Mantenere le cellule giovani grazie all’autofagia

Ogni cellula del corpo contiene proteine e altri componenti che attendono a funzioni metaboliche cruciali, dalla regolazione della stessa funzione cellulare alla semplificazione delle reazioni biochimiche.

In giovane età, il nostro meccanismo cellulare interno e il suo processo di degradazione e di riciclo dei componenti cellulari integrato (autofagia) operano al massimo dell’efficienza. Ciò consente alle cellule di recente costituzione di eliminare le loro scorie metaboliche.

Letteralmente, dal greco “autofagia” significa mangiare sé stesso. In questo processo catabolico, la cellula degrada e ricicla i componenti citoplasmatici e gli organelli danneggiati e invecchiati.

Il normale processo di autofagia supporta il regolare funzionamento dei tessuti e garantisce il benessere generale.

Ma l’invecchiamento dell’organismo e la cattiva alimentazione contribuiscono a ridurre l’efficienza di questo processo essenziale. 

Quando si verifica un rallentamento di questo meccanismo, le tossine e i prodotti di scarto metabolici si accumulano. Tale rallentamento compromette l’ottimizzazione della funzione cellulare.

Ne risulta una diminuzione repentina della salubrità e della funzione cellulare. Tale riduzione del processo autofagico è stata collegata a molte patologie correlate all’invecchiamento. 

Metodologie di stimolazione dell’autofagia

La ricerca ha dimostrato che durante i periodi di digiuno intermittente o di restrizione calorica, quando i nutrienti sono scarsi, le cellule attivano autonomamente il processo autofagico. Anche l’esercizio fisico stimola nelle cellule l’autofagia. 

A livello cellulare, due proteine regolatrici giocano un ruolo chiave nel controllo dell’autofagia: mTOR e AMPK.

La proteina mTOR agisce come regolatore biomolecolare del metabolismo. Quando l’apporto calorico è elevato e i nutrienti sono abbondanti la proteina mTOR si attiva e inibisce il processo autofagico.

 L’inibizione dell’eccesso dell’attività della proteina mTOR, per contro, può comportare un aumento del processo autofagico (degradazione degli scarti cellulari).

In altri termini, il consumo costante di calorie nega alle cellule che invecchiano la capacità di degradare i propri componenti di scarto mediante l’autofagia.

 Il digiuno ininterrotto da 16 a 18 ore può facilitare il processo autofagico, ma la maggior parte delle persone necessita di un supporto complementare sotto forma di nutrienti che sopprimono l’eccesso di mTOR.

La proteina AMPK funge da attivatrice del processo autofagico. È stato dimostrato che la stimolazione dell’AMPK migliora la salute metabolica e la durata del ciclo vitale delle nostre cellule.

Due sostanze nutrienti che stimolano l’autofagia

Grazie a queste nozioni, i ricercatori hanno cercato di individuare metodi efficaci per stimolare il processo autofagico individuando, a tal proposito, due sostanze nutrienti: il flavonoide luteolina e la piperlongumina,

La luteolina appartiene al gruppo dei flavonoidi, sostanze nutrienti di origine vegetale. È presente in vari frutti, verdure come i broccoli ed erbe come prezzemolo, camomilla, timo, dente di leone, sedano o equiseto.

È stato dimostrato che la luteolina aumenta l’attività della AMPK e inibisce la segnalazione della mTOR. Questo effetto attiva l’autofagia e di conseguenza migliora il metabolismo cellulare.

La piperlongumina è un componente isolato dalla pianta del pepe lungo.

Come la luteolina, la piperlongumina ha dimostrato in ricerche condotte su colture cellulari e su animali di attivare l’autofagia inibendo la segnalazione della mTOR e attivando l’AMPK. 

Ma la piperlongumina stimola l’autofagia in un modo diverso dalla luteolina.

Una proteina denominata beclin-1 è un importante attivatore del processo autofagico.
Un’altra proteina, denominata Bcl-2, si lega alla proteina beclin-1 e inibisce la sua capacità di innescare l’autofagia.

La piperlongumina innesca il rilascio della proteina beclin-1 e inibisce la Bcl-2, il che consente di innescare l’autofagia.

Pertanto, la luteolina e la piperlongumina sono particolarmente promettenti al fine di massimizzare il processo autofagico corretto, ringiovanire le cellule e mantenere una funzione cellulare ottimale.

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