Il rapporto che intercorre tra le malattie autoimmuni e l’intestino

Le malattie autoimmuni, come la maggioranza delle malattie croniche, sono in aumento, soprattutto negli ultimi 10 anni e nei paesi a sviluppo avanzato.
Sono molteplici le possibili cause alla base dell’insorgenza di tale malattia. Tuttavia, una dieta inadeguata, unitamente allo stress cronico e a un’accresciuta tossicità ambientale, possono condurre a un incremento della permeabilità intestinale oppure essere responsabili di fenomeni infiltrativi a livello delle pareti intestinali.
La sindrome dell’intestino permeabile può determinare disfunzioni immunitarie e pone le basi per lo sviluppo e il progredire delle malattie autoimmuni.
Quando il corpo è in salute, il sistema immunitario svolge un eccellente lavoro di protezione dell’organismo nei confronti di eventuali organismi patogeni. Tale sistema è deputato alla produzione di anticorpi che agiscono contro virus, batteri, parassiti e altri agenti patogeni, inoltre, contribuisce a contenere efficacemente gli episodi infiammatori.
Una malattia autoimmune si sviluppa quando il sistema immunitario produce erroneamente autoanticorpi (cellule immunitarie autoimmuni) diretti contro elementi che compongono l’organismo umano come cellule, tessuti o organi.
Tali autoanticorpi e altre cellule immunitarie tendono ad attaccare, secondo il peculiare tipo di malattia autoimmune, alcune parti dell’organismo. Generalmente, i fenomeni autoimmuni possono determinare problematiche ai seguenti tessuti, sistemi e organi:
- tessuto cutaneo
- sistema nervoso centrale (in particolare il cervello)
- articolazioni
- sistema muscolare
- apparato digerente (in particolare l’intestino)
- sistema nervoso periferico (in particolare le fibre nervose)
- Altre tipologie di tessuti e organi
Si è appurato che esistono più di 80 malattie autoimmuni classificate, alcune più rare di altre. Tra le malattie autoimmuni più comuni troviamo:
- Tiroidite di Hashimoto o Tiroidite Cronica Autoimmune
- Artrite Reumatoide
- Sclerodermia
- Diabete di tipo 1 o Diabete Mellito
- Sclerosi multipla
- Celiachia
- Morbo di Crohn
- Colite ulcerosa
- Lupus
- Esofagite eosinofila
- Morbo di Basedow-Graves
- Sclerosi lichenica
- Psoriasi
La notizia positiva è che se si sviluppa una malattia autoimmune, è possibile evitare l’insorgenza e la sua evoluzione e persino giungere alla cessazione dell’autoimmunità con appropriate modifiche alla dieta e allo stile di vita cosi come utilizzando integratori alimentari ed erboristici appropriati per ciascun caso specifico.
L’intestino permeabile può causare non solo la comparsa di disturbi peculiari del tratto digestivo, ma anche disturbi di carattere sistemico.
Di norma le cellule che rivestono l’intestino sono saldamente connesse tra loro e formano una sottile barriera che trattiene le sostanze nocive all’interno del tratto gastrointestinale.
In condizioni di stress cronico, cattive abitudini alimentari come il consumo di zucchero e di alimenti trasformati nonché in caso di esposizione a tossine presenti nell’ambiente come il glifosato o i metalli pesanti, tale parete cellulare di contenimento, tende a deteriorarsi non svolgendo correttamente la propria funzione e dunque le sostanze nocive come batteri, elementi di decomposizione alimentare e sostanze indesiderate penetrano liberamente nei tessuti e nel flusso sanguigno circostante.
Quando ciò accade, il sistema immunitario si attiva e inizia a produrre cellule immunitarie tra cui gli anticorpi diretti contro questi organismi e sostanze estranee (antigeni). A volte il sistema immunitario si confonde e inizia ad attaccare i tessuti organici anziché l’antigene.
Il fenomeno è classificato come mimetismo molecolare, ovvero quando un antigene estraneo condivide similitudini strutturali con gli autoantigeni.
La risultante di tale azione è la sovra-attivazione del sistema immunitario nei confronti degli autoantigeni o dei tessuti organici, con conseguente comparsa di uno stato infiammatorio.
Sempre che non sia ripristinata la corretta tenuta intestinale impedendo la permeabilità, prevarrà questo circolo vizioso di attivazione e disfunzione immunitaria con conseguente persistenza dei sintomi della malattia autoimmune.

Dieta alimentare
Di seguito alcune delle principali variazioni nella dieta (per un mese o più secondo i casi, raccomandate a chi soffre di una malattia autoimmune:
- Eliminare completamente i cereali, compresi quelli senza glutine.
- Eliminare completamente le leguminose (lenticchie, ceci, ecc.).
- Eliminare completamente i prodotti lattiero-caseari
- Eliminare completamente le solanacee (patate, peperoni, pomodori, melanzane).
- Eliminare completamente gli alimenti contenenti zucchero (è consentita la frutta e piccole quantità di miele, sciroppo d’acero e dolcificanti di produzione non industriale come la stevia).
- Eliminare le uova
- Eliminare l’alcool e la caffeina
Si possono tranquillamente mangiare:
- Ortaggi (escluse le solanacee)
- Frutti
- Frutta a guscio/semi (con moderazione e preferibilmente lasciati in precedenza ad ammollare)
- Carne e pescato di qualità
- Grassi sani
Stile di vita
È altrettanto importante gestire lo stress che si manifesta nel corso della propria vita. Un fattore di stress acuto non danneggia il tratto digestivo, ma uno stress cronico a lungo termine può indebolire la barriera intestinale il che porta a disfunzioni immunitarie e alla sindrome dell’intestino permeabile.
È consigliabile affidarsi a pratiche meditative, yoga, passeggiate nella natura o sulla spiaggia, agopuntura, massaggi rilassanti, in definitiva a tutto ciò che può contribuire a mantenersi rilassati.
Tossine
Sono molte le tossine ambientali, come i metalli pesanti, muffe/micotossine e prodotti chimici industriali e/o agricoli che possono innescare la sindrome autoimmune. È fondamentale evitare il più possibile tali e altre tossine. Per questo, è opportuno consumare alimenti biologici nella misura delle proprie possibilità.
Per effettuare un test kinesiologico al fine di diagnosticare eventuali disfunzioni del sistema immunitario e dello stato di salute intestinale, è possibile utilizzare le fiale del test del sistema immunitario e le fiale del test basico ampliato, con cui è possibile controllare lo stato della mucosa intestinale, del sistema immunitario intestinale, del colon, nonché di altri organi e tessuti organici.
Che cosa sta causando la mia artrite?

Il termine artrite proviene dalla parola greca “arthron” (articolazione) a cui è applicato il suffisso “ite” che in medicina indica uno stato infiammatorio. La parola artrite significa letteralmente “infiammazione dell’articolazione”. Possono tuttavia insorgere e sussistere differenti tipologie di artralgie:
Osteoartrite o Osteoartrosi
Si tratta della forma più comune di artrite articolare, è una malattia degenerativa che si manifesta dopo i 50 anni di età causando caratteristiche alterazioni della cartilagine, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico.
Artrite reumatoide
Questa forma di artrite si manifesta sotto forma di poliartrite infiammatoria cronica, anchilosante e progressiva a patogenesi autoimmunitaria. Ciò significa che è lo stesso sistema immunitario responsabile della degenerazione dei tessuti dell’organismo. Nello specifico, a differenza dell’osteoartrosi, il sistema immunitario attacca la membrana sinoviale, che ricopre le articolazioni provocando dolore, infiammazione e gonfiore.
Gotta
Gli individui in presenza di iperuricemia, ovvero di elevati livelli di acido urico presenti nel sangue, possono sviluppare questo tipo d’artrite. Tale patologia è di derivazione metabolica. L’acido urico, può depositarsi sotto forma di caratteristici microscopici cristalli aghiformi riscontrabili nel liquido sinoviale che causano l’infiammazione dell’articolazione e dolore acuto.
Borsite
Questa artralgia è un processo infiammatorio a carico della borsa sierosa di un’articolazione. La borsa sierosa o borsa sinoviale è una piccola sacca contenente un liquido viscoso rivestita da una membrana detta membrana sinoviale. La funzione di tale liquido viscoso è di lubrificare e proteggere dagli urti le aree in cui vi è la presenza di muscoli o tendini che, altrimenti, sfregherebbero contro l’osso o altre fasce muscolari. Tale artralgia si manifesta frequentemente colpendo le articolazioni scapolo-omerale (della spalla), rotulea (del ginocchio) o l’articolazione omero-ulnare, l’articolazione omero-radiale e l’articolazione radio-ulnare prossimale (le articolazioni che formano il gomito).
Se malauguratamente si sperimenta una di tali patologie, la prima cosa da fare è individuare l’origine del problema al fine di intervenire adottando un trattamento adeguato.
La kinesiologia può essere di grande aiuto a tale scopo. Mediante un test generale e completo, è possibile individuare la causa principale o le cause dell’artrite.
Il test può essere utilizzato per accertare il possibile accumulo di tossine o metalli pesanti, problemi relativi alle mucose intestinali, intolleranze o allergie alimentari, batteri, candida, parassiti, virus, squilibri del sistema immunitario, carenze nutrizionali e altre possibili cause che causano i processi infiammatori nell’organismo.
In più, si possono adottare metodologie idonee ad attenuare le artralgie:
Come attenuare i dolori articolari in modo naturale

Reidratare le articolazioni
Le articolazioni sono capsule chiuse che necessitano di fluidi, il che rende la disidratazione a loro carico un aspetto spesso trascurato. Per tale ragione è necessario assumere almeno sei-otto bicchieri d’acqua al giorno per attenuare i dolori articolari in modo naturale.
Dieta: alimenti che riducono l’infiammazione
La dieta giornaliera deve essere costituita da alimenti che siano in grado di ridurre l’infiammazione. Alcuni alimenti ideali a tale scopo includono:
- Frutta (in particolare kiwi, ciliegie, papaia)
- Verdure (in particolare broccoli, porri, cipolle)
- Pesce (in particolare salmone, merluzzo, tonno)
- Brodo d’ossa (contiene gli stessi elementi presenti nelle articolazioni ed è molto semplice da preparare).
Benefici salutari della curcuma
Le proprietà antinfiammatorie della curcuma la rendono un integratore efficace per attenuare i dolori e le rigidità articolari. Ricerche preliminari cellulari suggeriscono che i curcuminoidi, precursori presenti nella curcuma stimolano una risposta antinfiammatoria ostacolando la produzione dell’enzima COX-2.
Assumere integratori a base di curcuma per via orale al fine di contrastare l’infiammazione può contribuire a ridurre il malessere articolare in tutto l’organismo. Si può iniziare con 2-3 capsule giornaliere. Se si desidera trattare articolazioni specifiche, è possibile procedere anche per via topica.
Per ottenere il composto da applicare per via topica, mescolare due cucchiai di polvere di curcuma e un cucchiaio di succo di limone. Aggiungere a questo composto una piccola quantità di acqua bollente per ottenere una pasta omogenea e consistente.
Esercizi specifici per contrastare le artralgie
Con l’avanzare dell’età, le artralgie e la rigidità articolare aumentano a causa del naturale deterioramento della cartilagine, il tessuto connettivo di sostegno presente nelle articolazioni.
Le articolazioni sollecitate frequentemente tendono a mantenersi in salute più a lungo, il motivo principale è che il movimento aiuta a garantire un’adeguata nutrizione della cartilagine. La cartilagine assorbe i nutrienti dal liquido sinoviale circostante. Tuttavia, è necessario, poiché il fluido sia assorbito in misura sufficiente, che l’articolazione venga sollecitata con regolarità in tutto il suo arco di movimento.
Effettuare esercizi articolari in acqua, camminare o praticare esercizi di estensione sono abitudini che possono contribuire a migliorare il contrasto all’artrite.
Acido ialuronico
Si conducono molte ricerche sull’acido ialuronico e del suo utilizzo in caso di artralgie. È stato dimostrato che molti integratori a base di acido ialuronico assunti per via orale sono di ausilio nel trattamento dell’artrite.
Glucosammina
Le proteine che compongono la cartilagine sana si legano all’acqua e creano la lubrificazione essenziale per il benessere articolare. Quando tali proteine vengono scomposte senza essere in grado di svolgere la loro funzione, si manifesta dolore cronico e rigidità.
Gli integratori di glucosammina apportano benefici alle articolazioni fornendo tali proteine essenziali atte a prevenire il processo di deterioramento della cartilagine.
Quattro tessuti organici che possono essere rigenerati mediante la nutrizione

Rigenerazione del sistema nervoso:
Possiamo reperire un’ampia gamma di composti naturali con effetti rigeneranti sul sistema nervoso.
Una ricerca del 2010 pubblicata sulla rivista Rejuvenation Research ha evidenziato che la combinazione di mirtillo rosso, tè verde e carnosina ha effetti neurogenici (cioè promuove la rigenerazione neuronale), inoltre ha effetti rigenerativi delle cellule staminali in caso di malattie neuro-degenerative. Altre sostanze neurogeniche studiate con esiti positivi sono:
Curcumina
Apigenina (flavone presente in verdure come il sedano)
Mirtillo rosso
Ginseng
Ginkgo Biloba
Salvia rossa
Resveratrolo
Pappa Reale
L- Teanina (aminoacido presente solo nel tè verde)
Ashwagandha
Caffè (per la presenza dell’alcaloide trigonellina)
Ci sono altri tipi di sostanze che risanano il sistema nervoso, i cosiddetti composti rimielinizzanti, che stimolano la riparazione del rivestimento protettivo intorno all’assone dei neuroni noto come mielina i quali sono spesso danneggiati in lesioni neurologiche e/o disfunzioni, soprattutto a causa di malattie auto-immuni e vaccini. Alcune delle sostanze studiate che hanno dato risultati positivi sono state:
Berberina
Acidi grassi polinsaturi EPA
Melatonina
L-Arginina
Inoltre le ricerche hanno dimostrato come la musica, l’innamorarsi o attività come il tai chi possano stimolare la neurogenesi, la rigenerazione e/o la riparazione dei neuroni, indicando che la medicina rigenerativa non richiede necessariamente l’ingestione di sostanze, ma può anche essere utilizzata un’ampia gamma di azioni terapeutiche per migliorare la salute e il benessere.
Rigenerazione delle cellule miocardiche:
In passato si credeva che il tessuto cardiaco non fosse in grado di rigenerarsi. Una nuova branca di ricerca sperimentale ma in rapida espansione indica che questo non corrisponde al vero e che esiste una classe di composti rigeneranti del tessuto miocardico noti come sostanze neocardiogeniche. Le sostanze neocardiogeniche sono in grado di stimolare la formazione di cellule progenitrici cardiache in grado di differenziarsi in tessuto cardiaco sano e comprendono le seguenti:
Resveratrolo
Ginseng siberiano (Eleuterococco)
Estratto di vino rosso
Geum Japonicum
N-acetilcisteina

Rigenerazione epatica:
Le ricerche effettuate hanno dimostrato che la glicirrizina, un composto che si trova nella liquirizia, stimola la rigenerazione della massa e della funzione del fegato.
Altre sostanze studiate come rigeneranti del fegato includono:
Carvacrolo (composto volatile dell’origano)
Curcumina
Rooibos
Vitamina E
Rigenerazione ormonale:
Esistono composti noti come secretagoghi, tali composti aumentano la capacità delle ghiandole endocrine di secernere più ormoni, inoltre vi è la presenza di sostanze che rigenerano effettivamente gli ormoni che sono stati degradati.
Una di queste sostanze è la vitamina C, che, grazie al suo potere elettron-donatore, è in grado di fornire gli elettroni mancanti per rigenerare la funzione ormonale. Secondo alcune ricerche, è in grado di rigenerare la forma e la funzione dell’estradiolo (estrogeno, E2), del progesterone e del testosterone. La vitamina C può costituire un eccellente integratore nella terapia ormonale sostitutiva.
Come ricostituire la flora intestinale dopo la terapia antibiotica

Gli antibiotici concorrono a eliminare i batteri nocivi consentendo di salvare vite umane, ma il loro effetto è indubbiamente non selettivo. Le forme batteriche benefiche, che risiedono nel tratto intestinale e che sono essenziali per la buona salute dell’organismo, vengono distrutte insieme ai batteri patogeni.
Questo è controproducente per il nostro intestino e per la salute generale dell’organismo. Fortunatamente, esistono diversi metodi per ripristinare la flora intestinale dopo l’assunzione di antibiotici.
Indicazioni e suggerimenti per ricostituire la flora intestinale dopo la terapia antibiotica
I probiotici sono la chiave di volta per ripristinare il microbioma intestinale dopo la somministrazione di antibiotici.
I probiotici sono forme batteriche benefiche che si trovano naturalmente negli alimenti fermentati. Devono essere ingeriti quotidianamente per ristabilire la proliferazione batterica benefica nel tratto gastrointestinale, la quale è stata compromessa dalla somministrazione di antibiotici. Tale risultato può essere ottenuto con alimenti fermentati, anche definiti come “alimenti vivi” e integratori probiotici.
Dopo la somministrazione di antibiotici, è fondamentale introdurre gradualmente vari alimenti fermentati nella propria dieta. Non concentrarsi su un particolare alimento, ma piuttosto alternarlo ad altri e sperimentare gli effetti benefici indotti. Diversificare è la chiave per mantenere un intestino sano e un forte sistema immunitario.
Ogni tipo di alimento fermentato contiene i propri ceppi di batteri, utili nella “semina” per cominciare a riequilibrare il proprio “giardino” intestinale. Di seguito, alcuni alimenti fermentati tra cui scegliere:
- yogurt
- latticello
- kefir
- zuppa di barbabietola
- Crauti
- kimchi
- miso
- kombucha

I probiotici sotto forma di integratori devono essere assunti regolarmente dopo l’utilizzo degli antibiotici. Essi forniscono un apporto costante di batteri benefici. Si consiglia di assumere, per ogni settimana di assunzione di antibiotici, almeno un mese di integratori probiotici.
Di seguito sono elencati alcuni dei ceppi batterici da ricercare in un probiotico di qualità.
- acidophilus
- fermentum
- plantarum
- rhamnosus
- salivarius
- bifidum
- Longum
- Lactis
- Casei
- Helveticus
I ceppi devono essere protetti in capsule gastro-resistenti in modo tale che gli acidi presenti nello stomaco non siamo in grado di attaccarli e che possano raggiungere, non digeriti, l’intestino crasso e il colon.
Affinché i batteri si reinsedino nuovamente nell’intestino dopo l’assunzione di antibiotici, devono essere “alimentati” con prodotti ad elevato contenuto di fibre.
I batteri benefici nell’intestino si nutrono di fibre non digeribili, cioè composti e fibre che il nostro organismo non può digerire ma che sono utilizzabili come alimento per i batteri benefici.
I batteri scompongono queste fibre durante il processo di fermentazione. I sottoprodotti di questo processo di fermentazione includono diverse vitamine e composti che supportano il nostro sistema immunitario e acidi grassi essenziali che forniscono energia alle cellule che compongono la parete intestinale.
Di seguito alcuni esempi di alimenti ad elevato contenuto di fibre che contribuiscono a migliorare la salute intestinale: asparagi, carciofi, zucchine, cavoli, cipolle, aglio, porri, legumi, noci, semi, banane verdi, frutti interi.
Si consiglia inoltre di acquistare frutta e verdura di produzione locale.
La frutta e la verdura coltivate a livello locale contengono batteri e organismi del suolo che sono tipici del clima e dell’ambiente in cui vi trovate. Fanno parte dell’ecosistema personale e possono contribuire a rendere l’organismo più compatibile al polline o agli allergeni locali.
Si può assumere il brodo d’ossa, questo è un probiotico naturale ed è ricchissimo di collagene curativo.
La frutta e la verdura cotte al forno sono più facilmente digeribili di quelle crude.
In particolare, è possibile consumare le mele cotte al forno, il procedimento di cottura aiuta a rilasciare la pectina che contribuisce a regolarizzare le funzioni intestinali.
Si consiglia di aggiungere un po’ di olio extra vergine di cocco ai piatti bolliti o stufati. L’olio di cocco è una delle principali fonti di acidi grassi a catena media (MCT/MCFA).
La sovra-produzione di gas intestinale si forma quando i batteri benefici scompongono le fibre alimentari attraverso la fermentazione ed è uno dei sintomi più comuni quando si inizia ad utilizzare i probiotici.
L’eccesso di gas può essere particolarmente accentuato dopo un ciclo di antibiotici, quando è mutato l’intero ph intestinale. Occorre comprendere che la presenza di gas è fisiologica ed è un segnale che i batteri benefici stanno agendo efficacemente. Normalmente, dopo due o quattro settimane, il ph si normalizza e tale processo si riduce.
È possibile introdurre nell’alimentazione i probiotici gradualmente, o se lo si ritiene necessario, non assumerli per un giorno o due in modo tale da far progredire l’attività batterica più lentamente.
Evitare l’eccesso di estrogeni dovuti all’esposizione agli xenoestrogeni

Negli ultimi 50 anni, la preponderanza degli estrogeni è divenuta una grave minaccia per la salute.
Il progesterone è responsabile del bilanciamento dei livelli e degli effetti degli estrogeni nel nostro organismo. Tuttavia, quando vi è una quantità eccessiva di estrogeni in relazione alla quantità prodotta dall’organismo di progesterone, tale ormone si accumula nell’organismo causando problematiche per la salute.
Diversi fattori oggigiorno sono alla base del verificarsi di tale eccesso di estrogeni nell’organismo. In questo articolo ci soffermeremo su uno dei fattori più rilevanti: la crescente esposizione agli xenoestrogeni.
Xenoestrogeni
L’esposizione ambientale agli xenoestrogeni, composti che “mimano” gli estrogeni, è aumentata a un ritmo allarmante nel corso dei decenni. Gli xenoestrogeni agiscono come interferenti endocrini e possono essere da 10 a 100 volte più potenti degli estrogeni naturali.
Per illustrare alcuni dei suoi effetti, è sufficiente osservare il cambiamento dell’età di ingresso nella pubertà nelle ragazze. Nel 1900, l’età media di comparsa della pubertà nelle ragazze era di 14 anni. Se confrontiamo questi dati con una delle ricerche più recenti, scopriamo che il 15% delle ragazze entra in pubertà all’età di 7 anni, una percentuale che aumenta nelle generazioni successive.
Comunemente gli xenoestrogeni si trovano in sostanze chimiche come BPA (Bisfenolo A), PCB (Policlorobifenili), ftalati, pesticidi, erbicidi e residui di DDT, la maggior parte di tali sostanze si rilevano nei nostri approvvigionamenti alimentari e idrici.
Il BPA è stato riconosciuto come un interferente endocrino particolarmente diffuso. È utilizzato principalmente per produrre plastiche rigide e infrangibili ad uso alimentare come bicchieri, bottiglie d’acqua, recipienti o contenitori. Si trova anche in diversi rivestimenti interni di molte lattine e prodotti odontoiatrici come le otturazioni dentarie.
I ftalati sono utilizzati nei prodotti in PVC per renderli più duttili e flessibili. Possono essere presenti in giocattoli, contenitori per alimenti, pavimentazioni abitative di vario genere, tende doccia così come in smalti per unghie, lacche per capelli o shampoo.
Come ridurre l’esposizione allo xenoestrogeno
Sarebbe impossibile elencare tutti i composti a base di xenoestrogeni attualmente in commercio. Sono letteralmente migliaia, legittimamente e legalmente aggiunti ai nostri alimenti, prodotti per la pulizia e per la cura della persona. Tuttavia, per limitare il più possibile l’esposizione a tali composti è possibile seguire questi accorgimenti di base:

Propendere per l’utilizzo di prodotti alimentari biologici: Scegliendo prodotti alimentari biologici si evita di consumare pesticidi e ormoni della crescita presenti nelle carni non biologiche.
Sbucciare o risciacquare con cura frutta e verdura non biologica. Come regola generale, più si consumano alimenti naturali (cibi o bevande ottenute con minori fasi di lavorazione e di trasformazione), minore sarà l’impatto degli xenoestrogeni nel lungo periodo.
Anche la protezione fornita da un buon integratore multivitaminico/minerale è essenziale.
Evitare il più possibile il ricorso a pesticidi ed erbicidi. Se si deve utilizzare uno di questi prodotti, evitare il contatto diretto e l’inalazione.
Utilizzare prodotti naturali per le pulizie domestiche come il bicarbonato di sodio o prodotti il più possibile ecologici.
Scegliere i prodotti per la cura della persona senza aggiunta di sostanze chimiche. Gli xenoestrogeni sono ingredienti presenti abitualmente nelle creme solari, nelle lozioni, nei saponi e negli shampoo. Solo alcuni degli xenoestrogeni presenti in questi prodotti includono DMP, DEP, DEHP, DBP, BBzP e il gallato di propile. (È bene ricordare che anche se un prodotto è classificato come naturale, ciò non implica che non contenga xenoestrogeni o altre sostanze chimiche nocive).
Per contro, l’utilizzo di prodotti contenenti olio di lavanda e di tea tree è sconsigliato ai bambini fino a due anni.
Gli scontrini di cassa contengono BPA. Ricerche hanno dimostrato che le persone che hanno maneggiato gli scontrini hanno rivelato, poche ore dopo, la presenza di questo composto nelle urine.
Non utilizzare contenitori di plastica contenenti BPA, né riutilizzare, mescolare o riscaldare gli alimenti in contenitori di plastica.
Integratori consigliati. Ricerche effettuate hanno dimostrato che la curcuma (o il suo estratto; la curcumina) aiuta ad arrestare la crescita delle cellule cancerogene estrogeno-dipendenti. Si consiglia inoltre di assumere regolarmente disintossicanti naturali come coriandolo, spirulina o clorella. Il tè verde in concentrazioni elevate possiede fra le altre, proprietà anti-estrogeniche.
Evitare di assumere determinati alimenti: La soia “mima” gli estrogeni, quindi è meglio evitare i prodotti a base di soia lavorata (anche se si consiglia il consumo occasionale di soia fermentata). Gli oli di girasole, cartamo, di semi di cotone e colza possono essere naturali, ma sono estrogenici e devono essere evitati o almeno limitati.
Per contro, la liquirizia inibisce l’azione del progesterone, quindi non dovrebbe essere utilizzata in dosi elevate in caso di eccesso estrogenico.
Per verificare tramite la kinesiologia l’eventuale presenza di un eccesso di estrogeni o di carenza della produzione del progesterone, è possibile utilizzare il test degli ormoni sessuali o il test dell’apparato endocrino che prevede anche l’utilizzo di filtri per eventuali trattamenti o di integratori.
Se si preferisce avvicinarsi al trattamento fitoterapico, il test delle erbe e piante medicinali per la donna, contiene i filtri delle principali piante utilizzate per regolare eventuali problematiche del sistema endocrino riproduttivo.
In cosa consiste l’infiammazione intestinale?

Uno dei disturbi digestivi più comuni è l’infiammazione e l’irritazione della barriera intestinale, con conseguenti, innumerevoli problemi di salute.
Le cause scatenanti dell’infiammazione intestinale, possono essere molteplici:
- Un bilanciamento sfavorevole dei batteri intestinali
- Una dieta alimentare ricca di carboidrati (zuccheri, farina bianca, prodotti a base di cereali raffinati, ecc.)
- Una dieta alimentare carente di proteine
- Una concentrazione elevata di tossine quali pesticidi, erbicidi, metalli pesanti, conservanti alimentari, ecc.
- Stress cronico (fisico o mentale)
- Assunzione di farmaci, in particolare antibiotici
In molti casi, l’infiammazione intestinale è causa di malattie infiammatorie croniche non localizzate espressamente nell’apparato digerente. Quando gli individui sperimentano tali problematiche, molti di loro non hanno idea dell’origine di tale problema.
Nell’eventualità che l’organismo sia soggetto a infiammazione cronica, la risposta immunitaria dell’organismo stesso non accenna a diminuire e rimane costante. Tale produzione ininterrotta di cellule immunitarie danneggia in modo permanente l’organismo. Quando l’organismo attacca costantemente gli agenti patogeni che causano l’infiammazione, il sistema immunitario non si focalizza sulla riparazione dei tessuti sani che sono danneggiati. L’infiammazione può correlarsi a innumerevoli condizioni patologiche, come ad esempio:
- Nevriti
- Diabete
- Sindrome metabolica
- Perdite di funzionalità renale e polmonare
- Malattie autoimmuni
- Elevata pressione sanguigna
- Apnea notturna o del sonno
- Malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn, colite ulcerosa, colite ischemica ecc.)
- Asma
- Fibromialgia
- Sindrome da fatica cronica (Encefalomielite mialgica)
- Sindrome dell’intestino permeabile o sindrome dell’intestino gocciolante

Sindrome dell’intestino permeabile in relazione al proprio organismo
Anche se risulta difficile credere che l’infiammazione del tratto intestinale possa causare dolore cronico in altre parti dell’organismo, tale affermazione è estremamente giustificata.
La sindrome dell’intestino permeabile, accade quando le pareti intestinali diventano più permeabili di quanto siano normalmente, tale permeabilità consente l’infiltrazione di sostanze dall’intestino all’organismo.
Questa condizione permette che gli alimenti, i batteri e altri contenuti non digeriti passino attraverso le pareti del tratto digestivo nella circolazione sanguigna e nei tessuti circostanti, provocando infiammazioni in tutto l’organismo e danni alla salute.
Non è stata ancora individuata una risposta soddisfacente alla sindrome dell’intestino permeabile utilizzando metodi convenzionali. Tuttavia, si tratta di una problematica concreta e ben documentata. Tale sindrome è direttamente correlata a un lungo elenco di sintomatologie, come ad esempio:
- Sindrome da fatica cronica (Encefalomielite mialgica)
- Dolori
- Emicranie
- Insonnia
- Stipsi e diarrea
- Nebbia mentale (difficoltà nella concentrazione, confusione mentale)
- Depressione
- Sindrome dell’intestino irritabile (SII)
- Disturbi cardiaci
- Pancreatite o infiammazioni del pancreas
- Artriti di origine infiammatoria
Correlazione fra l’intestino e le proprie articolazioni
Molti individui, che soffrono di diversi tipi di dolori articolari, cercano di trovare una “soluzione rapida” mascherando il dolore con farmaci o medicamenti topici. Tali soluzioni sono solo temporanee. Se purtroppo alcuni tipi di artrite articolare non possono essere curate, non si deve comunque perdere la speranza. Si può tentare di risolvere la problematica risalendo all’origine della stessa.
Coloro che soffrono della sindrome dell’intestino permeabile sperimentano frequentemente la diffusione dell’infiammazione e della tossicosi.
Quando le tossine, batteri, residui di cibo non digerito ed elementi contaminanti fuoriescono dalle pareti danneggiate dell’intestino, queste sostanze s’infiltreranno in altre parti dell’organismo creando danni e problematiche. Se tendenzialmente si soffre d’infiammazioni articolari, tale sindrome potrebbe essere l’origine del problema.
Recenti ricerche, infatti, hanno associato la sindrome dell’intestino permeabile all’artrite reumatoide. Pertanto, se si soffre di disturbi articolari, è possibile che ci si concentri sul sintomo trascurando qual è la causa reale.
Fortunatamente, ci sono modalità e accorgimenti per lavorare sulla cura dell’intestino in modo tale che la salute dell’organismo possa essere ristabilita. Uno dei passaggi più importanti per il ripristino di una flora intestinale sana è la scelta dell’integratore probiotico adeguato.
Quando si sceglie il probiotico ottimale, occorre tenere presente che è più importante avere una combinazione diversificata di ceppi che una maggiore quantità di CFU (Unità Formanti Colonie).
Questi 7 ceppi batterici sembrano essere efficaci nel trattamento disintossicante e nella salute in generale:
- acidophilus
- fermentum
- plantarum
- rhamnosus
- salivarius
- bifidum
- longum
Quali sono i fattori che causano la stipsi?

La funzione di evacuazione intestinale ideale dovrebbe consistere in due o tre evacuazioni giornaliere. La frequenza corretta di evacuazione giornaliera dovrebbe essere almeno di una volta al giorno ma se si verifica che tale funzione avviene a intervalli temporali più prolungati si manifesta una sintomatologia intestinale detta stipsi.
D’altra parte, si consumano generalmente tre pasti giornalieri, ognuno dei quali produce sostanze di scarto che devono essere eliminate.
Per riuscire ad alleviare tale sintomatologia intestinale è innanzitutto necessario determinare qual è o quali sono le cause principali scatenanti.
Una volta accertato che la stipsi non deriva da malattie gastro-intestinali (quali SII (Sindrome dell’Intestino Irritabile), disbiosi, candidosi ecc.) è opportuno considerare i seguenti fattori quali possibili cause di questa sintomatologia intestinale.
- Carenza di fibra nella dieta alimentare
- Valvola ileocecale chiusa
- Assunzione giornaliera insufficiente di acqua
- Assunzione di integratori a base di ferro
Carenza di fibra nella dieta alimentare
Generalmente un organismo richiede un’assunzione minima giornaliera di fibra che varia dai 25 ai 30 grammi per evitare che si manifestino i sintomi della stipsi. Purtroppo, le tecniche moderne di trasformazione dei prodotti alimentari tendono frequentemente a eliminare la fibra dagli alimenti, di conseguenza, l’assunzione giornaliera di molte persone è inferiore ai 20 grammi. In tal caso per alleviare i sintomi della stipsi, è sufficiente aumentare l’assunzione giornaliera di fibra.

Valvola ileocecale chiusa
La valvola ileocecale è posizionata tra l’intestino tenue e l’intestino crasso. In buona sostanza essendo situata nella stessa area dell’appendice molto frequentemente quello che si ritiene sia un problema di irritazione all’appendice, si rivela come un problema a carico di questa valvola. Questa piccola valvola svolge due funzioni molto importanti. In primo luogo funge da barriera impedendo al contenuto tossico dell’intestino crasso di riversarsi nell’intestino tenue. In secondo luogo, impedisce alle sostanze alimentari contenute nell’intestino tenue di passare nell’intestino crasso prima che i processi digestivi siano completati.
Questa valvola talvolta può incepparsi o bloccarsi, dando origine alla cosiddetta valvola ileocecale chiusa. Questa condizione può causare sintomi di stipsi.
Fortunatamente, mediante un test kinesiologico, possiamo controllare lo stato della valvola ileocecale ed eseguire semplici manipolazioni che permettono di riaprire la valvola qualora essa sia bloccata.
Assunzione giornaliera insufficiente di acqua
A volte l’organismo necessita solamente di un apporto più regolare di acqua in modo tale che la funzione intestinale si svolga correttamente. È stato dimostrato che bere giornalmente dai sei agli otto bicchieri d’acqua può, in alcune persone, correggere i sintomi della stipsi.
Assunzione di integratori a base di ferro
L’assunzione di ferro in varie forme, utilizzando integratori per il trattamento dell’anemia oppure contenuto in qualche complesso multi-vitaminico può, in alcune persone, causare sintomi di stipsi.
In questi casi, è consigliabile assumere il complesso multi-vitaminico o l’integratore durante il pasto più abbondante della giornata, generalmente a mezzogiorno, quando i livelli di acido cloridrico nello stomaco sono elevati. Per essere assimilato e digerito adeguatamente, il ferro richiede livelli appropriati di acido cloridrico.
L’importanza dei bifidobatteri in relazione alla salute a lungo termine dell’organismo

Una parte importante della ricerca medica è attualmente focalizzata sullo studio della microflora intestinale (o microbioma) che alberga nel tratto digestivo umano.
Questi trilioni di microrganismi contribuiscono a regolare il nostro sistema immunitario, endocrino, digestivo e metabolico.
I ricercatori hanno costatato che il microbioma intestinale è strettamente correlato al benessere psicologico, alla salute cardiovascolare e alla capacità di contrastare le malattie.
La ricerca ha inoltre dimostrato che il ripristino dell’equilibrio ottimale della flora intestinale può contribuire a migliorare la salute dell’organismo a lungo termine.
Tra i batteri più importanti e benefici del microbioma intestinale si annoverano quelli appartenenti al genere dei bifidobatteri.
I bifidobatteri apportano ampi benefici alla salute dell’organismo: contrastano le allergie, gli elevati livelli di colesterolo, le malattie respiratorie, lo stress e gli stati ansiosi.
In età infantile, il nostro organismo presenta un numero elevato di bifidobatteri. I livelli dei bifidobatteri diminuiscono con l’avanzare dell’età, l’alimentazione non corretta, l’utilizzo di antibiotici e altri agenti esterni.
Approssimativamente, la percentuale di bifidobatteri salutari presenti nel microbiota dell’intestino umano durante l’età infantile è del 60%.
In età adulta, i numero di bifidobatteri diminuisce attestandosi a una percentuale che varia dal 30% al 40%, in età matura la percentuale scende a circa il 10%, e diminuisce ulteriormente a meno del 5% in età senile.

Per favorire il ripristino di livelli salutari dei bifidobatteri, i ricercatori hanno studiato una fibra prebiotica chiamata xilo-oligosaccaride (XOS), derivante da tutoli di mais non transgenici.
Lo xilo-oligosaccaride fornisce un ambiente naturale ideale per la proliferazione dei batteri salutari che si trovano nel tratto gastro-intestinale.
Nelle ricerche condotte, si è riscontrato che lo xilo-oligosaccaride contribuisce a ripristinare la salubrità intestinale e a favorire la proliferazione di bifidobatteri in soli 14 giorni, senza per questo favorire la proliferazione di altri batteri dannosi.
Questo prebiotico si è dimostrato efficace anche in quantità relativamente piccole.
La presenza di una minore quantità di bifidobatteri comporta, di fatto, una maggiore proliferazione di batteri pericolosi e nocivi per la salute, per tale ragione è importante mantenere un numero adeguato di batteri benefici nel nostro organismo.
Per crescere e moltiplicarsi, i bifidobatteri devono ricevere il nutrimento appropriato. Tuttavia, la dieta alimentare di molte persone è notoriamente carente di fibra, principale fonte alimentare dei bifidobatteri.
Il termine prebiotico può essere sconosciuto ad alcune persone, ma in sostanza, i prebiotici sono conosciuti e disponibili da diversi anni anche se noti come fibra solubile.
Per ottenere un aumento significativo dei bifidobatteri, si dovrebbe ingerire una dose elevata di fibra solubile.
Secondo l’esito di una ricerca, è stato necessario ingerire da 10 a 20 grammi di FOS (frutto-oligosaccaridi), un determinato tipo di fibra solubile, per ottenere un aumento significativo dei bifidobatteri.
In alcune persone, alte dosi d’integratori a base di fibre possono causare eccessiva flatulenza, gonfiore e crampi intestinali.
Tuttavia, recenti ricerche hanno dimostrato che lo xilo-oligosaccaride contribuisce ad aumentare in misura significativa e sicura i livelli di bifidobatteri benefici.
Con l’aiuto del Kit per il test basico possiamo verificare se mancano o abbiamo troppi batteri intestinali di un determinato tipo.
6 benefici comprovati della propoli

Le api producono una sostanza chiamata propoli raccogliendo le secrezioni resinose dagli alberi di pino e da altri sempreverdi. Miscelano tale resina con particelle di cera e polline e la trasportano all’alveare. Questa miscela è utilizzata dalle api come materiale costruttivo, isolante e rivestimento protettivo di tutte le superfici interne dell’alveare (riparare le celle, sigillare le eventuali fessure, ridurre il foro di volo alla giusta misura in previsione dell’inverno, sigillare l’arnia, ecc..).
Non solo, la propoli funge anche da barriera antisettica, proteggendo l’alveare da contaminazioni e da invasori esterni come topi, serpenti e lucertole. L’etimologia della parola “propoli” deriva dal greco “propolis”, in altre parole “davanti alla città” che, in senso figurato, assume il significato di “difesa della città”.
Le proprietà antimicrobiche della propoli proteggono l’alveare da virus e batteri. I ricercatori hanno scoperto analizzando le api che vivono in alveari nei quali vi è la presenza di questa sostanza, una percentuale di batteriosi nel loro organismo molto bassa e un sistema immunitario molto più forte e resistente.
Non solo le api beneficiano della propoli. Per migliaia di anni l’uomo, e nella fattispecie medici, guaritori o chi praticava la medicina popolare, a qualsiasi latitudine, (le proprietà di questa sostanza erano note a Greci, Romani, Arabi e Incas) hanno utilizzato la propoli per curare ascessi, guarire ferite e combattere le infezioni. A tal proposito è bene ricordare che la propoli era elencata come farmaco ufficiale già nelle farmacopee londinesi del XVII secolo.
Studi recenti confermano un lungo elenco di benefici per la salute che offre la propoli. È altresì importante ricordare che attualmente, sono stati eseguiti oltre 2000 studi e ricerche riguardanti quest’argomento. Di seguito sono elencati solamente alcuni dei suoi effetti benefici per la salute.
Azione antimicrobica
La Propoli presenta molteplici proprietà antibatteriche, antimicotiche e antivirali. Nei bambini, si è scoperto che:
- Previene le infezioni delle vie respiratorie
- Rafforza le vie aeree superiori, evitando i sintomi causati dal comune raffreddore
- Previene le infezioni dell’orecchio medio

Cura le ustioni
La propoli può favorire la guarigione delle ustioni minori. I ricercatori hanno comparato una crema per la pelle a base di propoli a un farmaco utilizzato per trattare le ustioni, la sulfadiazina argentica. I risultati della ricerca hanno dimostrato che la propoli è efficace quanto il farmaco nel trattamento delle ustioni di secondo grado.
Previene la carie.
I medici greci e romani utilizzavano la propoli come disinfettante orale. Studi recenti dimostrano che può essere efficace nel trattamento di parodontiti e gengiviti.
Numerosi studi hanno inoltre dimostrato che gli estratti di propoli limitano il formarsi della placca e riducono il rischio di carie dentaria.
Altri studi dimostrano che può anche aiutare a rigenerare la polpa dentale, così come il tessuto osseo e cartilagineo.
Tratta i parassiti
Test preliminari dimostrano che la propoli può eliminare i parassiti. In una ricerca, i soggetti che hanno assunto propoli hanno avuto un indice di successo compreso tra il 52% e il 60% nell’eliminazione della giardia (protozoo parassita che causa la giardiasi).
Rimuove le verruche
In un esperimento cieco semplice, randomizzato, di 3 mesi, 135 pazienti, con diversi tipi di verruche, hanno assunto propoli per via orale, echinacea o placebo. I pazienti con verruche comuni hanno raggiunto rispettivamente un indice di guarigione del 75% e del 73%. I risultati sono stati, dunque, significativamente migliori rispetto a quelli associati all’echinacea o al placebo.
Utile nella lotta contro il cancro del/della:
- Cervello
- Pancreas
- Testa e collo
- Rene e della vescica
- Pelle
- Prostata
- Torace
- Colon
- Fegato
- Sangue
La Propoli è una sostanza sorprendentemente complessa che contiene fino a 300 principi attivi. Si è scoperto che questi principi sono utili nella cura del cancro in vari modi, tra cui:
- Prevenire la crescita di nuovi vasi sanguigni che alimentano le cellule tumorali
- Prevenire la diffusione o la metastasi del cancro da un organo all’altro
- Interrompere la divisione delle cellule tumorali
- Indurre l’apoptosi o morte cellulare programmata
Inoltre, è stato riscontrato che la propoli riduce gli effetti collaterali o la tossicità dei farmaci chemioterapici utilizzati nel trattamento del cancro.
La relazione che intercorre tra l’insonnia e il microbiota intestinale

Il corpo umano è un organismo ingegnoso e progettato in modo complesso. Dalla singola cellula, ai sistemi pluricellulari complessi degli organi sono presenti sequenze e attività estremamente precise e minuziose volte a garantire interazioni coerenti e retroattività continua per garantire l’omeostasi, in altre parole il principio dell’equilibrio di massa, dell’intero organismo. Il microbiota intestinale partecipa e contribuisce all’omeostasi dell’organismo svolgendo molteplici funzioni fisiologiche che vanno dalla produzione di energia e dello sviluppo del sistema immunitario alla produzione delle sostanze nutrienti, ormoni e neurotrasmettitori.
I ricercatori hanno dimostrato che sussiste una relazione bi-direzionale tra i ritmi circadiani e il microbiota. Si è, infatti, scoperto che l’alterazione dei ritmi circadiani come il jet-lag (disincronosi circadiana) influenza il microbiota intestinale, anch’esso soggetto a tali ritmi, influenzando le capacità metaboliche inclusa la propria diversificazione.
Inoltre è stato ipotizzato che i ritmi circadiani incidono sulla peristalsi intestinale, la disintossicazione epatica e il trasporto delle sostanze nutritive. Quando il ritmo circadiano viene interrotto e di conseguenza il microbiota ne viene influenzato, possono comparire sintomatologie allergiche come intolleranza al glucosio oppure si può verificare un aumento del peso corporeo e alterazioni del ciclo metabolico.
Recenti ricerche hanno dimostrato che i batteri intestinali si spostano ritmicamente passando dal contatto con la superficie della mucosa intestinale al centro della cavità dell’intestino o viceversa, a seconda che sia giorno oppure notte.
Di conseguenza il ritmo del microbiota può essere influenzato da diversi fattori: dal momento durante la giornata in cui mangiamo, dalla tipologia di alimenti che ingeriamo e dal nostro ritmo circadiano. Essere costanti nelle nostre abitudini quotidiane ed effettuare scelte di vita sane aiuta a mantenere un ritmo circadiano ben regolato.

Il microbiota e i neurotrasmettitori
La serotonina è un neurotrasmettitore che svolge diverse funzioni tra cui quella di contribuire significativamente a modelli di sonno salutari. Come menzionato in precedenti articoli, almeno l’80% della serotonina è prodotta dai batteri intestinali (in particolare la serotonina viene prodotta dai batteri Streptococchi, dai ceppi batterici Escherichia e Enterococchi).
La serotonina influisce sul ciclo sonno/veglia in due modi: in primo luogo, contribuisce a modelli di sonno ottimali essendo un precursore della melatonina, ormone prodotto dalla ghiandola pineale e regolatore del ciclo sonno/veglia. In secondo luogo influisce sull’umore alleviando l’ansia e la depressione.
Alti livelli di stress possono contribuire a diminuire i livelli di serotonina provocando interruzioni e disturbi del sonno.
Un’ulteriore fondamentale neurotrasmettitore prodotto dai batteri intestinali è l’acido gamma-amminobutirrico (GABA). La propria funzione di neurotrasmettitore inibitorio, ansiolitico e rilassante, consente di ottenere un modello di sonno ottimale diminuendo le onde cerebrali beta e aumentando le onde cerebrali alfa.
Il nostro ritmo circadiano e il ritmo del microbiota hanno una relazione bi-direzionale. Mantenere in buona salute il microbiota intestinale è necessario per regolare i livelli di cortisolo, produrre neurotrasmettitori fondamentali per il ciclo sonno/veglia e regolare il ritmo circadiano. L’interruzione del ritmo circadiano può, a sua volta, contribuire allo squilibrio microbico intestinale conosciuto come disbiosi intestinale (disbacteriosi).
Pertanto, per garantire un trattamento efficace dell’insonnia, è essenziale considerare lo stato della nostra flora intestinale.
Utilizzando il kit di test basico è possibile accertare lo stato dell’intestino in aspetti chiave quali: la presenza di disbiosi intestinale, l’eventuale candidosi oppure, tra gli altri parametri, il corretto funzionamento del sistema immunitario intestinale.
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