5 alternative ai farmaci tradizionali per alleviare i dolori dell’artrite

Per alleviare il dolore e aumentare la mobilità nei casi di artrite, la medicina naturale prevede, tra le altre, le seguenti sostanze nutritive:
Curcuma / Curcumina
La curcuma (Curcuma longa) è una spezia caratteristica della cucina indiana, e la curcumina è l’ingrediente attivo responsabile dell’aroma della curcuma e del colore arancio-giallognolo. Tuttavia, la curcumina non è solo un semplice pigmento. È anche un potente rimedio medicinale. La curcuma è un forte antiossidante ed eliminatore di radicali liberi, ma le sue proprietà antinfiammatorie lo rendono particolarmente efficace per alleviare i dolori dell’artrite. Assunta per via orale, la curcuma può arrestare i dolori dell’artrite in tutto il corpo. Applicata localmente, si può usare per trattare articolazioni specifiche.
Capsaicina
La capsaicina è il componente che conferisce il sapore piccante ai peperoncini. Applicare la capsaicina localmente è una terapia clinicamente dimostrata e sicura per alleviare il dolore dell’artrite. La capsaicina si unisce ai recettori nervosi e inizialmente causa una sensazione di formicolio ardente, seguita da un effetto analgesico o da un blocco del dolore. Puoi realizzare tu stesso la crema di capsaicina. Mescola semplicemente una parte di polvere di cayenna con cinque parti di vasellina riscaldata e applica l’unguento sulle articolazioni doloranti.
Bromelina
Enzima estratto dalla pianta dell’ananas, la bromelina ha dimostrato la sua efficacia nel trattamento dell’infiammazione. Di fatto, l’uso di 250 mg di bromelina due volte al giorno tra i pasti si è rivelato efficace addirittura nel trattamento dell’artrite reumatoide. In uno studio, oltre il 70% dei pazienti che ha assunto bromelina ha riferito meno infiammazioni e dolore alle articolazioni e una maggiore mobilità. Quando si usa come aiuto alla digestione deve essere assunta dopo i pasti, ma quando si usa per l’infiammazione e il dolore, è meglio assumerla tra i pasti.
Niacinamide
Nel corso degni anni ’30, il Dott. William Kaufman documentò centinaia di casi di pazienti gravemente immobilizzati a causa dell’artrite che riacquistarono la mobilità e l’autosufficienza grazie alla terapia a lungo termine con niacinamide. Sebbene la niacinamide (una forma di vitamina B3) non si consideri un composto antinfiammatorio o analgesico, a quanto pare la sua capacità di scatenare la riparazione delle superfici delle articolazioni riduce drasticamente il dolore e l’infiammazione.
Glucosamina condroitina
Il solfato di glucosamina funziona nella creazione delle proteine che compongono la cartilagine sana. La rigidità e il dolore delle articolazioni segnalano che queste proteine essenziali si stanno scomponendo e, di conseguenza, che la cartilagine si sta erodendo. Per contribuire a evitare questa erosione, il solfato di condroitina assicura una fornitura costante dei nutrienti necessari per riparare le proteine danneggiate e crearne di nuove.
4 benefici dell’Ubiquinolo “CoQ10” che ne dimostrano l’importanza

L’Ubiquinolo, più conosciuto come Coenzima Q10, è presente in tutte le nostre cellule. Si tratta di un enzima naturale che svolge un ruolo importante in una serie di funzioni del corpo. Sebbene il nostro organismo lo sintetizzi naturalmente, è possibile che si renda necessaria un’integrazione a seconda dell’età o dello stato di salute.
Quando siamo giovani, il nostro corpo sintetizza livelli sufficienti di ubiquinone in ubiquinolo per contrastare i radicali liberi e creare energia sufficiente. Man mano che invecchiamo però, il nostro corpo non è più in grado di produrre ubiquinolo a sufficienza e i radicali liberi hanno maggiori possibilità di danneggiare le cellule.
Avere bassi livelli di ubiquinolo può comportare una perdita di energia e un’accelerazione della comparsa dei segni di invecchiamento.
Cosa può fare l’ubiquinolo?
In presenza di livelli ottimali di ubiquinolo, il nostro corpo è più attrezzato per svolgere determinati processi organici importanti per la salute.
La salute cardiovascolare: studi condotti dimostrano che una presenza salutare di ubiquinolo comporta un cuore sano. Tra gli altri benefici, l’integrazione di ubiquinolo aiuta i pazienti con insufficienza cardiaca a pompare il sangue in maniera molto più efficace, anche di più rispetto ai casi in cui viene assunto ubiquinone, ovvero la forma non sintetizzata di ubiquoinolo.
Livelli di zucchero nel sangue: in seguito a recenti ricerche è stato inoltre dimostrato che le persone affette da diabete hanno in corpo all’incirca il 75% in meno di ubiquinolo rispetto al gruppo di controllo non diabetico a causa degli effetti dello stress ossidativo. Integrare tali carenze può contribuire a migliorare la salute delle persone diabetiche.
Produzione di energia: l’ubiquinolo agisce sintetizzando l’energia mitocondriale e producendo ATP (adenosina trifosfato). Si tratta della principale energia intermedia negli organismi viventi, motivo per il quale l’ubiquinolo può aumentare davvero i livelli di energia. È raccomandato per gli atleti che si dedicano a discipline di resistenza e a tutte le persone che soffrono di affaticamento, stanchezza e letargia.

Antinvecchiamento: Contrastare gli effetti dell’invecchiamento significa sostanzialmente combattere i radicali liberi.
I radicali liberi sono gli atomi che hanno perso un elettrone diventando instabili. Per recuperare l’elettrone mancante, rubano gli elettroni degli altri atomi. L’ubiquinolo – Coenzima Q10 è ricco in elettroni e fornisce ai radicali liberi elettroni di ricambio. In questo modo si evita una reazione a catena in cui gli atomi rimangono intrappolati in un ciclo di perdita e furto di elettroni.
Aumentare i livelli di ubiquinolo significa dunque aiutare a ridurre i segni dell’invecchiamento. Aiuta inoltre a rompere la struttura dei radicali liberi. In questo modo li neutralizza, evitando ulteriori danni.
Impara ad amare le tue Ghiandole Surrenali

Le ghiandole surrenali svolgono alcune funzioni davvero importanti come la produzione di cortisolo, ormone che secerniamo nei momenti di stress e il controllo dei livelli di zucchero nel sangue.
Ogni ghiandola surrenale pesa, in un adulto, dai 4 ai 5 grammi. Sono situate esattamente sopra i reni e sono di colore giallastro. Ogni ghiandola è diversa: una ha forma triangolare, mentre l’altra ha la forma di una mezzaluna. Vengono individuate per la prima volta alla sesta settimana di gestazione.
Il termine “surrenale” deriva dal latino ‘ad renes’, che significa vicino al rene.
Nell’epoca in cui viviamo siamo bombardati dalla luce artificiale. Non soltanto quella delle lampadine, ma anche quella dei monitor dei computer, delle TV, dei cellulari o dei tablet. Ciò può confondere i nostri ritmi cicardiani, legati all’alternanza di luce e buio. Il nostro ritmo cicardiano è in grande sintonia con gli ormoni rilasciati dalle ghiandole surrenali. In caso di affaticamento surrenale, è normale che un sonno di buona qualità rappresenti una priorità. È dunque importante abituarsi a dormire quando fa buio e a svegliarsi naturalmente con la luce del sole.
Come già indicato, le ghiandole surrenali svolgono un ruolo molto importante nella produzione degli ormoni di cui abbiamo bisogno, in particolare nei momenti di stress. Per tale motivo, al fine di mantenere in equilibrio la produzione di questo ormone è fondamentale verificare quale sia la causa soggiacente dello stress. Quando ci si pone questa domanda, è importante ricordare che il problema non è mai oggettivamente rappresentato dal problema in sé. È spesso la risposta che diamo ai problemi e le risposte sono solitamente elaborate dal nostro subconscio attraverso esperienze che risalgono alla prima infanzia. Ha dunque un senso indagare in questo ambito in riferimento a una miglioria dell’affaticamento surrenale.

Per approfondire le questioni legate ai traumi o alle emozioni negative che generano malessere, possiamo effettuare un test chinesiologico attraverso il quale la persona si addentra nel proprio passato e tramite le risposte muscolari prende coscienza della causa originaria del trauma. Per imparare a effettuare il test può essere interessante il nostro articolo “Come curare un trauma psichico con la kinesiologia“.
Se le tue ghiandole surrenali sono affaticate, è opportuno non praticare attività sportive intense, che peggiorano la spossatezza e accentuano il problema. Possiamo passare ad attività sportive più leggere, come una bella camminata o nuoto a bassa intensità.
Un buon aiuto per le ghiandole surrenali può arrivare anche iniziando la giornata con una buona colazione, costituita da proteine di alta qualità (come uova, avocado, semi di Chia, ecc.). In questo modo le aiuterai a mantenere adeguati livelli di cortisolo e a stabilizzare lo zucchero nel sangue nell’arco della giornata.
5 importanti nutrienti consumati in tutto il mondo

Cina – Ginseng
In Cina si utilizzano la radice intera e l’estratto della pianta di ginseng, da cui si ottengono tutti i vantaggi dei componenti naturali del ginseng e dei relativi ingredienti attivi più potenti. Il ginseng viene classificato come un “adattogeno”. Gli adattogeni sono sostanze naturali che aiutano a regolare gli ormoni e a supportare il sistema immunologico, aiutando il corpo a riequilibrare e contrastare lo stress persistente. Il ginseng può aumentare l’energia, la lucidità mentale e la resistenza allo stress.
Cuba – Guayaba
La guayaba è uno dei dolci più diffusi sull’isola caraibica. Tale usanza pare apportare benefici alla pressione arteriosa. In uno studio controllato condotto su 120 pazienti che presentano una pressione arteriosa alta, 61 pazienti hanno mangiato una guayaba al giorno prima di un pasto e gli altri 59 non hanno apportato alcuna variazione alla loro dieta. Dopo 12 settimane, i pazienti che hanno mangiato la guayaba tutti i giorni hanno visto ridursi la pressione arteriosa sistolica in media di nove punti, mentre la pressione diastolica si è abbassata di otto punti.
È stato dimostrato che anche il succo di guayaba riduce i livelli di zucchero nel sangue in maniera significativa. Si consiglia di tenere sotto controllo i livelli di insulina quando si consuma la guayaba tutti i giorni e, se necessario, ridurre le dosi.
Gambia – Papaya
Alcuni medici pediatri di Banjul, in Gambia, hanno scoperto che la polpa della papaya è un ottimo rimedio contro le ustioni. Contiene in effetti enzimi proteolitici quali la papaina e la chimopapaina, che aiutano a eliminare i tessuti morti, tenendo pulita la ferita e prevenendo le infezioni. Tale capacità unica spiega anche perché per secoli la papaya sia stata utilizzata per eliminare con successo le verruche e altre imperfezioni della pelle.

Messico – Semi di Chia
L’olio di chia contiene la maggior quantità di acidi grassi omega-3 di qualsiasi pianta conosciuta. Il suo utilizzo vanta una storia lunghissima nelle culture azteca e maya. È ricco di antiossidanti. Rappresenta inoltre un’ottima fonte di proteine e calcio, con un ridotto contenuto di sodio. Contiene meno carboidrati netti rispetto ad altri cereali ed è un’eccellente fonte di fibra solubile e insolubile.
Giappone – Tè verde
In Giappone il tè verde è la bevanda più diffusa, con un consumo medio compreso tra le 8 e le 10 tazze al giorno. I polifenoli del tè verde promuovono livelli normali di colesterolo, inibendo l’aggregazione piastrinica. Gli studi condotti hanno dimostrato che bere tè verde può aiutare a curare e prevenire varie condizioni di salute, inclusi acne, osteoartrite, ingrandimento della prostata, nonché a ridurre il rischio di tumore al colon, al seno, alle ovaie, alla prostata e ai polmoni. Supporta il sistema immunologico e aiuta il corpo a combattere le infezioni.
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In che modo il microbiota intestinale migliora la salute immunitaria

Proprio come ci si aspetta, il nostro microbiota intestinale svolge funzioni specifiche che migliorano la capacità di digerire, assorbire ed eliminare gli alimenti che consumiamo; tuttavia, i benefici dei batteri intestinali vanno ben oltre la digestione.
Uno dei benefici non legati alla digestione più noti dei batteri intestinali buoni è un sistema immunitario più forte. Ciò accade in diversi modi, ma generalmente è il risultato della capacità del nostro microbiota di evitare che gli organismi patogeni si impossessino del nostro corpo.
Come un sottoprodotto naturale dello stesso metabolismo, i microbi che vivono con noi producono sostanze che il nostro corpo utilizza per rafforzare le difese contro i batteri, i lieviti e altri organismi invasori. Gli studi hanno dimostrato, ad esempio, che i batteri che ricoprono gli intestini rafforzano la barriera che impedisce agli agenti patogeni di uscire dal tratto gastrointestinale e di penetrare nell’organismo. Questo è particolarmente importante nell’intestino crasso, dove la materia fecale si accumula prima di essere eliminata. Senza una barriera forte in questa zona, le tossine delle feci possono essere riassorbite, causando un carico supplementare per il nostro sistema immunitario. È quello che succede nel caso della sindrome dell’intestino permeabile.
Questo meccanismo di protezione dipende da un acido grasso conosciuto come butirrato o acido butirrico, prodotto dalle specie di batteri intestinali Lactobacillus e Bifidobacterium. Una delle principali funzioni del butirrato è promuovere la crescita delle membrane mucose che ricoprono gli intestini e aumentare la produzione di muco. Questa mucosa allinea e protegge le pareti degli intestini e si stacca costantemente portando con sé gli agenti patogeni.

I batteri buoni favoriscono la salute immunitaria mantenendo nell’apparato digerente un livello di pH al quale è difficile, se non impossibile, che i batteri indesiderati, come la salmonella (che provoca intossicazioni alimentari), la shigella (che causa diarrea) e l’E. coli (che può causare patologie intestinali e insufficienza renale cronica), mettano radici e si sviluppino. La flora intestinale sana produce anche un acido grasso volatile che, insieme ad altri sottoprodotti, rende difficile la sopravvivenza di funghi e lieviti.
Infine, il microbiota aiuta anche a mantenere un transito intestinale regolare. Più breve è il tempo di transito dell’intestino, meno possibilità ci sono che le tossine siano riassorbite nel nostro sistema sanguigno.
Per realizzare una diagnosi sullo stato del sistema immunitario intestinale, della mucosa intestinale e per verificare la presenza di batteri, virus o parassiti, è disponibile il kit di test di base o di base ampliato.
Onde beta e alfa: Come controllare l’energia elettrica del nostro cervello?

Il nostro cervello è costituito da migliaia di milioni di cellule cerebrali chiamate neuroni, che utilizzano l’elettricità per comunicare tra loro.
La combinazione di milioni di neuroni che inviano segnali contemporaneamente produce una notevole attività elettrica nel cervello, che può essere rilevata utilizzando apparecchiature mediche sensibili, quali l’elettroencefalogramma.
Tale attività elettrica del cervello viene percepita come un modello di onde cerebrali, per la sua natura ciclica (ondulatoria)
Le onde Beta corrispondono al modello di onda cerebrale più comune. Le onde cerebrali Beta si producono quando siamo completamente svegli, vigili, attivi. Si tratta delle onde che vengono attivate in condizioni di lotta-fuga percepite dal nostro cervello. L’emisfero sinistro (razionale) è quello che rimane maggiormente attivo. Quando l’attività delle onde Beta diventa molto intensa, i nostri emisferi cerebrali non sono più sincronizzati.
Lo stato Beta è necessario per il corretto funzionamento nella vita quotidiana. Un aumento della frequenza delle onde compromette sicuramente la lucidità e la capacità decisionale, nonché l’apprendimento.
Le onde Alfa hanno una frequenza più bassa. Tale stato si genera quando i pensieri non sono davvero concentrati e la mente vaga liberamente. E ci si trova in una condizione di rilassamento, meditazione o di sonno veglia. Le onde cerebrali Alfa sono attive anche quando si è immersi nelle attività quotidiane, come ad esempio curare il giardino, farsi una doccia o passeggiare. Le onde Alfa sono considerate come il ponte di collegamento tra la mente cosciente e il subconscio.
È possibile allenare il cervello per modificare il tipo di onde cerebrali con l’apprendimento della meditazione e di tecniche di meditazione.

In generale viviamo a un ritmo cerebrale Beta, ovvero in uno stato di allerta, pronti a elaborare risposte, soluzioni o reazioni.
Le frequenze delle onde Beta oscillano tra i13 e i 60 impulsi al secondo nella scala Hertz. Lo stato Beta si contraddistingue per una condizione di agitazione, tensione, pressione, premura, ansia e stress.
Quando modifichiamo lo stato cerebrale in stato Alfa, riduciamo le onde cerebrali. Ne deriva il beneficio di essere dello stato ideale del cervello per un rendimento ottimale e di apprendimento.
Siamo più efficienti quando si analizzano situazioni complesse, si apprendono nuove informazioni, si memorizzano dati o si svolgono attività complicate.
Anche alcune forme di meditazione, esercizi di rilassamento e attività che consentono di raggiungere una sensazione di tranquillità, creando naturalmente questo stato Alfa.
D’accordo con i neuroscienziati, l’effetto di riduzione del ritmo cerebrale da Beta ad Alfa tramite tecniche di rilassamento profondo cambia i livelli di alcune sostanze chimiche che apportano benefici.
Gli studi mostrano che gli stati Alfa aumentano notevolmente i livelli di beta-endorfina, norepinefrina e dopamina. Questi prodotti chimici naturali sono legati a sentimenti di chiarezza mentale diffusa e generano un contesto interno per il nuovo apprendimento e l’accesso alle informazioni previamente incamerate. Questo effetto positivo dura ore e a volte addirittura giorni.
Enzimi digestivi e probiotici: qual è la differenza?

Per scomporre gli alimenti in modo efficiente ed efficace, il nostro organismo deve sempre essere rifornito di una quantità sufficiente di enzimi digestivi.
Alcuni di questi enzimi digestivi vengono originati dal pancreas, mentre altri vengono prodotti dallo stomaco o secreti dalle ghiandole salivari e da quelle dell’intestino tenue. Mentre gli alimenti crudi contengono enzimi naturali che ne favoriscono la digestione, tutti gli altri hanno bisogno di enzimi digestivi che il nostro corpo deve produrre da solo in modo tale da assorbire correttamente le sostanze nutritive.
Sfortunatamente, col trascorrere degli anni, l’efficienza del nostro intestino cala, producendo una quantità minore di enzimi digestivi. Il tratto digerente diventa via via più alcalino e la rottura delle catene di proteine, grassi e carboidrati che ingeriamo risulta sempre più difficile, di conseguenza vengono prodotti meno enzimi digestivi. Questo può condurre a una serie di problemi di salute, da gas in eccesso e gonfiore ad allergie e intolleranze alimentari.
Sebbene siano entrambi fondamentali per la digestione e coinvolti nella decomposizione degli alimenti, numerosi fraintendimenti ruotano intorno alle funzioni dei probiotici e degli enzimi digestivi.
Gli enzimi digestivi agiscono da solvente, frammentando gli alimenti in modo tale che le sostanze nutritive vengano assorbite e utilizzate dall’organismo. Lavorano lungo tutto il tratto gastrointestinale inferiore, ma sono presenti in quantità maggiori nello stomaco e nella parte superiore.
I batteri probiotici si trovano prevalentemente nel tratto gastrointestinale inferiore e sono organismi vivi che letteralmente convivono con noi. I benefici che generano sono per lo più dovuti ai loro sottoprodotti. Queste sostanze, ad esempio l’acido lattico, favoriscono l’equilibrio dell’ambiente del tratto digerente, ostacolando la nascita di batteri nocivi. Ognuno di noi eredita i batteri intestinali probiotici dalla propria madre, ma questi possono diminuire a causa degli antibiotici, di una dieta povera, dello stress o di un eccesso di tossine nell’organismo.
Nonostante le differenze che li caratterizzano, nel nostro corpo troviamo circa 5000 categorie diverse di enzimi. Di queste, circa 3000 sono prodotte dai batteri intestinali. Per questo motivo, attraverso il test kinesiologico è utile controllare sia la capacità enzimatica che la flora intestinale.
Analía Iglesias
analia@sibuscas.com
Trattamento naturale non chirurgico della cataratta

Nonostante l’operazione chirurgica sia oggi considerata la soluzione più comune per la rimozione della cataratta, alcuni studi svolti in Russia hanno dimostrato la possibilità di procedere con metodi e trattamenti meno invasivi.
Il Dott. Mark Babizhayev e i suoi collaboratori del Helmholtz Eye Institute di Mosca continuano a studiare gli effetti del composto naturale N-acetilcarnosina (N-AC da non confondere con la N-acetilcisteina) approsimativamente dal 1991.
Il Dott. Babizhayev è riuscito a dimostrare che, grazie all’applicazione di una soluzione liquida con un 1% di N-acetilcarnosina direttamente nell’occhio, si può prevenire la formazione della cataratta. Inoltre, ha raggiunto ottimi risultati nella riduzione e nella rimozione della cataratta senza ricorrere alla chirurgia e ai farmaci.
Man mano che le cellule dell’occhio invecchiano, esse si ossidano attraverso il processo di glicazione, durante il quale gli zuccheri si combinano con le proteine. Grazie alle gocce di N-acetilcarnosina si può prevenire e far regredire la reticolazione delle proteine del cristallino che porta all’opacizzazione e all’alterazione della vista.
Dopo solo un mese di trattamento si sono raggiunti risultati importanti, senza alcun effetto collaterale.
Capita che alcuni pazienti vedano sfuocato una o due ore dopo il trattamento, ma pare che questo sia dovuto alla disintegrazione della cataratta stessa. Gli studi suggeriscono poi che la sua regressione inizi dai contorni, riducendosi via via verso l’interno.

Durante questo processo, che si sviluppa in sei mesi circa, la vista si fa progressivamente più chiara. Più del 41% degli occhi trattati con gocce di N-acetilcarnosina ha registrato miglioramenti nella trasmissione della luce attraverso il cristallino, l’88,9% ha presentato miglioramenti significativi per quanto riguarda l’offuscamento e nel 90% dei casi l’acutezza visuale è migliorata in modo evidente.
In nessun caso si è avuto un peggioramento della situazione. I test si sono svolti per periodi lunghi fino a due anni e hanno tutti avuto esiti positivi.
Secondo i risultati ottenuti, si raccomanda l’applicazione di una o due gocce di N-AC in ciascun occhio, due volte al giorno.
L’effetto ottiminale sull’acutezza visuale si presenta solitamente dai 3 ai 5 mesi dall’inizio del trattamento.
L’efficacia di quest’ultimo dipenderà dal lasso di tempo durante il quale la cataratta ha interessato l’occhio. Nei casi inferiori ai 7 anni i risultati sono stati migliori e si sono ottenuti più rapidamente. Gli esiti si sono rivelati buoni anche per periodi dai 7 ai 15 anni, mentre superati i 15 anni gli effetti sono stati minori.
Analía Iglesias
analia@sibuscas.com
La glicina: che cos’è e quali sono i suoi usi terapeutici

La glicina è uno degli aminoacidi più conosciuti e dalla struttura più semplice. Tuttavia, è un componente necessario per svolgere molte funzioni nel nostro corpo, tanto che una sua carenza può provocare diversi problemi.
La glicina viene classificata come aminoacido non essenziale (questo significa che si trova abbondantemente nei cibi che consumiamo e il nostro corpo può scegliere quando sintetizzarlo in caso di necessità). Per questo motivo, si è data poca importanza al suo potenziale nell’uso terapeutico.
La maggior parte degli studi sulla glicina si realizzarono all’inizio del 1900 e fu allora che molti medici iniziarono a parlare dei vari problemi di salute che si potevano alleviare o curare con l’aumento dei livelli di glicina. Sfortunatamente, il fatto che il corpo riesca a sintetizzare la glicina non significa necessariamente che i suoi livelli vengano mantenuti nei tessuti.
La continua presenza di sostanze chimiche nell’acqua, negli alimenti e nell’ambiente, e lo stress possono ostacolare la nostra capacità di sintetizzare la glicina in modo adeguato, soprattutto se manca la materia prima.
Il nostro corpo necessita di un rifornimento di proteine di alta qualità per sintetizzare la glicina in più. Questa proteina presente nel nostro regime alimentare è molto comune negli anziani, non solo per il tipo di dieta che sono soliti seguire, ma anche per la ridotta capacità di produrre gli enzimi digestivi e l’acido cloridrico necessari per la corretta digestione della proteina stessa.
Lo stesso accade anche durante la gravidanza, dal momento che il feto ha bisogno da due a dieci volte in più della quantità normale di glicina. Una sua carenza può colpire tanto la madre quanto la crescita del piccolo.

E’ stato altresì dimostrato che la glicina calma il sistema nervoso centrale e si può utilizzare per controllare l’epilessia e ridurre i sintomi della schizofrenia.
In caso di una ferita, l’aumento della glicina può favorirne la guarigione. E’ inoltre fondamentale per la sintesi dei nucleotidi DNA e RNA.
La glicina svolge un ruolo importante anche nella sintesi del glutatione, un tripeptide composto da tre aminoacidi (glicina, acido glutammico e cisteina).
Inoltre, è fondamentale per la sintesi dell’emoglobina portatrice di ossigeno, dei sali biliari e digestivi e del glucosio.
In più, si occupa della disintossicazione di alcuni composti come l’acido benzoico. Questo è ampliamente usato nell’industria alimentare come antimicrobico e conservante. Si può trovare anche nei dentifrici, nei collutori, nei cosmetici, nei deodoranti e in molti cibi.
Per verificare i tuoi livelli di glicina o il suo uso terapeutico puoi utilizzare il kit del test degli aminoacidi.
Analía Iglesias
analia@sibuscas.com
I batteri intestinali influiscono sulle nostre preferenze alimentari

Le nuove scoperte degli ultimi anni hanno dimostrato quanto sia importante avere e mantenere una buona flora intestinale. Possibili squilibri potrebbero causare di tutto, dal cancro alle malattie cardiache a stati d’ansia.
Il nostro corpo è ricoperto da questi microorganismi. Il numero di batteri che vivono all’interno del corpo umano supera di 10 volte quello delle cellule. Per questo motivo, sembra che possano influire sulle nostre decisioni riguardo a cosa mangiare e bere.
Nell’intestino ci sono microorganismi di diverso tipo, ma tutti hanno un obiettivo principale: sopravvivere. Specie diverse prediligono sostanze nutritive diverse, come lo zucchero, i grassi o i vegetali.
Gli esperti hanno dimostrato che i batteri intestinali influenzano il nostro comportamento e il nostro stato d’animo, alterando chimicamente gli impulsi nervosi che il cervello utilizza per monitorare l’attività dell’intestino.
Liberando determinate sostanze chimiche, i nostri recettori gustativi possono cambiare e indurre stati d’ansia, facendoci preferire alcuni alimenti su altri.
Gli esperti stanno studiando come questi batteri siano in grado di liberare tossine per farci sentire male quando mangiamo qualcosa non di loro gusto, rimediando con la produzione di sostanze chimiche che ci facciano sentire bene quando scegliamo l’alimento “giusto”.

Se sono batteri benefici, non c’è nessun problema. Tuttavia, se sono i batteri patogeni (cattivi) ad avere il controllo dell’intestino, la battaglia tra le diverse specie per il cibo può generare alcuni cambiamenti indesiderati nel nostro organismo.
La loro alimentazione non sempre combacia con la nostra dieta e questo lo notiamo spesso nel modo di sentirci e di comportarci: sbalzi d’umore, disturbi d’ansia, perdita di controllo dei livelli di zucchero nel sangue.
Influenzando i nostri desideri e il nostro umore per soddisfare le loro necessità, i batteri intestinali sono una delle cause dell’obesità e delle malattie cardiache, due delle patologie più comuni che colpiscono la nostra società.
I batteri intestinali vivono nel loro micro-ambiente nel nostro tratto digestivo e sono in contatto diretto con il nostro sistema immunitario, nervoso ed endocrino. Con il tempo, scoprono quali sono esattamente gli impulsi chimici che danno loro una maggiore quantità di alimenti per sopravvivere e prosperare.
Con l’aiuto del Kit per il test basico possiamo verificare se mancano o abbiamo troppi batteri intestinali di un determinato tipo.
Analía Iglesias
analia@sibuscas.com
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