’escrezione della bile stimolando la contrazione della cistifellea).
  • Effetto spasmolitico o antispasmodico.
  • Effetto carminativo che impedisce la formazione o favorisce l’espulsione dei gas intestinali.
  • Effetto tonificante.
  • Effetto lassativo (i disturbi legati alla cistifellea sono spesso accompagnati da costipazione).

Le piante più comunemente impiegate sono:

  • Cardo mariano: la pianta medicinale più utilizzata nel trattamento dell’epatite acuta e cronica. In tal senso, il cardo mariano ha inoltre manifestato un effetto diretto sulla membrana delle cellule costitutive del fegato. Ciò comporta un miglioramento dei disturbi gastrici e intestinali.
  • Assenzio maggiore: Le proprietà medicinali di questa pianta sono note da diverso tempo. È stato dimostrato che il consumo di assenzio maggiore riduce l’infiammazione a carico della cistifellea e incrementa la secrezione dei succhi biliari. L’assenzio maggiore apporta inoltre importanti benefici a livello epatico; favorisce l’eliminazione delle tossine permettendo una migliore detossificazione e un funzionamento più efficace di quest’organo. Infine, occorre sottolineare che questa pianta è utilissima anche per attenuare le coliche biliari o epatiche.
  • Celidonia: è una pianta che, in generale, contribuisce a mitigare i sintomi derivanti da una indigestione. Inoltre depura il fegato e la cistifellea, oltre ad esercitare un significativo effetto spasmodico sui dotti biliari.

Tra le altre piante medicinali impiegate per il trattamento e la prevenzione dei problemi del fegato ricordiamo il carciofo, l’achillea millefoglie, il ravanello comune, il dente di leone, la menta, il boldo e la lavanda.

Agopuntura e problematiche oculari

Sempre più persone giovani sono affette da problematiche oculari. L’eccessivo impiego di tecnologia, lo stress e la cattiva alimentazione accelerano questo tipo di complicanze oculari. La medicina tradizionale cinese ha utilizzato l’agopuntura come trattamento delle problematiche oculari per migliaia di anni. Vediamo come funziona.

L’agopuntura applicata alla vista

Gli antichi cinesi utilizzavano i punti di pressione relativi alla vista per il trattamento di vari problemi ad essa correlati. Numerosi studi di ricerca hanno dimostrato che l’agopuntura apporta benefici significativi nel migliorare le problematiche oculari come l’affaticamento degli occhi, la sindrome dell’occhio secco, l’edema oculare, le miodesopsie, ecc.

In realtà non esiste un trattamento standard al quale ricorre l’agopuntura. La medicina tradizionale cinese propone sempre una procedura personalizzata in base alle esigenze del paziente. Una problematica oculare è determinata da un possibile squilibrio interno che presumibilmente si manifesta insieme ad altri sintomi correlati ma non esclusivamente di origine visiva. Diverse ricerche hanno dimostrato che l’agopuntura applicata ai disturbi a carico degli occhi aumenta il flusso sanguigno agli occhi, modifica e rigenera i tessuti, stimola la corteccia visiva e l’area del cervello responsabile della vista, e migliora o rimette i sintomi.

La salute degli occhi nella società contemporanea

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo si contano 161 milioni di ipovedenti, oltre a coloro che accusano deficit visivi per differenti fattori. Di fatto, un numero sempre maggiore di persone è affetto da problematiche oculari che non sono commisurate alla loro età anagrafica.

La medicina tradizionale cinese associa gli occhi al fegato e all’elemento legno. Anche per quanto riguarda lo yin e lo yang cinese. Un principio filosofico che illustra l’esistenza di due forze opposte ma complementari per la loro presenza nell’universo. In tal senso, un eccesso yang (elemento fuoco) si manifesta nella vista con occhi rossi e dolenti, così come con la presenza di rinite, mal di testa, sensazione di calore e irritabilità. Al contrario, una carenza yin è associata all’idratazione e ai tessuti. Dunque in una situazione del genere riscontriamo la presenza della sindrome da occhio secco, la sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio (sabbia), la fotosensibilità, la lacrimazione, ecc.

Tutte le patologie oculari possono essere trattate con l’agopuntura. In numerosi casi ottenendo risultati soddisfacenti e la remissione dei sintomi. In altri casi, la sintomatologia non scompare, ma migliora, così come le condizioni fisiche generali del paziente. Il tutto senza effetti collaterali. Tuttavia, è importante rimarcare che l’agopuntura è un trattamento efficace che deve sempre essere integrato da una visita oftalmologica.

I Fiori di Bach e il loro riconoscimento ufficiale

Flores de Bach Kinepharma

Il ricorso ai fiori di Bach per finalità terapeutiche non è una novità. Il loro utilizzo è già menzionato negli scritti di filosofi celebri come Socrate e Platone. Quindi costituisce una terapia tradizionale naturale utilizzata da secoli, anche dagli aborigeni australiani, così come dalla rinomata medicina tradizionale cinese. I fiori di Bach stanno conquistando sempre più estimatori nel loro percorso verso il riconoscimento in ambito terapeutico.

I fiori di Bach nel mondo

Come altre terapie a base di sostanze naturali, i fiori di Bach non sono riconosciuti o disciplinati in Spagna. Tuttavia, in altri paesi europei, così come in altri paesi del mondo, sono integrati nei rispettivi sistemi sanitari. I paesi in cui questa floriterapia è maggiormente utilizzata e richiesta sono, tra gli altri, per esempio, Inghilterra, Germania, Australia, Francia, Stati Uniti, Svizzera, Sudafrica, Francia.

Anche Cuba, dal 1999, ha integrato questa terapia floreale negli ambulatori naturopati del servizio sanitario nazionale. Un luogo dove i fiori di Bach sono utilizzati da medici, infermieri e farmacisti in diverse tipologie terapeutiche.

Spiegazione scientifica di come operano i fiori di Bach

La scoperta e l’uso dei fiori di Bach, così come li conosciamo oggi, è attribuita al medico britannico Edward Bach, che rese pubblico un metodo curativo basato su 38 fiori della campagna inglese applicato a diversi disturbi emotivi come origine di malattie fisiche e psichiche.

L’azione dei Fiori di Bach è basata sull’informazione energetico-vibrazionale del paziente. In altre parole, non operano rapportandosi ai sintomi fisici, ma allo stato d’animo del soggetto da trattare.

Anche se la comprensione di come operano questi fiori è ancora difficile da discernere, la loro spiegazione scientifica sta iniziando ad essere ratificata da ricercatori illustri come il premio Nobel Luc Montagnier. Questo virologo sostiene che molti scienziati (non solo lui) hanno dimostrato che l’acqua liquida può contenere e conservare molecole biologiche. Inoltre non va dimenticato che la persona proponente questa floriterapia era ugualmente un medico praticante. Lo scopritore dei fiori di Bach, Edward Bach, era un chirurgo traumatologo e uno specialista in batteriologia e immunologia.

Analogamente, già nel 1976, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomandava il ricorso ai rimedi alternativi, tra cui la terapia con i fiori di Bach.

Le floriterapie hanno acquisito rilevanza nel tempo, grazie ai loro numerosi benefici scientificamente testati.

Impieghi e benefici dell’Auricoloterapia

L’auricoloterapia è una forma di trattamento che trae le sue origini dalla medicina tradizionale cinese. Il corpo si disequilibra, il che comporta la comparsa di dolori che ci impediscono di beneficiare di una buona qualità di vita. È interessante constatare che tutto l’organismo è rappresentato in piccolo nel nostro orecchio. Per secoli in Cina, le persone hanno operato per migliorare la loro salute e il loro benessere ricorrendo all’Auricoloterapia. Un trattamento indolore che apporta molteplici benefici riconosciuti.

Che cos’è l’Auricoloterapia

L’auricoloterapia è un antico trattamento scoperto in Cina. I suoi fondamenti medici sono gli stessi dell’agopuntura. L’unica differenza è che la sua filosofia si focalizza unicamente sulla mappatura auricolare. In altre parole, la terapia basa i suoi risultati sulla relazione tra l’orecchio e il Sistema Nervoso Centrale.

Una sessione di Auricoloterapia prevede il ricorso a microsfere magnetiche che vengono applicate con cerotti in diversi punti dell’orecchio. Queste microsfere, grazie al micro-massaggio, stimolano le zone riflesse del padiglione auricolare al fine di esercitare un effetto curativo sulla parte del corpo coinvolta nel malessere. La mappatura auricolare consente di accedere al reale direttore d’orchestra del nostro organismo: il cervello.

Per cosa si utilizza l’Auricoloterapia

L’auricoloterapia è frequentemente utilizzata nel trattamento e nella diagnostica del dolore, nella cura delle dipendenze, così come nel trattamento di diversi tipi di disturbi interni. È interessante constatare che i punti del padiglione che sono associati a un disturbo sono sensibili alla pressione e presentano anche una differenza di potenziale elettrico rispetto ai punti sani. Ciò permette una facile individuazione e diagnosi.

A tal proposito, è stato dimostrato che questo trattamento medico auricolare è particolarmente efficace per:

  • Alleviare i dolori articolari alle anche, alle spalle e alle ginocchia.
  • Ridurre le vertigini o i capogiri di origine cervicale.
  • Tenere sotto controllo l’appetito favorendo le diete dimagranti.
  • Lenire le cefalee
  • Ridurre lo stress e gli stati ansiosi.
  • Contrastare le allergie.
  • Diminuire l’ipertensione.
  • Favorire la circolazione sanguigna.
  • Migliorare la salute cardiaca.
  • Attenuare i sintomi legati alla sindrome premestruale e alla menopausa.
  • Combattere l’insonnia.
  • Alleviare i sintomi causati dall’asma e dalla tosse, ecc.

Tutte queste prerogative, senza produrre effetti tossici per l’organismo in quanto non vi è alcuna interazione con i farmaci di sintesi per il trattamento delle malattie croniche.  Le sessioni di auricoloterapia possono essere settimanali e possono essere distribuite temporalmente in base al miglioramento del paziente.

Piante medicinali da utilizzare in menopausa

La menopausa sancisce la fine della fase riproduttiva di una donna. La diminuzione dei livelli ormonali induce le ovaie a cessare gradualmente la loro attività. Tale cessazione graduale determina la scomparsa delle mestruazioni. La menopausa è un processo lento che condiziona ogni donna in modalità diversificate. Le sintomatologie più ricorrenti sono la sudorazione, le vampate di calore, la secchezza vaginale e gli sbalzi d’umore. In questo articolo, intendiamo illustrare come utilizzare alcune piante medicinali al fine di contrastare tali fastidiose sintomatologie.

Cos’è la menopausa e quali sono le sue sintomatologie?

La menopausa si manifesta solitamente nelle donne con età compresa tra i 44 e i 52 anni. Ma, come menzionato in precedenza, non influenza tutte le donne allo stesso modo. Mentre alcune sono soggette a una menopausa anticipata (menopausa precoce o prematura), altre sono soggette a una menopausa ritardata (menopausa tardiva). Tuttavia, alcune delle sintomatologie tipiche della menopausa possono essere avvertite già nella fase pre-menopausale:

  • Cicli mestruali abbreviati e irregolari.
  • Fastidio durante i rapporti sessuali causato dalla secchezza vaginale.
  • Aumento di peso.
  • Incontinenza urinaria.
  • Vampate di calore.
  • Sbalzi d’umore.
  • Insonnia.
  • Depressione.

Come attenuare le sintomatologie tipiche della menopausa

Solitamente, il trattamento medico consigliato in questi casi è la terapia ormonale sostitutiva, la quale comporta effetti collaterali, come tra gli altri, un aumentato rischio di cancro al seno. Fortunatamente, madre natura ci mette a disposizione un’ampia varietà di piante che possono contribuire a combattere le spiacevoli sintomatologie tipiche della menopausa senza provocare effetti collaterali.

Agnocasto

Questa pianta è una specie autoctona del Mediterraneo la quale cresce vicino ai fiumi ed è anche impiegata per trattare i sintomi premestruali. Si tratta di un rimedio naturale a lungo termine, particolarmente indicato per mitigare le sintomatologie tipiche della menopausa, così come altri squilibri ormonali.

Cimicifuga

Questa pianta, conosciuta anche come “radice di serpente”, è particolarmente efficace per calmare l’ansia, l’irritabilità, le vampate di calore e l’insonnia durante la menopausa.

Valeriana

Si tratta di uno dei tranquillanti naturali più diffusi nel mondo. Durante la menopausa, la valeriana favorisce un sonno più tranquillo, oltre a contrastare gli stati d’ansia.

Salvia

La salvia è una pianta erbacea particolarmente efficace nel limitare la sudorazione notturna e le vampate di calore.

Non va dimenticato che uno stile di vita sano e attivo contribuisce a rendere la menopausa molto più sopportabile. Includete nella dieta cereali integrali, alimenti fermentati, legumi (ceci, lenticchie, soia, …), alimenti antiossidanti e semi germinati. Fate esercizio all’aperto e accogliete questa nuova fase della vostra vita in modo salutare.

10 alimenti per abbassare la pressione arteriosa

La pressione arteriosa alta o ipertensione è un fattore di rischio che può condurre a complicanze oltre che a cardiopatie. Questa condizione può danneggiare silenziosamente l’organismo prima che i suoi sintomi si manifestino. Un’alimentazione sana ed equilibrata è fondamentale per prevenire e trattare la pressione arteriosa alta.

Cos’è la pressione arteriosa alta

L’ipertensione aumenta progressivamente la pressione sanguigna che scorre nelle arterie. Questo fa sì che le cellule del rivestimento interno delle arterie si danneggino, rendendole le stesse più strette e meno flessibili. Il risultato è che, nel tempo, il costante passaggio di sangue attraverso le arterie indebolite può dilatare una sezione della parete e formare quello che è noto come un aneurisma che, se si rompe, potrebbe causare gravi emorragie interne.

Alcuni fattori di rischio legati alla pressione arteriosa alta non possono essere controllati, come la familiarità, l’età superiore ai 60 anni o il genere sessuale. Ma altri possono essere monitorati per ottenere una maggiore prevenzione. Tra questi fattori si annovera un’alimentazione equilibrata.

Alimenti che contribuiscono ad abbassare l’ipertensione

Per prevenire e trattare la pressione arteriosa alta, è necessario eliminare l’eccesso di zuccheri, sale, caffeina, alcol e tabacco. Dovrebbero inoltre essere eliminati gli alimenti raffinati dalla dieta, così come i cibi grassi come le salsicce, scatolami, le conserve e i formaggi stagionati. Come contraltare, deve essere incluso nella dieta:

  • Alimenti idratanti e diuretici.
  • Alimenti vasodilatatori.
  • Alimenti antiossidanti.
  • Alimenti ricchi di calcio e magnesio.
  • Grassi insaturi.
  • Alimenti contenenti fibre.
  • Probiotici.
  • Erbe e spezie.

Di seguito l’elenco degli alimenti che dovrebbero essere sulla vostra lista della spesa d’ora in poi:

  1. Aglio: ha un effetto vasodilatatore sia dei vasi sanguigni sia delle arterie e ha un effetto depurativo sul sangue.
  2. Cipolla: è un alimento vasodilatatore e antiossidante. Favorisce la circolazione sanguigna e protegge le arterie dall’invecchiamento.
  3. Sedano: diminuisce la pressione sanguigna e agevola l’aumento del flusso sanguigno.
  4. Banana: regola l’eliminazione idrica e arricchisce il corpo di vitamina A, C e acido folico.
  5. Carciofo: è un eccellente alimento depurativo grazie alla sua ricchezza di fibre, acqua e potassio. Purifica il sangue dalle impurità e regola la formazione del colesterolo.
  6. Kiwi: antiossidante per eccellenza e grande fonte di vitamina C e A. Protegge le arterie e conferisce loro elasticità.
  7. Olio d’oliva a crudo: l’acido oleico è estremamente benefico per il funzionamento del sistema cardiovascolare. Il suo alto contenuto di vitamina E protegge i tessuti arteriosi e dilata delle arterie, consentendo al flusso sanguigno di circolare con una pressione minore.
  8. Semi: lino, chia, noci e canapa sono ricchi di omega 3 e fitosteroli antiossidanti. Conservano l’elasticità dei vasi sanguigni, prevenendo il collasso cardiovascolare.
  9. Frutti di bosco: more, mirtilli, lamponi, uva, fragole, ciliegie… La loro ricchezza di antiossidanti protegge le arterie e migliora il funzionamento del sistema cardiovascolare.
  10. Legumi: Lenticchie, ceci, piselli, fave… Sono ricchi di fibre, vitamine, minerali e proteine di elevata qualità. Il consumo regolare migliora la qualità dei vasi sanguigni e li rende resistenti alla pressione arteriosa.

Benefici della kinesiologia nei bambini

La kinesiologia è una terapia di origine naturale che valuta la risposta dei muscoli per individuare possibili squilibri organici, in modo tale da prevenirli o correggerli tempestivamente. Secondo la kinesiologia, la mente e il corpo sono connessi e interagiscono insieme. Questa tecnica è talmente dolce e poco invasiva che presenta notevoli vantaggi anche per i bambini. Esaminiamo quali sono.

Cos’è la kinesiologia e a cosa serve?

La kinesiologia è una terapia di tipo fisico spesso scambiata con la fisioterapia. Anche se le due discipline sono spesso viste come sinonimi, ciò si rivela erroneo. La kinesiologia è una tecnica manuale che studia il movimento del corpo per determinare eventuali disturbi fisici ed emotivi attraverso la manipolazione muscolare. Laddove, la fisioterapia, è un insieme di metodologie che includono il trattamento manuale (kinesiologia) per promuovere la mobilità del corpo.

La kinesiologia è nata negli anni ’30. Tuttavia, le sue basi sono state gettate solo negli anni ’60 da George Goodheart, che ha affermato che la kinesiologia considera la totalità del corpo umano, inclusa la mente. Un test muscolare consente di valutare la reattività dei diversi muscoli e la loro relazione con i diversi organi del corpo.

Kinesiologia applicata ai bambini

La kinesiologia, come già menzionato, è una terapia dolce che può essere applicata ai bambini. Questa disciplina è sicura per persone di tutte le età, compresi i membri più giovani della famiglia. Questa terapia aiuta i bambini a ritrovare il loro equilibrio per rimanere fisicamente e mentalmente sani. Inoltre, la kinesiologia, ha dimostrato di essere davvero efficace per:

  • migliorare la concentrazione, l’apprendimento e la capacità mnemonica dei bambini.
  • attenuare lo stress e l’ansia in bambini particolarmente irrequieti o nervosi.
  • alleviare i problemi di natura muscolo-scheletrica che determinano dolori alla testa, al collo e alla schiena, bruxismo, tinniti, vertigini, ecc.
  • aumentare il numero di ore di sonno e ridurre i problemi di insonnia o di incubi notturni.
  • ridurre al minimo le reazioni derivanti dagli alimenti e altri allergeni, poiché la kinesiologia rafforza il sistema immunitario dei bambini.
  • accrescere la capacità di far fronte alle emozioni e, di conseguenza, indurre un livello più basso di aggressività nei bambini problematici.
  • migliorare le prestazioni sportive; grazie alla kinesiologia si aiuta i giovani a accrescere le loro capacità motorie e l’equilibrio energetico.

In conclusione, la kinesiologia stabilisce un dialogo diretto con il corpo dei bambini che aiuta a risvegliare il loro “medico interiore” al fine di migliorare la loro salute fisica, emotiva ed energetica.

Benefici dell’estratto di foglie di olivo

Le foglie d’olivo sono estremamente benefiche per la salute, poiché contengono più polifenoli rispetto all’olio d’oliva stesso. Inoltre, è risaputo che la dieta mediterranea è correlata a notevoli effetti benefici sulla salute vascolare. Una delle ragioni principali è la presenza dell’olio d’oliva vergine nella maggior parte dei suoi piatti.

Cos’è l’estratto di foglie di olivo

L’estratto di foglie di olivo è un prodotto totalmente privo di allergeni che contiene in abbondanza diversi tipi di polifenoli. In altre parole, si tratta di un composto naturale che avrebbe numerosi effetti benefici per la salute grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

Nel corso degli ultimi anni, numerose ricerche scientifiche hanno avvalorato i benefici per la salute apportati dall’assunzione di polifenoli. In particolare sul sistema cardiovascolare. Un aspetto di rilievo se si considera che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte a livello mondiale.

In tal senso, è stato dimostrato che le foglie d’ulivo hanno quantità di polifenoli superiori a quelle che si trovano nell’olio d’oliva. Per tale motivo, l’estratto di foglie di olivo è oggetto di particolare considerazione da parte degli esperti. In una ricerca che ha coinvolto 40 gemelli monozigoti affetti da ipertensione, in cui 20 di loro hanno assunto l’estratto di foglie di olivo e altri 20 il placebo, i pazienti che hanno ricevuto l’estratto di foglie d’olivo hanno ottenuto un calo significativo della pressione sanguigna.

Ulteriori benefici dell’estratto di foglie di olivo

I dati preclinici sull’estratto di foglie di olivo indicano che le sue proprietà non si limitano solamente agli effetti descritti in precedenza. Si possono ottenere ulteriori benefici per la salute dal consumo di questo prodotto naturale al 100%. Tra cui:

  • Il tè di foglie di olivo esercita un effetto preventivo contro l’anemia e altri squilibri eritrocitari.
  • L’assunzione regolare di tè di foglie d’olivo abbassa il colesterolo LDL e i trigliceridi.
  • L’estratto di foglie di olivo apporta una neuroprotezione su un modello animale di sclerosi multipla.
  • Allo stesso tempo riduce le patologie del tratto respiratorio superiore.
  • In una ricerca è stato dimostrato che l’estratto di foglie di olivo riduce il rischio di diabete di tipo 2.

Oltre a tutti questi benefici per la salute, l’estratto di foglie di olivo vanta proprietà antivirali nel trattamento dell’herpes zoster. Al fine di sfruttare tutte queste proprietà, è preferibile utilizzarlo sotto forma di estratto standardizzato piuttosto che di foglie secche. Tale modalità di assunzione ci dà la certezza che stiamo assumendo in totale sicurezza il contenuto necessario di composti bioattivi.

Come rafforzare il sistema immunitario

Con il trascorrere degli anni, la funzionalità del sistema immunitario diminuisce considerevolmente. Affinché si inverta questo processo naturale ma al contempo degenerativo, è necessario apportare all’organismo un insieme di nutrienti che possano garantire un’efficace risposta immunitaria. Come possiamo rafforzare il sistema immunitario? Ecco alcuni consigli.

Vitamine e nutrienti in grado di rafforzare il sistema immunitario

Se si desidera condurre una vita longeva e sana, occorre avere un sistema immunitario efficiente. Per raggiungere questo obiettivo, l’alimentazione è di primaria importanza. Di seguito alcuni nutrienti e vitamine che possono aiutarvi a raggiungere questo proposito.

Vitamina C

Il funzionamento corretto di numerose cellule immunitarie è direttamente collegato all’assunzione di vitamina C. Per esempio, i fagociti. I fagociti sono cellule responsabili della distruzione dei batteri e di altri organismi dannosi per l’organismo. La carenza di vitamina C non solo ci indebolisce contro gli agenti nocivi, ma ci rende anche più inclini alle infezioni virali in particolare delle vie respiratorie.

Quercetina

Diversi studi hanno evidenziato che la quercetina riduce l’incidenza dei raffreddori comuni e delle infezioni che colpiscono le vie respiratorie superiori. In aggiunta, questo flavonoide di origine vegetale ha dimostrato di essere molto efficace contro le infezioni batteriche, riducendo la loro risposta infiammatoria e rafforzando le difese dell’ospite. La quercetina non può essere facilmente assorbita dall’organismo, quindi i ricercatori la integrano con un fitosoma che funge da vettore.

Vitamina D

Questa vitamina ostacola la capacità dei virus di riprodursi, concorre alla riparazione delle membrane cellulari e stimola la produzione di proteine responsabili della protezione contro le infezioni. Una carenza di vitamina D non solo ci rende vulnerabili ai raffreddori, ma anche a malattie croniche come le malattie cardiovascolari, il deterioramento cognitivo e il cancro.

Zinco

Questo elemento minerale essenziale è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Interviene nella divisione e nella crescita cellulare, nel metabolismo dei carboidrati e nella cicatrizzazione delle ferite. È stato dimostrato che l’assunzione orale nelle persone anziane stimola la risposta allo stress dei globuli bianchi.

Lactobacillus rhamnosus CRL1505

Questo ceppo probiotico rafforza il sistema immunitario aumentando i livelli di IgA secretorie, che agiscono come un sistema di difesa integrato nelle membrane mucose della cavità nasale e delle vie respiratorie superiori. Di conseguenza, si riduce il rischio di tonsillite, faringite, influenza, polmonite e il raffreddore comune.

Lievito di S. cerevisiae

Il lievito di birra, come è comunemente noto il lievito S. cerevisiae, concorre a promuovere la risposta immunitaria dell’organismo, in particolare per contrastare le allergie. Ciò è possibile poiché supporta l’attività delle cellule Nk, la produzione di IgA secretorie, fornendo una risposta difensiva agli allergeni esterni e contro i raffreddori.

Cos’è vitrocuantic e a cosa serve?

vitrocuantic

Uno dei principali obiettivi della società contemporanea è il raggiungimento del benessere. Pertanto, si continuano a studiare soluzioni alternative che consentano di vivere meglio e più a lungo. A tale proposito, Vitrocuantic6 è un’azienda specializzata nella produzione e fabbricazione artigianale di elementi terapeutici in vetro che si basano sull’informazione cellulare. Ma come opera e quali sono i suoi benefici?

Cos’è vitrocuantic

Vitrocuanticâ  è il nome attribuito al vetro che ha subito un processo di trattamento termo-meccanico di crittografia delle informazioni codificate. Si tratta di un lavoro bioenergetico basato sulla naturopatia e sulla codifica binaria di i-Chin ed empiricamente testato da diversi operatori che operano nel settore del benessere, compreso quello animale e vegetale. Questa tecnologia rientra nel quadro di vari progetti di studio condotti dal gruppo di ricerca ELISAVA sul benessere e sui materiali.  Questa tecnologia opera utilizzando il codice binario specifico per essere decodificato esclusivamente dalla cellula.

Per molti anni si è ritenuto che l’ambiente e il modo in cui lo percepiamo abbia un impatto diretto sul benessere delle persone. Tale condizione può implicare sia un effetto positivo che negativo. Ai nostri livelli convenzionali di percezione, le informazioni provenienti dall’ambiente circostante vengono assorbite dai recettori responsabili dell’invio di un segnale al cervello, controllando così ciò che viene percepito, così come la risposta che viene generata. Vitrocuantic  concepisce l’energia, la materia e la forma come il trinomio di elementi primari e basilari che compongono e codificano la realtà. L’informazione che riceviamo dall’ambiente è, quindi, l’elemento che costruisce quella determinata realtà in modo armonioso. Una informazione codificata che può essere interpretata da ciascuna delle nostre cellule. Questa è la missione di Vitrocuantic.

Tripuntor Vitrocuantic

Come opera vitrocuantic

Vitrocuantic  è un trattamento termomeccanico di integrazione di informazioni binarie che opera tramite elementi terapeutici in vetro, ideati come ologrammi bioenergetici. Ciascuno di questi elementi è dotato di una specifica e determinata identità vibrazionale. Tale identità è riconosciuta esclusivamente dalle cellule e non a livello intellettivo. a

Il processo di informazione cellulare del trattamento con Vitrocuantic  si basa sulla latenza empatica. Ovvero, queste informazioni sono sincroniche con il battito cardiaco per essere integrate con lo stato empatico ed emotivo del ricevente. In tal senso, gli strumenti di Vitrocuantic  offrono una moltitudine di usi terapeutici per il miglioramento del benessere. Per esempio:

  1. Agopuntura: I tripuntori e i pentapuntori di Vitrocuantic sono stati sviluppati basandosi sui principi delle Tre Forze, dei 5 elementi e della codifica trigrammatica con l’obiettivo di offrire un servizio specifico agli agopuntori senza che sia necessario ricorrere all’inserimento. Ciò è dovuto al fatto che questi strumenti forniscono un’energia trinaria unitamente alla capacità di inserzione. In altri termini, Vitrocuantic  ha integrato nei suoi strumenti le informazioni binarie relative ai 14 canali principali dell’agopuntura per armonizzare le tre forze energetiche (positive, negative e neutre).
  2. Bilanciamento energetico: gli strumenti Vitrocuantic  sono idonei ad intervenire sul deficit energetico per fissare ed equilibrare l’energia di un ricevente attraverso le tre forze e non solo attraverso le due polarità comunemente conosciute.
  3. Trattamento del dolore: Vitrocuantic  può anche essere utilizzato nei trattamenti laser per essere applicato al punto di dolore, al meridiano, ecc. Così come per trasferire al contenuto d’acqua che sarà ingerito o applicato successivamente.
  4. Riflessologia: I vetri che costituiscono questa tecnologia possono essere applicati anche manualmente seguendo i precetti della riflessologia. In tal caso, non è necessario esercitare una pressione sulla zona, poiché l’informazione viene trasferita mediante un contatto lieve senza la necessità di attivare solo il riflesso neurologico e il laser o l’applicazione cromoterapica possono anche essere utilizzati al fine di aumentare il grado e la portata dell’intervento.
  5. Auricoloterapia: Vitrocuantic  può anche essere utilizzato in sessioni di auricoloterapia dove l’agopuntura viene eseguita nella zona del padiglione auricolare (orecchio). Senza ricorrere ad aghi o altri elementi, e amplificando, attraverso le informazioni codificate, il grado di risposta neurologica. 
  6. Anti-età: lo strumento Procaína Vitrocuantic  (combinazione di due vitamine solubili del complesso B) produce un effetto bioenergetico in grado di migliorare la riconnessione cellulare e quindi di orientare la gestione dei tessuti nel loro ritorno a una condizione di benessere: rughe, cicatrici e ustioni della pelle, tra le altre condizioni. Si applica, senza la necessità di effettuare un’iniezione, introducendo la Procaína in acqua per utilizzo orale o per trasferimento di fotoni. È altresì un importante modulatore psichico.

In sintesi, la tecnologia Vitrocuantic  promuove il benessere dei destinatari, compresa la componente emozionale e psicologica, permettendo loro di gestire al meglio la complessità della vita quotidiana.

La correlazione tra vitamina D e magnesio

Nel corso degli anni, è stata dimostrata l’importanza della vitamina D a favore del corretto funzionamento del sistema immunitario, delle performance cognitive e della salute cardiovascolare. Non c’è da stupirsi che il suo consumo sia aumentato considerevolmente negli ultimi 10 anni Tuttavia, occorre sottolineare che, affinché la vitamina D possa svolgere correttamente la sua funzione, deve essere supportata dal magnesio. Vediamo come.

I benefici della vitamina D

La vitamina D a livelli ottimali promuove la capacità di trattenere e assorbire minerali come il fosforo e il calcio, essenziali per lo sviluppo corretto a livello osseo e dentale. Di fatto, una deficienza di vitamina D può condurre al rachitismo e all’osteoporosi.

Il modo migliore per assimilare questa vitamina nell’organismo è l’esposizione controllata ai raggi solari. Il bagno solare, sempre da effettuarsi con la protezione necessaria contro i raggi UV, favorisce la regolazione nel sangue di minerali come quelli menzionati in precedenza.

Un’altra abbondante fonte di vitamina D è costituita da una dieta alimentare che prevede prodotti lattiero-caseari, uova, salmone, sardine e fegato di manzo. Questi alimenti favoriscono la funzione immunitaria dell’organismo, oltre a ritardarne l’invecchiamento. Come mai allora la vitamina D necessita di magnesio per essere realmente efficace?

Il ruolo del magnesio nell’attivazione della vitamina D

Nel corso degli anni, i ricercatori hanno scoperto che il magnesio è un minerale essenziale per beneficiare in modo salutare della vitamina D. Effettivamente, le persone con livelli insufficienti di magnesio non sono in grado di ottenere tutti i vantaggi della vitamina D.

Il magnesio non solo contribuisce al trasporto della vitamina D nel sangue, ma attiva anche le sue proprietà. Il consumo di vitamina D, sia per esposizione solare che per via orale, non determina di fatto la sua attivazione. È necessario infatti che gli enzimi epatici e renali eseguano il loro compito prima che questa vitamina si possa attivare per assolvere alle sue funzioni vitali. Questi enzimi richiedono il magnesio per il loro corretto funzionamento. In caso contrario, la vitamina D sarà presente nell’organismo, ma in forma inattiva.

Pertanto, il magnesio aiuta ad attivare i recettori necessari alle cellule per sfruttare appieno la vitamina D. Stando agli ultimi studi in materia di longevità, questa combinazione di magnesio e vitamina D potrebbe rivelarsi salvavita, poiché riduce il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer:

  • Diabete di tipo II.
  • Malattie cardiovascolari.
  • Depressione e demenza.
  • Disturbi del sistema muscolo-scheletrico.
  • Alcuni tipi di tumore.
  • Problematiche legate al sistema immunitario.

Integratori nutrizionali in caso di ipotiroidismo

L’ipotiroidismo, o tiroide sotto attiva, è un disturbo per il quale la funzione tiroidea non produce abbastanza ormoni affinché si svolga l’attività metabolica delle cellule. Ciò si traduce in problematiche sia fisiche che emozionali. Al fine di supportare la salute della ghiandola tiroidea sono disponibili una serie di integratori nutrizionali che è importante tenere in considerazione.

Cos’è l’ipotiroidismo e come influisce sulla salute?

Quando il tasso di conversione dell’ossigeno e delle calorie in energia non è appropriato, si verifica uno squilibrio nel tasso metabolico delle persone (ipotiroidismo). Quando la tiroide non genera sufficienti ormoni T3 e T4, il metabolismo rallenta causando effetti dannosi all’organismo, come ad esempio:

  • Affaticamento.
  • Costipazione.
  • Aumento di peso senza motivo apparente.
  • Debolezza.
  • Crampi muscolari.
  • Problemi gastrointestinali.
  • Colesterolo elevato.
  • Ipersensibilità al freddo.
  • Caduta dei capelli.
  • Secchezza cutanea.
  • Depressione.

Se l’ipotiroidismo non viene trattato in tempo, le complicazioni possono essere ancora superiori, tra cui malattie cardiovascolari, gozzo e demenza.

Integratori nutrizionali in caso di ipotiroidismo

Oltre a un trattamento medico adeguato, sono disponibili alcune sostanze nutritive che sostengono lo stato di salute della tiroide. In tal senso, gli integratori possono contribuire a far sì che la tiroide svolga la sua funzione. Quali nutrienti contribuiscono a risolvere il problema dell’ipotiroidismo?

  1. Iodio: questo nutriente è essenziale per la sintesi dell’ormone tiroideo. È stato dimostrato che bassi livelli di iodio sono associati allo sviluppo del gozzo e dell’ipotiroidismo. Alcuni sali da tavola e alghe marine sono ricchi di questo nutriente.
  2. Selenio: questo micronutriente è essenziale per garantire il funzionamento della tiroide, così come per rafforzare il sistema immunitario. Il selenio è presente nei cereali, nelle noci del Brasile e in alcuni prodotti ittici.
  3. Vitamina A: la carenza di vitamina A è associata alla disfunzione tiroidea. È presente in alimenti come il fegato, le uova, l’olio di pesce e le verdure.
  4. Zinco: parliamo di uno degli elementi essenziali il cui ruolo è indispensabile per la produzione di ormoni tiroidei. È importante assumere integratori a base di rame contemporaneamente all’assunzione di un integratore di zinco per evitare che interferiscano l’uno con l’altro.
  5. Ferro: questo elemento è importante per la crescita e lo sviluppo dell’organismo. La sua carenza non solo causa anemia, ma comporta anche problemi legati alla tiroide. Il ferro è presente in alimenti come i frutti di mare, le noci, le carni magre e le verdure.

Altri integratori alimentari che supportano la salute della tiroide che non possiamo omettere di menzionare sono: vitamine E, D e B12, estratto di Guggul, estratto di Ginseng coreano ed estratto di Curcuma.

Glutammina, l’aminoacido che rafforza l’organismo

Il nostro codice genetico impiega fino a 20 aminoacidi per costituire le proteine. Uno di questi aminoacidi è la glutammina. L’aminoacido semi-essenziale più abbondante e polivalente dell’organismo. Perché lo definiamo semi-essenziale? Perché i ricercatori sostengono che il nostro organismo non è in grado di produrre una quantità sufficiente di glutammina. Ciò implica che, in alcune situazioni cliniche specifiche, è necessario fornire un apporto extra di questo aminoacido.

Cos’è la glutammina

La glutammina è l’aminoacido più diffuso nell’organismo. Anche se è considerato un aminoacido non essenziale, poiché può essere sintetizzato dall’organismo, si possono verificare casi in cui le riserve di glutammina possono esaurirsi in seguito a:

  • Alterazioni del sistema immunitario.
  • Modifiche nella struttura e nella funzione della mucosa intestinale.
  • Modifica del tessuto linfatico.

La maggior parte degli specialisti, viste queste considerazioni, consiglia di compensare queste carenze di glutammina assumendola per via orale. La glutammina è coinvolta in numerosi processi metabolici in diversi organi e sistemi. Per queste ragioni, la glutammina è stata anche considerata l’aminoacido più versatile nella fisiologia umana. Da qui la sua importanza come nutriente. L’esercizio estremo o lo stress derivante da interventi chirurgici, così come la somministrazione di corticosteroidi comportano un aumento dell’assorbimento di glutammina da parte dell’intestino.

Benefici della glutammina in relazione alla salute intestinale

Tre studi verificati hanno dimostrato i benefici della glutammina in relazione alla salute intestinale. Più di trenta soggetti adulti in sovrappeso hanno assunto glutammina per due settimane; in questo trial è stato osservato un miglioramento del bilanciamento del microbiota intestinale, per cui si può concludere che il ricorso alla glutammina è un valido supporto nel ristabilire con successo le condizioni favorevoli della flora intestinale.

Allo stesso modo, 10 maschi attivi sono stati trattati con glutammina o placebo prima di praticare esercizi fisici intensi. Il risultato di questo trial è una minore permeabilità gastrointestinale dopo la pratica sportiva. Nota come “leaky gut” (sindrome da alterata permeabilità intestinale) è correlata a vari disturbi digestivi, che vengono attenuati grazie all’assunzione di questo aminoacido.

Inoltre, in uno studio più ampio su 106 pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, è stata somministrata glutammina o placebo, riducendo il livello di gravità della loro patologia intestinale fino a 50 punti.

Sono emersi altri benefici della glutammina:

  • Migliora la funzione immunitaria.
  • Diminuisce l’accumulo di ammoniaca nel sangue di atleti professionisti.
  • Riduce il dolore muscolare dopo l’esercizio fisico.
  • Permette di mitigare la mucosite causata dalla chemioterapia e dalla radioterapia nei pazienti oncologici.
  • Allevia i sintomi nei pazienti con anemia falciforme.
  • Stimola la funzionalità del sistema nervoso centrale.

L’ozonoterapia come terapia complementare nelle malattie oncologiche

Prima di approfondire l’argomento, è importante sottolineare che l’ozonoterapia non deve mai sostituire nessun’altra terapia oncologica. Pertanto deve essere sempre usata come adiuvante nella cura delle malattie oncologiche. Basandosi su questo assioma, è stato osservato che il trattamento con ozono medicale nell’organismo rallenta il processo di sviluppo tumorale.

Ozonoterapia e oncologia

Le ricerche relative all’ozono sono iniziate negli anni ’70 in modelli animali affetti da cancro. Oggigiorno, l’ozonoterapia è applicata come adiuvante nella lotta contro il cancro. È stato infatti dimostrato che l’ozono ha un effetto ossigenante sulle cellule tumorali, ritardando quindi la progressione delle neoplasie. Grazie a questa medicina alternativa è possibile ottenere:

  • L’aumento del flusso sanguigno.
  • L’ossigenazione del tessuto lesionato.
  • La regolazione metabolica e la diminuzione dell’acidosi lattica.
  • L’incremento del livello di antiossidanti.
  • La produzione transitoria di ossidazione che interessa le cellule tumorali ma non le cellule sane.
  • La diminuzione dei processi infiammatori.

Effettivamente, esistono studi realizzati in pazienti con diagnosi di cancro al seno trattati con ozonoterapia i cui risultati indicano un notevole miglioramento di vari parametri immunologici (immunomodulazione del sistema difensivo). Se si tiene conto che uno dei fattori chiave tumorali è l’infiammazione causata dagli ossidanti, la quale favorisce i processi oncologici, è possibile affermare che la somministrazione di ozono sull’organismo ne attenua l’evoluzione.

Pertanto, si conclude che il ricorso all’ozonoterapia è un elemento complementare efficace non solo per ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti antitumorali come la chemioterapia e la radioterapia, ma anche per migliorare la qualità della vita dei pazienti potenziando il loro sistema immunitario.

Riconoscimento allo studio sull’utilizzo dell’ozonoterapia applicata al cancro

In tal senso, l’Ospedale Universitario di Gran Canaria ha ricevuto un riconoscimento per lo studio condotto dai suoi medici specialisti delle Unità di Ricerca e Dolore Cronico sui benefici dell’ozono nella gestione della tossicità dei trattamenti oncologici.

Questo studio si basa essenzialmente sull’evidenza scientifica della terapia oncologica con O3T. La ricerca ha rivelato che le cellule cancerogene presenti nei tumori mammari, polmonari e uterini sono inibite in vitro dalla terapia O3T.

In breve, anche se devono ancora essere condotte diverse ricerche, è possibile affermare che il trattamento con ozono ha effetti positivi sull’inibizione delle cellule tumorali polmonari, mammarie e uterine.

Mantenere le cellule giovani grazie all’autofagia

Ogni cellula del corpo contiene proteine e altri componenti che attendono a funzioni metaboliche cruciali, dalla regolazione della stessa funzione cellulare alla semplificazione delle reazioni biochimiche.

In giovane età, il nostro meccanismo cellulare interno e il suo processo di degradazione e di riciclo dei componenti cellulari integrato (autofagia) operano al massimo dell’efficienza. Ciò consente alle cellule di recente costituzione di eliminare le loro scorie metaboliche.

Letteralmente, dal greco “autofagia” significa mangiare sé stesso. In questo processo catabolico, la cellula degrada e ricicla i componenti citoplasmatici e gli organelli danneggiati e invecchiati.

Il normale processo di autofagia supporta il regolare funzionamento dei tessuti e garantisce il benessere generale.

Ma l’invecchiamento dell’organismo e la cattiva alimentazione contribuiscono a ridurre l’efficienza di questo processo essenziale. 

Quando si verifica un rallentamento di questo meccanismo, le tossine e i prodotti di scarto metabolici si accumulano. Tale rallentamento compromette l’ottimizzazione della funzione cellulare.

Ne risulta una diminuzione repentina della salubrità e della funzione cellulare. Tale riduzione del processo autofagico è stata collegata a molte patologie correlate all’invecchiamento. 

Metodologie di stimolazione dell’autofagia

La ricerca ha dimostrato che durante i periodi di digiuno intermittente o di restrizione calorica, quando i nutrienti sono scarsi, le cellule attivano autonomamente il processo autofagico. Anche l’esercizio fisico stimola nelle cellule l’autofagia. 

A livello cellulare, due proteine regolatrici giocano un ruolo chiave nel controllo dell’autofagia: mTOR e AMPK.

La proteina mTOR agisce come regolatore biomolecolare del metabolismo. Quando l’apporto calorico è elevato e i nutrienti sono abbondanti la proteina mTOR si attiva e inibisce il processo autofagico.

 L’inibizione dell’eccesso dell’attività della proteina mTOR, per contro, può comportare un aumento del processo autofagico (degradazione degli scarti cellulari).

In altri termini, il consumo costante di calorie nega alle cellule che invecchiano la capacità di degradare i propri componenti di scarto mediante l’autofagia.

 Il digiuno ininterrotto da 16 a 18 ore può facilitare il processo autofagico, ma la maggior parte delle persone necessita di un supporto complementare sotto forma di nutrienti che sopprimono l’eccesso di mTOR.

La proteina AMPK funge da attivatrice del processo autofagico. È stato dimostrato che la stimolazione dell’AMPK migliora la salute metabolica e la durata del ciclo vitale delle nostre cellule.

Due sostanze nutrienti che stimolano l’autofagia

Grazie a queste nozioni, i ricercatori hanno cercato di individuare metodi efficaci per stimolare il processo autofagico individuando, a tal proposito, due sostanze nutrienti: il flavonoide luteolina e la piperlongumina,

La luteolina appartiene al gruppo dei flavonoidi, sostanze nutrienti di origine vegetale. È presente in vari frutti, verdure come i broccoli ed erbe come prezzemolo, camomilla, timo, dente di leone, sedano o equiseto.

È stato dimostrato che la luteolina aumenta l’attività della AMPK e inibisce la segnalazione della mTOR. Questo effetto attiva l’autofagia e di conseguenza migliora il metabolismo cellulare.

La piperlongumina è un componente isolato dalla pianta del pepe lungo.

Come la luteolina, la piperlongumina ha dimostrato in ricerche condotte su colture cellulari e su animali di attivare l’autofagia inibendo la segnalazione della mTOR e attivando l’AMPK. 

Ma la piperlongumina stimola l’autofagia in un modo diverso dalla luteolina.

Una proteina denominata beclin-1 è un importante attivatore del processo autofagico.
Un’altra proteina, denominata Bcl-2, si lega alla proteina beclin-1 e inibisce la sua capacità di innescare l’autofagia.

La piperlongumina innesca il rilascio della proteina beclin-1 e inibisce la Bcl-2, il che consente di innescare l’autofagia.

Pertanto, la luteolina e la piperlongumina sono particolarmente promettenti al fine di massimizzare il processo autofagico corretto, ringiovanire le cellule e mantenere una funzione cellulare ottimale.

Il DAO e gli effetti di una sua carenza

L’enzima Diamino Ossidasi (DAO) è l’enzima principale che metabolizza l’istamina la quale si genera dall’ingestione di alimenti o che proviene dagli stessi. L’istamina è presente riccamente in molti alimenti come i formaggi stagionati, le fragole, i pomodori, ecc., o perché, gli stessi alimenti, sono in cattive condizioni di conservazione a causa della rottura della catena del freddo come accade nei prodotti ittici; questa condizione è ideale per generare notevoli quantità d’istamina.

Per tale motivo la carenza di DAO può essere la causa di numerosi problemi di salute e disturbi. Quando è in corso una disfunzionalità nella produzione di questo enzima si verifica un’alterazione del metabolismo. Le conseguenze sono malesseri di varia natura che possono condurre a condizioni di inabilità e a congedi per malattia.

SI PUÒ SOFFRIRE DI QUESTO PROBLEMA SENZA SAPERLO

Il DAO, è purtroppo attualmente sotto i riflettori poiché è legato a un numero infinito di patologie, che vanno dall’estrema secchezza della cute all’insorgere di emicranie.

Oggigiorno è relativamente agevole identificare questa carenza, dato che si possono manifestare diversi tipi di intolleranze come al lattosio o alle noci. Tuttavia, se non prestiamo attenzione a questi sintomi, più tipici di un’intolleranza che di un’allergia, scoprire che soffriamo di questo deficit funzionale DAO nell’intestino può rivelarsi, con il trascorrere del tempo, estremamente laborioso e complicato.

I disturbi e i sintomi legati alla carenza di DAO sono i seguenti:

– Mal di testa

– Emicranie

– Costipazione

– Diarrea

– Intestino irritabile

– Gonfiore addominale

– Secchezza cutanea

– Flatulenza

– Eczema

– Psoriasi

– Dermatiti

-Dolori osteo-articolari

-Dolori muscolari

– Crampi

– Fibromialgia

– Sindrome da fatica cronica

– Nei bambini e negli adolescenti può provocare l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività) e vomito ricorrente.

Questi disturbi, fino a relativamente pochi anni fa, erano trattati con protocolli che non prendevano in considerazione il deficit di DAO. Oggigiorno, fortunatamente, numerosi studi clinici realizzati in collaborazione con neurologi e gastroenterologi, unitamente a esperti in nutrizione e dietetica, sono stati in grado di dimostrare che questo deficit è la causa o uno dei fattori scatenanti di questi problemi.

Il 20% della popolazione soffre degli effetti negativi della carenza di DAO. Inoltre, una rigorosa ricerca ha dimostrato che l’87% dei pazienti sofferenti di emicrania presentano questo deficit e la cosa più sorprendente è che il 90% di loro è stato trattato introducendo l’enzima DAO nella loro dieta ottenendo risultati sorprendenti che hanno determinato la riduzione o addirittura la soppressione della terapia farmacologica.

Le cause non sono ben determinate, in quanto sembra che vi sia una certa predisposizione genetica, ma è stato anche dimostrato che è la carenza di DAO è determinata dall’ingestione di taluni farmaci o da processi infiammatori.

Tutti abbiamo notato persone vicine a noi, che dopo un pasto e dopo aver bevuto solo un po’ di vino, si ritrovano con le guance arrossate o con un incombente rinorrea come se si trattasse di un raffreddore.

È molto probabile che queste persone non stiano manifestando un’intolleranza, ma che soffrano degli effetti della carenza di DAO.

TEST KINESIOLOGICO

Per effettuare il test Kinesiologico, è possibile utilizzare le fiale di istamina e DAO presenti nel kit per le allergie. È molto conveniente identificare i sintomi già descritti nel nostro paziente e vedere se sussiste un problema prioritario di istamina e anche di intolleranze alimentari, idrato di potassio a D30 o il complementare Ca-Mg-fosfato.

Quindi, a partire da questa condizione, con un RA fisso e prioritario, se la fiala DAO elimina quel RA, sarà evidente che è presente un problema dovuto alla carenza di questo enzima.

CONSIGLI ALIMENTARI

  • Bere abbondante acqua durante la giornata
  • Mangiare molta frutta, ortaggi e verdura che contengano poca istamina e possono quindi essere ben tollerati da chi è affetto da carenza di DAO
  • Limitare l’assunzione di banane, cioccolato, agrumi, cibi fermentati come i crauti
  • Aumentare l’assunzione di nutrienti come vitamina C e B6 (pistacchi, patate non fritte, peperoni)
  • Le cipolle, i porri e l’erba cipollina sono alimenti estremamente benefici
  • Evitare il consumo di bevande alcoliche, aceto di vino, prodotti di soia fermentati, frutta e verdura in scatola, in vaso e pre confezionata; dolci.
  • Oli vegetali, verdure, patate non fritte sono benefici, grazie alla possibilità di utilizzare spezie
  • Consumare prodotti freschi, non surgelati o da riscaldare.

L’influenza esercitata dal microbiota nasale sul grado di gravità del raffreddore

I ricercatori hanno accertato che la composizione microbica dei batteri che popolano la cavità nasale influisce notevolmente sul tipo e sulla gravità dei sintomi associati al raffreddore.

Per esempio, una ricerca ha dimostrato che le persone la cui cavità nasale contiene prevalentemente batteri stafilococchi manifestano sintomi più gravi rispetto ad altre persone, come anche emerge chiaramente da nuovi studi, sebbene, i raffreddori siano riconducibili allo stesso identico ceppo di virus.

I ricercatori hanno riscontrato la presenza nei volontari di sei diversi tipi di microbioti, in base ai batteri predominanti in questa specifica area dell’organismo, per cui i partecipanti allo studio sono stati divisi in sei differenti modelli. I diversi modelli sono stati associati a differenti livelli di gravità dei sintomi. Inoltre, è stato riscontrato che le combinazioni in questione si correlano alla carica virale e alla quantità di virus del raffreddore presente nell’organismo.

La scoperta ha stupito anche i ricercatori specializzati più esperti coinvolti nella ricerca. “La prima sorpresa è rappresentata dalla possibilità di identificare queste diverse categorie in cui è possibile inserire le persone e successivamente riscontrare che le rispondenze appaiono essere importanti per definire il modo in cui si reagisce al virus, anche nel grado di severità della patologia”. Come ha affermato il ricercatore Ronald B. Turner, della facoltà di medicina dell’Università della Virginia. “Ha influito sulla carica virale e sulla quantità di virus che è stata eliminata nelle secrezioni nasali. Pertanto, il microbiota di base, il modello batterico nasale di base, ha influenzato sia il modo in cui ogni volontario ha reagito al virus sia ha inciso sulla gravità dell’iter patologico”.

Il ruolo dei microrganismi nella cavità nasale

I microrganismi che popolano le narici non provocano il raffreddore. Tale patologia è ovviamente causata dal virus del raffreddore. I ricercatori non sono ancora in grado di affermare se sono i microrganismi presenti nelle narici ad essere realmente responsabili delle diversità di gravità dei sintomi, o se questo è dovuto al fatto che sussiste una qualche caratteristica di base dell’ospite che lo rende predisposto alla presenza di stafilococchi nel naso e che lo rende anche più suscettibile di ammalarsi. Ciò appare molto probabile, ma sarebbero necessarie ulteriori ricerche per determinarlo.

Riportiamo comunque che questa associazione e correlazione già citata esiste, per cui è molto probabile che una maggiore percentuale di stafilococchi nelle narici provochi un aumento dei sintomi, ma che la causa scatenante sia un’altra.

Ad esempio, i geni del soggetto possono essere responsabili sia della composizione del microbiota nasale sia della reazione manifestata al virus del raffreddore. Oppure la questione può essere molto più complessa di così. “Non so se esistono caratteristiche ambientali che influenzano il soggetto, se è maggiormente esposto all’inquinamento o se è allergico o se altre, diverse, circostanze possono incidere”, ha dichiarato Turner. “Ma sospetto che esista una certa interazione tra l’ospite, l’ambiente e l’agente patogeno che determina in quale microbiota è destinato a collocarsi”.

I ricercatori hanno testato 152 microbioti nasali dei partecipanti allo studio prima e dopo aver veicolato il virus del raffreddore, escludendo la possibilità che il virus o la patologia risultante alterasse in modo significativo la composizione degli stessi.

I probiotici possono abbreviare la durata di un raffreddore?

Turner e i suoi colleghi volevano capire se somministrare alle persone probiotici (batteri benefici) poteva contribuire a migliorare i sintomi del raffreddore o influenzare la composizione dei loro microbioti. La risposta? No.

A tale scopo, i ricercatori hanno somministrato ai partecipanti allo studio un probiotico per via orale. Non solo non ha influenzato i batteri componenti il microbiota nelle cavità nasali, ma non ha nemmeno sortito un effetto significativo sui batteri del microbiota gastrico. “Possiamo rilevare il probiotico nell’intestino con estrema frequenza. Non ovunque e sempre, ma piuttosto spesso”, ha dichiarato Turner. “Non ha realmente influenzato in modo significativo il modello microbiotico intestinale.”

È possibile che la somministrazione di un probiotico direttamente nel naso e attraverso uno spray abbia più effetto. Ma Turner, che da decenni conduce ricerche sul virus del raffreddore, è scettico sul fatto che possa apportare una differenza significativa.

Al termine dello studio ha lanciato una possibile ipotesi di ricerca “Una delle cose che sarebbe interessante chiedersi, e questo sarebbe uno studio completamente diverso, è: cosa succede se si somministrano antibiotici? È possibile modificare la flora batterica presente a livello nasale somministrando antibiotici? Facendo questo si ottengono risultanze positive o negative? Sono tutte incognite.”

I ricercatori hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Scientific Reports.

Nasal microbiota clusters associate with inflammatory response, viral load, and symptom severity in experimental rhinovirus challenge. Scientific Reports, 2018; 8 (1) DOI: 10.1038/s41598-018-29793-w

Stress e salute

Uno stile di vita stressante in cui si dedica poco tempo a sé stessi può alterare il delicato equilibrio dell’organismo. In questo contesto, sussistono fattori scatenanti fondamentali che non si limitano alla sola attività lavorativa. Non avere abbastanza tempo da dedicarsi è di per sé uno dei principali motivi di insoddisfazione che possono determinare un grave squilibrio ormonale.

La collera e l’insoddisfazione provocano un effetto devastante sull’organismo, inducendo la produzione di una quantità eccessiva di adrenalina e noradrenalina rispetto alla secrezione normale prodotta dalle ghiandole surrenali e veicolata nel flusso sanguigno. Di conseguenza, e se questa condizione non è cronicizzata, tale squilibrio ormonale incrementa la frequenza e l’intensità del battito cardiaco, aumenta la pressione arteriosa e comprime i vasi sanguigni delle ghiandole, in particolare della porzione escretrice, annesse all’apparato digerente. Inoltre, riducendo il flusso dei succhi digestivi, compresi i succhi gastrici e la bile, si rallentano i movimenti intestinali quindi la capacità di assorbimento degli alimenti inibendo l’escrezione di urina e feci, cioè, in buona sostanza, si determinano stati costipativi.

Tale condizione comporta, tra l’altro, la non corretta funzionalità dell’apparato digerente, impedendo di fatto la corretta digestione degli alimenti, di conseguenza, favorendo l’accumulo di una notevole quantità di sostanze di scarto nell’organismo. Ciò determina un effetto congestizio sulla risposta allo stress causando un notevole malessere a livello cellulare che l’organismo percepisce come disordine psicologico.

È noto, grazie a una serie di ricerche, che lo stress cronico, o meglio l’incapacità di controllare tale stato, è il responsabile del 90% circa delle patologie comunemente indicate come psicosomatiche. Per ovviare a tale problematica si rende necessario non solo un’accurata depurazione a livello emuntorio (reni, fegato, intestino) e un ristabilimento dell’equilibrio della flora intestinale, ma è anche imprescindibile prevedere un trattamento che concorra a migliorare il rilassamento psicologico e che rafforzi il nostro autocontrollo emotivo.

Test stress cronico

In kinesiologia è possibile dimostrarlo mediante un test diagnostico utilizzando un kit per il sistema endocrino dove è contenuta una fiala della cosiddetta sostanza P, un neurotrasmettitore coinvolto nell’aumento della risposta infiammatoria e nella regolazione della risposta allo stress e all’ansia. Questo neuropeptide è implicato nella permeabilità cellulare. In presenza di uno stimolo da stress, potenzialmente tossico o dannoso per l’organismo, e in condizioni di funzionalità fisiologica ottimale, la sostanza P si attiva, impedendo il transito delle tossine nella Barriera Emato-encefalica (BEE) quindi evitando che raggiungano il cervello danneggiandolo.

È possibile, inoltre, avvalorare questa diagnosi testando la fiala di cortisolo che normalmente risulterà in percentuale più significativa rispetto ai parametri standard nelle fasce pomeridiane e serali, impedendo così un corretto riposo.

Una risposta positiva e prioritaria a queste sostanze nel test rappresenterebbe un vero e proprio ostacolo al controllo dell’ansia e dello stress da parte del paziente e, di conseguenza, comporterebbe anche la possibilità di favorire a lungo termine i processi infiammatori e le malattie degenerative metaboliche e cancerogene.

Pertanto, nel trattamento che dobbiamo instaurare a livello depurativo dobbiamo anche affiancare un cambiamento di abitudini e un percorso che conduca a un rilassamento psicologico e soprattutto che incentivi l’autocontrollo emotivo prevedendo diverse terapie di rilassamento e pratiche come la meditazione, lo yoga, l’esercizio fisico, l’ascolto di musica rilassante, ecc.

Le piante medicinali e la loro raccolta

Scopriremo in questo capitolo gli aspetti salienti delle piante medicinali che utilizziamo così frequentemente nelle nostre terapie. Il valore terapeutico di queste piante è senza alcun dubbio dovuto alla presenza di una sostanza chimica, il cosiddetto principio attivo, contenuto nella loro struttura, che genera un effetto fisiologico sull’uomo.

Molti di essi sono estremamente complessi e alcuni sono sconosciuti nella loro natura chimica, mentre altri principi sono stati isolati, purificati, persino sintetizzati o duplicati.

Principi attivi

Solitamente sono ammessi in base alla seguente, consueta, classificazione suddivisa in sei categorie.

Alcaloidi

Costituiscono un gruppo di composti alcalini con una marcata attività fisiologica. Gli alcaloidi comprendono morfina, cocaina, nicotina, chinino, ecc. Ne sono stati identificati più di 5000.

Più del 90% degli alcaloidi si rinvengono nelle piante con infiorescenze.

Glucidi

Sono composti che, una volta idrolizzati, producono un complesso di uno o più zuccheri, come il saccarosio, il maltosio o il lattosio chiamati disaccaridi, in quanto presentano due molecole di monosaccaridi legate tra loro, oppure il glicogeno o l’amido che contengono un gran numero di monosaccaridi (polisaccaridi). Esistono inoltre oligosaccaridi formati da 2-10 monosaccaridi legati tra loro.

Quando non sono idrolizzati si chiamano monosaccaridi, come esempi potremmo menzionare il glucosio, il fruttosio e il ribosio.

Oli essenziali

Gli oli essenziali, di solito, contengono diversi componenti chimici, principalmente derivati dal terpene o da composti aromatici.

Di rado sono costituiti da un unico componente, ma spesso contengono alcoli, chetoni, aldeidi, fenoli, eteri, esteri e altri composti, oltre ad azoto e zolfo. Sono preziosi carminativi, antitussivi, antisettici orali ideali per gargarismi, spray e unguenti.

Gomme e resine.

Le gomme sono polimeri di vari, particolari, zuccheri. Le resine, invece, sono derivati dall’ossidazione degli oli essenziali. Ambedue sono utilizzate come lassativi.

Oli lipidici

Sono esteri degli acidi grassi, che vengono utilizzati nelle emulsioni e come lassativi

Sostanze antibiotiche

Sono composti organici complessi prodotti generalmente da funghi e batteri attinomiceti, capaci, in piccole quantità, di inibire i processi vitali dei microrganismi. La parola antibiotico deriva dal greco e corrisponde all’unione di due parole: contro (anti) la vita (biòs).

Ciò è esplicitato dalla loro attività inibitoria o distruttiva dei processi vitali della cellula dove interagisce il metabolismo. La prima sostanza antibiotica scoperta è stata la penicillina, e tuttora, è considerata una delle più importanti.

Raccolta delle piante

Se ci servono piccole quantità di piante, si ricorre alle piante selvatiche. Se però sono necessarie grandi quantità, si ricorre alla coltivazione; di norma è necessario, nella raccolta, osservare quanto segue:

  • Riconoscere alla perfezione la pianta da raccogliere.
  • La conoscenza del suo habitat, della struttura della pianta, che può variare nei diversi periodi e fasi della sua vita, è fondamentale.
  • Assicurarsi che la pianta on sia stata concimata o trattata con insetticidi, non raccogliere nelle vicinanze di autostrade, strade o sentieri di montagna. Le piante devono essere raccolte in zone isolate, lontane dall’inquinamento causato dal traffico o da sostanze chimiche.
  • Prima di raccogliere una pianta, controllare la consistenza, la stagione di fioritura, il colore, la forma, le dimensioni, nonché eventuali segni identificativi, come ad esempio un aroma specifico.
  • Non raccogliere piante troppo secche o troppo umide.
  • Scegliere, per la raccolta, una giornata limpida e soleggiata, il momento migliore è al mattino, una volta evaporata la rugiada. Ovvero, mai nelle prime ore del mattino o al tramonto.

Per le parti verdi che producono carboidrati, è consigliabile raccoglierle al mattino, poiché la sintesi avviene solo durante il giorno, nelle prime ore del mattino, quando la quantità di questi prodotti inattivi è più bassa. Ciò costituisce un arricchimento del preparato in principi attivi. Raccogliere solo parti in salute.

Occorre prestare particolare attenzione se sono presenti muffe, marciumi, parassiti o lumache. Separare dalla pianta qualsiasi foglia, piccola incisione, terra o pietrisco residuo, ma non lavarla (eccetto le radici e solo in alcuni casi).

Il momento migliore per la raccolta dipende dalla pianta, ma è consigliabile quando ha il maggior contenuto di principi attivi: radici e rizomi vengono raccolti in autunno, quando i processi vegetali sono cessati e nel suo secondo anno, se la pianta è biennale.

Parti della pianta da cui ricavare i principi attivi

  • La corteccia in primavera prima dell’inizio dei processi vegetativi.
  • Le foglie quando la fotosintesi è più attiva, cosa che di solito avviene al momento della fioritura, prima che i frutti e i semi maturino.
  • I fiori al momento della loro totale fioritura, scegliendo il momento della giornata in cui sono più sviluppati; va tenuto presente che dopo la fecondazione il colore si altera e il loro aroma si riduce, pertanto, il momento migliore per raccoglierli è prima dell’impollinazione.
  • I frutti prima o dopo il periodo di maturazione, cioè quando sono completamente sviluppati, ma non maturi, tranne in alcuni casi come l’anice o il finocchio.
  • I semi a piena maturazione, ma se possibile prima che i frutti siano deiscenti

Testare le piante

Per determinare quali piante sono adatte a qualsiasi tipo di sintomo e malattia, si può utilizzare un test generale fitoterapico, e per le problematiche specifiche femminili si può utilizzare un test delle piante medicinali appositamente dedicato, che può contribuire a superare molti disturbi legati alla menopausa o alle mestruazioni.

Disidratazione e sovrappeso

L’equilibrio idrico dell’organismo è un elemento fondamentale nel benessere delle persone, molte patologie sono riconducibili a tale circostanza, infatti, una delle verifiche che viene effettuata come pre-test prima di eseguire il test kinesiologico è quella di accertare se l’organismo è idratato o meno, questa verifica è effettuata tirando leggermente i capelli del paziente e osservando se sussiste una risposta RA (Arm Reflex), in caso la risposta sia positiva emerge una condizione organica di disidratazione.

Il corretto equilibrio idrico organico è un aspetto fondamentale dello stato di salute. Curiosamente, la disidratazione è spesso legata al sovrappeso. Uno dei motivi per cui così tante persone soffrono di scarsa idratazione e disidratazione è l’elevato consumo di bevande gassate contenenti sostanze stimolanti come le bevande a base di cola, caffè, tè e altre bibite analcoliche. Queste persone utilizzano questi tipi di bevande come opzione principale per dissetarsi.


Le bevande citate in precedenza sono tutte considerevolmente diuretiche e quindi stimolano la minzione. Ad esempio, la teina presente nel tè o la caffeina contenuta nel caffè sono neurotossine che l’organismo raccoglie e cerca di eliminare non appena ne avverte la presenza, tramite via ematica; tale operazione provoca l’intossicazione dell’organismo.


Il modo migliore per scartare queste tossine dal sangue è quello di incrementare il consumo di acqua, diluendole e facilitandone la loro eliminazione tramite l’urina. Non va sottovalutata l’importanza di idratarsi con una quantità sostanziale di acqua, tra i tre quarti di litro e un litro e mezzo a seconda della persona e delle circostanze. Come è noto l’organismo è costituito da un’alta percentuale di acqua che varia tra il 70 e l’80% a seconda dell’età della persona; una percentuale analoga a quella contenuta nel nostro pianeta.


Ognuna delle decine di miliardi di cellule dell’organismo dipende da questo fluido purificante che dialoga con le cellule e che dona la vita; è estremamente importante e svolge innumerevoli funzioni come l’attivazione di migliaia di reazioni enzimatiche.


Spesso le cellule disidratate per proteggersi dalla perdita d’acqua rendono le loro membrane virtualmente impermeabili alla dispersione attirando al contempo i lipidi in eccesso, compreso il colesterolo. È semplicemente un meccanismo di sopravvivenza, ma con conseguenze molto gravi a lungo termine. Nelle persone fortemente disidratate tale impermeabilizzazione impedisce alle scorie metaboliche di fuoriuscire dalle cellule con conseguenze molto gravi, poiché alcune potrebbero mutare in cellule cancerose per sopravvivere all’ambiente tossico.

Inoltre, la disidratazione suscita il desiderio di alimenti salati, per questo motivo i prodotti con sale aggiunto sono così irresistibili, come popcorn, patatine fritte e snack vari. Questi alimenti, come sappiamo, sono tra i principali responsabili dell’aumento di peso e dell’obesità. I reni necessitano di trattenere questo prezioso liquido captando una quantità sufficiente di sale o di sodio e lo fanno sfruttando i sali immagazzinati nell’organismo. Questa condizione, a sua volta, amplifica gli effetti di un organismo già disidratato.


Poiché il corpo trattiene sempre più acqua o umidità attraverso l’assunzione di cibo, l’acqua si accumula nel fluido esterno delle cellule poiché, come abbiamo detto prima, le membrane impermeabili delle cellule non sono in grado di assorbire l’acqua di cui hanno così tanto bisogno.

Se questa situazione si cronicizza, dopo molti anni possiamo invertire la tendenza solo gradualmente. Un apporto repentino di acqua può causare congestione linfatica, infiammazione e talvolta persino la morte. Questa condizione è denominata “avvelenamento da acqua”, un disturbo potenzialmente grave delle funzioni cerebrali che si verifica quando il normale equilibrio elettrolitico dell’organismo crolla a causa della rapida assunzione di acqua.

È preferibile procedere gradualmente da una grave disidratazione a una reidratazione avvalendosi della consulenza di un operatore sanitario.


Sia l’acqua che i sali sono assolutamente necessari per equilibrare il metabolismo idrico e per generare sufficiente energia idroelettrica per preservare l’attività cellulare. Bere acqua ed eliminare le bevande stimolanti e debilitanti sono generalmente il primo passo nel trattamento di qualsiasi patologia. In taluni casi sarà sufficiente un’adeguata idratazione e riposo.

Microimmunoterapia (MIT); la medicina di domani

Un sistema immunitario rafforzato è il fattore chiave per condurre una vita sana. La funzione a cui assolve è quella di preservarci dalle malattie contrastando i batteri, i virus, le cellule tumorali, ecc. Pertanto, i ricercatori stanno focalizzando maggiormente i loro studi su trattamenti mirati specificamente a supportare il sistema immunitario. In questo articolo tratteremo il tema della microimmunoterapia. Una terapia immuno-modulante utilizzata per reimpostare la risposta immunitaria.

Che cos’è la microimmunoterapia?

La microimmunoterapia non è una terapia di recente introduzione. Di fatto, è stata suggerita dal medico belga Maurice Jeaner 55 anni fa. È ormai assodato che quasi tutte le patologie comportano un interessamento diretto o indiretto del sistema immunitario. La microimmunoterapia è un trattamento di immuno-modulazione che si avvale degli stessi messaggeri del sistema immunitario al fine di trasmettere informazioni e regolare la risposta immunitaria. O, in altre parole. La sua “mission” è di instaurare una corretta comunicazione tra le cellule del sistema immunitario affinché recuperino la capacità di contrastare gli agenti patogeni o limitino la loro risposta quando questa è sproporzionata.

In sintesi, la microimmunoterapia utilizza sostanze immunitarie a basso dosaggio, allo scopo di preservare la naturale funzionalità immunitaria di ogni individuo. Ciò permette di riequilibrare efficacemente un sistema immunitario alterato. Come? Supportando la capacità di autoregolazione del sistema immunitario.

Microimmunoterapia: diagnosi e somministrazione

La microimmunoterapia è compatibile con altri trattamenti. Solitamente la diagnosi relativa a un paziente si consegue mediante sierologia e altri esami che indicano l’immunità individuale rispetto a potenziali agenti patogeni. Analogamente, si tengono in considerazione anche altri aspetti, come l’eredità genetica, lo stato emotivo e nutrizionale, l’ambiente in cui il paziente vive, lo stile di vita, ecc.

Occorre ribadire che la microimmunoterapia non esercita un’azione aggressiva sul sistema immunitario. Il suo scopo è quello di fornire le informazioni necessarie per recuperare il suo bilanciamento e dunque favorire la guarigione del paziente. In altri termini, i farmaci microimmunoterapici sono concepiti per comunicare con il sistema immunitario, mimando e rafforzando i suoi processi. Tali farmaci possono essere somministrati a mezzo di:

  1. Somministrazione sequenziale: osservando una sequenza logica che rispetti il funzionamento della risposta immunitaria. A tale scopo, la composizione di ogni capsula è diversa, presentano colori differenti e sono numerate da 1 a 10, formando sequenze composte da 5 o 10 capsule.
  2. Somministrazione sublinguale: le capsule di microimmunoterapia non si assumono oralmente per intero. Il loro contenuto si colloca sotto la lingua, affinché i piccoli globuli contenuti vengano assorbiti rapidamente, trasmettendo così le informazioni necessarie.
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