Come rafforzare il sistema immunitario

Con il trascorrere degli anni, la funzionalità del sistema immunitario diminuisce considerevolmente. Affinché si inverta questo processo naturale ma al contempo degenerativo, è necessario apportare all’organismo un insieme di nutrienti che possano garantire un’efficace risposta immunitaria. Come possiamo rafforzare il sistema immunitario? Ecco alcuni consigli.
Vitamine e nutrienti in grado di rafforzare il sistema immunitario
Se si desidera condurre una vita longeva e sana, occorre avere un sistema immunitario efficiente. Per raggiungere questo obiettivo, l’alimentazione è di primaria importanza. Di seguito alcuni nutrienti e vitamine che possono aiutarvi a raggiungere questo proposito.
Vitamina C
Il funzionamento corretto di numerose cellule immunitarie è direttamente collegato all’assunzione di vitamina C. Per esempio, i fagociti. I fagociti sono cellule responsabili della distruzione dei batteri e di altri organismi dannosi per l’organismo. La carenza di vitamina C non solo ci indebolisce contro gli agenti nocivi, ma ci rende anche più inclini alle infezioni virali in particolare delle vie respiratorie.
Quercetina
Diversi studi hanno evidenziato che la quercetina riduce l’incidenza dei raffreddori comuni e delle infezioni che colpiscono le vie respiratorie superiori. In aggiunta, questo flavonoide di origine vegetale ha dimostrato di essere molto efficace contro le infezioni batteriche, riducendo la loro risposta infiammatoria e rafforzando le difese dell’ospite. La quercetina non può essere facilmente assorbita dall’organismo, quindi i ricercatori la integrano con un fitosoma che funge da vettore.

Vitamina D
Questa vitamina ostacola la capacità dei virus di riprodursi, concorre alla riparazione delle membrane cellulari e stimola la produzione di proteine responsabili della protezione contro le infezioni. Una carenza di vitamina D non solo ci rende vulnerabili ai raffreddori, ma anche a malattie croniche come le malattie cardiovascolari, il deterioramento cognitivo e il cancro.
Zinco
Questo elemento minerale essenziale è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Interviene nella divisione e nella crescita cellulare, nel metabolismo dei carboidrati e nella cicatrizzazione delle ferite. È stato dimostrato che l’assunzione orale nelle persone anziane stimola la risposta allo stress dei globuli bianchi.
Lactobacillus rhamnosus CRL1505
Questo ceppo probiotico rafforza il sistema immunitario aumentando i livelli di IgA secretorie, che agiscono come un sistema di difesa integrato nelle membrane mucose della cavità nasale e delle vie respiratorie superiori. Di conseguenza, si riduce il rischio di tonsillite, faringite, influenza, polmonite e il raffreddore comune.
Lievito di S. cerevisiae
Il lievito di birra, come è comunemente noto il lievito S. cerevisiae, concorre a promuovere la risposta immunitaria dell’organismo, in particolare per contrastare le allergie. Ciò è possibile poiché supporta l’attività delle cellule Nk, la produzione di IgA secretorie, fornendo una risposta difensiva agli allergeni esterni e contro i raffreddori.
Cos’è vitrocuantic e a cosa serve?

Uno dei principali obiettivi della società contemporanea è il raggiungimento del benessere. Pertanto, si continuano a studiare soluzioni alternative che consentano di vivere meglio e più a lungo. A tale proposito, Vitrocuantic6 è un’azienda specializzata nella produzione e fabbricazione artigianale di elementi terapeutici in vetro che si basano sull’informazione cellulare. Ma come opera e quali sono i suoi benefici?
Cos’è vitrocuantic
Vitrocuanticâ è il nome attribuito al vetro che ha subito un processo di trattamento termo-meccanico di crittografia delle informazioni codificate. Si tratta di un lavoro bioenergetico basato sulla naturopatia e sulla codifica binaria di i-Chin ed empiricamente testato da diversi operatori che operano nel settore del benessere, compreso quello animale e vegetale. Questa tecnologia rientra nel quadro di vari progetti di studio condotti dal gruppo di ricerca ELISAVA sul benessere e sui materiali. Questa tecnologia opera utilizzando il codice binario specifico per essere decodificato esclusivamente dalla cellula.
Per molti anni si è ritenuto che l’ambiente e il modo in cui lo percepiamo abbia un impatto diretto sul benessere delle persone. Tale condizione può implicare sia un effetto positivo che negativo. Ai nostri livelli convenzionali di percezione, le informazioni provenienti dall’ambiente circostante vengono assorbite dai recettori responsabili dell’invio di un segnale al cervello, controllando così ciò che viene percepito, così come la risposta che viene generata. Vitrocuantic concepisce l’energia, la materia e la forma come il trinomio di elementi primari e basilari che compongono e codificano la realtà. L’informazione che riceviamo dall’ambiente è, quindi, l’elemento che costruisce quella determinata realtà in modo armonioso. Una informazione codificata che può essere interpretata da ciascuna delle nostre cellule. Questa è la missione di Vitrocuantic.

Come opera vitrocuantic
Vitrocuantic è un trattamento termomeccanico di integrazione di informazioni binarie che opera tramite elementi terapeutici in vetro, ideati come ologrammi bioenergetici. Ciascuno di questi elementi è dotato di una specifica e determinata identità vibrazionale. Tale identità è riconosciuta esclusivamente dalle cellule e non a livello intellettivo. a
Il processo di informazione cellulare del trattamento con Vitrocuantic si basa sulla latenza empatica. Ovvero, queste informazioni sono sincroniche con il battito cardiaco per essere integrate con lo stato empatico ed emotivo del ricevente. In tal senso, gli strumenti di Vitrocuantic offrono una moltitudine di usi terapeutici per il miglioramento del benessere. Per esempio:
- Agopuntura: I tripuntori e i pentapuntori di Vitrocuantic sono stati sviluppati basandosi sui principi delle Tre Forze, dei 5 elementi e della codifica trigrammatica con l’obiettivo di offrire un servizio specifico agli agopuntori senza che sia necessario ricorrere all’inserimento. Ciò è dovuto al fatto che questi strumenti forniscono un’energia trinaria unitamente alla capacità di inserzione. In altri termini, Vitrocuantic ha integrato nei suoi strumenti le informazioni binarie relative ai 14 canali principali dell’agopuntura per armonizzare le tre forze energetiche (positive, negative e neutre).
- Bilanciamento energetico: gli strumenti Vitrocuantic sono idonei ad intervenire sul deficit energetico per fissare ed equilibrare l’energia di un ricevente attraverso le tre forze e non solo attraverso le due polarità comunemente conosciute.
- Trattamento del dolore: Vitrocuantic può anche essere utilizzato nei trattamenti laser per essere applicato al punto di dolore, al meridiano, ecc. Così come per trasferire al contenuto d’acqua che sarà ingerito o applicato successivamente.
- Riflessologia: I vetri che costituiscono questa tecnologia possono essere applicati anche manualmente seguendo i precetti della riflessologia. In tal caso, non è necessario esercitare una pressione sulla zona, poiché l’informazione viene trasferita mediante un contatto lieve senza la necessità di attivare solo il riflesso neurologico e il laser o l’applicazione cromoterapica possono anche essere utilizzati al fine di aumentare il grado e la portata dell’intervento.
- Auricoloterapia: Vitrocuantic può anche essere utilizzato in sessioni di auricoloterapia dove l’agopuntura viene eseguita nella zona del padiglione auricolare (orecchio). Senza ricorrere ad aghi o altri elementi, e amplificando, attraverso le informazioni codificate, il grado di risposta neurologica.
- Anti-età: lo strumento Procaína Vitrocuantic (combinazione di due vitamine solubili del complesso B) produce un effetto bioenergetico in grado di migliorare la riconnessione cellulare e quindi di orientare la gestione dei tessuti nel loro ritorno a una condizione di benessere: rughe, cicatrici e ustioni della pelle, tra le altre condizioni. Si applica, senza la necessità di effettuare un’iniezione, introducendo la Procaína in acqua per utilizzo orale o per trasferimento di fotoni. È altresì un importante modulatore psichico.
In sintesi, la tecnologia Vitrocuantic promuove il benessere dei destinatari, compresa la componente emozionale e psicologica, permettendo loro di gestire al meglio la complessità della vita quotidiana.
La correlazione tra vitamina D e magnesio
Nel corso degli anni, è stata dimostrata l’importanza della vitamina D a favore del corretto funzionamento del sistema immunitario, delle performance cognitive e della salute cardiovascolare. Non c’è da stupirsi che il suo consumo sia aumentato considerevolmente negli ultimi 10 anni Tuttavia, occorre sottolineare che, affinché la vitamina D possa svolgere correttamente la sua funzione, deve essere supportata dal magnesio. Vediamo come.
I benefici della vitamina D
La vitamina D a livelli ottimali promuove la capacità di trattenere e assorbire minerali come il fosforo e il calcio, essenziali per lo sviluppo corretto a livello osseo e dentale. Di fatto, una deficienza di vitamina D può condurre al rachitismo e all’osteoporosi.
Il modo migliore per assimilare questa vitamina nell’organismo è l’esposizione controllata ai raggi solari. Il bagno solare, sempre da effettuarsi con la protezione necessaria contro i raggi UV, favorisce la regolazione nel sangue di minerali come quelli menzionati in precedenza.
Un’altra abbondante fonte di vitamina D è costituita da una dieta alimentare che prevede prodotti lattiero-caseari, uova, salmone, sardine e fegato di manzo. Questi alimenti favoriscono la funzione immunitaria dell’organismo, oltre a ritardarne l’invecchiamento. Come mai allora la vitamina D necessita di magnesio per essere realmente efficace?
Il ruolo del magnesio nell’attivazione della vitamina D
Nel corso degli anni, i ricercatori hanno scoperto che il magnesio è un minerale essenziale per beneficiare in modo salutare della vitamina D. Effettivamente, le persone con livelli insufficienti di magnesio non sono in grado di ottenere tutti i vantaggi della vitamina D.
Il magnesio non solo contribuisce al trasporto della vitamina D nel sangue, ma attiva anche le sue proprietà. Il consumo di vitamina D, sia per esposizione solare che per via orale, non determina di fatto la sua attivazione. È necessario infatti che gli enzimi epatici e renali eseguano il loro compito prima che questa vitamina si possa attivare per assolvere alle sue funzioni vitali. Questi enzimi richiedono il magnesio per il loro corretto funzionamento. In caso contrario, la vitamina D sarà presente nell’organismo, ma in forma inattiva.
Pertanto, il magnesio aiuta ad attivare i recettori necessari alle cellule per sfruttare appieno la vitamina D. Stando agli ultimi studi in materia di longevità, questa combinazione di magnesio e vitamina D potrebbe rivelarsi salvavita, poiché riduce il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer:
- Diabete di tipo II.
- Malattie cardiovascolari.
- Depressione e demenza.
- Disturbi del sistema muscolo-scheletrico.
- Alcuni tipi di tumore.
- Problematiche legate al sistema immunitario.
Integratori nutrizionali in caso di ipotiroidismo

L’ipotiroidismo, o tiroide sotto attiva, è un disturbo per il quale la funzione tiroidea non produce abbastanza ormoni affinché si svolga l’attività metabolica delle cellule. Ciò si traduce in problematiche sia fisiche che emozionali. Al fine di supportare la salute della ghiandola tiroidea sono disponibili una serie di integratori nutrizionali che è importante tenere in considerazione.
Cos’è l’ipotiroidismo e come influisce sulla salute?
Quando il tasso di conversione dell’ossigeno e delle calorie in energia non è appropriato, si verifica uno squilibrio nel tasso metabolico delle persone (ipotiroidismo). Quando la tiroide non genera sufficienti ormoni T3 e T4, il metabolismo rallenta causando effetti dannosi all’organismo, come ad esempio:
- Affaticamento.
- Costipazione.
- Aumento di peso senza motivo apparente.
- Debolezza.
- Crampi muscolari.
- Problemi gastrointestinali.
- Colesterolo elevato.
- Ipersensibilità al freddo.
- Caduta dei capelli.
- Secchezza cutanea.
- Depressione.
Se l’ipotiroidismo non viene trattato in tempo, le complicazioni possono essere ancora superiori, tra cui malattie cardiovascolari, gozzo e demenza.
Integratori nutrizionali in caso di ipotiroidismo

Oltre a un trattamento medico adeguato, sono disponibili alcune sostanze nutritive che sostengono lo stato di salute della tiroide. In tal senso, gli integratori possono contribuire a far sì che la tiroide svolga la sua funzione. Quali nutrienti contribuiscono a risolvere il problema dell’ipotiroidismo?
- Iodio: questo nutriente è essenziale per la sintesi dell’ormone tiroideo. È stato dimostrato che bassi livelli di iodio sono associati allo sviluppo del gozzo e dell’ipotiroidismo. Alcuni sali da tavola e alghe marine sono ricchi di questo nutriente.
- Selenio: questo micronutriente è essenziale per garantire il funzionamento della tiroide, così come per rafforzare il sistema immunitario. Il selenio è presente nei cereali, nelle noci del Brasile e in alcuni prodotti ittici.
- Vitamina A: la carenza di vitamina A è associata alla disfunzione tiroidea. È presente in alimenti come il fegato, le uova, l’olio di pesce e le verdure.
- Zinco: parliamo di uno degli elementi essenziali il cui ruolo è indispensabile per la produzione di ormoni tiroidei. È importante assumere integratori a base di rame contemporaneamente all’assunzione di un integratore di zinco per evitare che interferiscano l’uno con l’altro.
- Ferro: questo elemento è importante per la crescita e lo sviluppo dell’organismo. La sua carenza non solo causa anemia, ma comporta anche problemi legati alla tiroide. Il ferro è presente in alimenti come i frutti di mare, le noci, le carni magre e le verdure.
Altri integratori alimentari che supportano la salute della tiroide che non possiamo omettere di menzionare sono: vitamine E, D e B12, estratto di Guggul, estratto di Ginseng coreano ed estratto di Curcuma.
Glutammina, l’aminoacido che rafforza l’organismo

Il nostro codice genetico impiega fino a 20 aminoacidi per costituire le proteine. Uno di questi aminoacidi è la glutammina. L’aminoacido semi-essenziale più abbondante e polivalente dell’organismo. Perché lo definiamo semi-essenziale? Perché i ricercatori sostengono che il nostro organismo non è in grado di produrre una quantità sufficiente di glutammina. Ciò implica che, in alcune situazioni cliniche specifiche, è necessario fornire un apporto extra di questo aminoacido.
Cos’è la glutammina
La glutammina è l’aminoacido più diffuso nell’organismo. Anche se è considerato un aminoacido non essenziale, poiché può essere sintetizzato dall’organismo, si possono verificare casi in cui le riserve di glutammina possono esaurirsi in seguito a:
- Alterazioni del sistema immunitario.
- Modifiche nella struttura e nella funzione della mucosa intestinale.
- Modifica del tessuto linfatico.
La maggior parte degli specialisti, viste queste considerazioni, consiglia di compensare queste carenze di glutammina assumendola per via orale. La glutammina è coinvolta in numerosi processi metabolici in diversi organi e sistemi. Per queste ragioni, la glutammina è stata anche considerata l’aminoacido più versatile nella fisiologia umana. Da qui la sua importanza come nutriente. L’esercizio estremo o lo stress derivante da interventi chirurgici, così come la somministrazione di corticosteroidi comportano un aumento dell’assorbimento di glutammina da parte dell’intestino.
Benefici della glutammina in relazione alla salute intestinale

Tre studi verificati hanno dimostrato i benefici della glutammina in relazione alla salute intestinale. Più di trenta soggetti adulti in sovrappeso hanno assunto glutammina per due settimane; in questo trial è stato osservato un miglioramento del bilanciamento del microbiota intestinale, per cui si può concludere che il ricorso alla glutammina è un valido supporto nel ristabilire con successo le condizioni favorevoli della flora intestinale.
Allo stesso modo, 10 maschi attivi sono stati trattati con glutammina o placebo prima di praticare esercizi fisici intensi. Il risultato di questo trial è una minore permeabilità gastrointestinale dopo la pratica sportiva. Nota come “leaky gut” (sindrome da alterata permeabilità intestinale) è correlata a vari disturbi digestivi, che vengono attenuati grazie all’assunzione di questo aminoacido.
Inoltre, in uno studio più ampio su 106 pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, è stata somministrata glutammina o placebo, riducendo il livello di gravità della loro patologia intestinale fino a 50 punti.
Sono emersi altri benefici della glutammina:
- Migliora la funzione immunitaria.
- Diminuisce l’accumulo di ammoniaca nel sangue di atleti professionisti.
- Riduce il dolore muscolare dopo l’esercizio fisico.
- Permette di mitigare la mucosite causata dalla chemioterapia e dalla radioterapia nei pazienti oncologici.
- Allevia i sintomi nei pazienti con anemia falciforme.
- Stimola la funzionalità del sistema nervoso centrale.
L’ozonoterapia come terapia complementare nelle malattie oncologiche

Prima di approfondire l’argomento, è importante sottolineare che l’ozonoterapia non deve mai sostituire nessun’altra terapia oncologica. Pertanto deve essere sempre usata come adiuvante nella cura delle malattie oncologiche. Basandosi su questo assioma, è stato osservato che il trattamento con ozono medicale nell’organismo rallenta il processo di sviluppo tumorale.
Ozonoterapia e oncologia
Le ricerche relative all’ozono sono iniziate negli anni ’70 in modelli animali affetti da cancro. Oggigiorno, l’ozonoterapia è applicata come adiuvante nella lotta contro il cancro. È stato infatti dimostrato che l’ozono ha un effetto ossigenante sulle cellule tumorali, ritardando quindi la progressione delle neoplasie. Grazie a questa medicina alternativa è possibile ottenere:
- L’aumento del flusso sanguigno.
- L’ossigenazione del tessuto lesionato.
- La regolazione metabolica e la diminuzione dell’acidosi lattica.
- L’incremento del livello di antiossidanti.
- La produzione transitoria di ossidazione che interessa le cellule tumorali ma non le cellule sane.
- La diminuzione dei processi infiammatori.
Effettivamente, esistono studi realizzati in pazienti con diagnosi di cancro al seno trattati con ozonoterapia i cui risultati indicano un notevole miglioramento di vari parametri immunologici (immunomodulazione del sistema difensivo). Se si tiene conto che uno dei fattori chiave tumorali è l’infiammazione causata dagli ossidanti, la quale favorisce i processi oncologici, è possibile affermare che la somministrazione di ozono sull’organismo ne attenua l’evoluzione.
Pertanto, si conclude che il ricorso all’ozonoterapia è un elemento complementare efficace non solo per ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti antitumorali come la chemioterapia e la radioterapia, ma anche per migliorare la qualità della vita dei pazienti potenziando il loro sistema immunitario.

Riconoscimento allo studio sull’utilizzo dell’ozonoterapia applicata al cancro
In tal senso, l’Ospedale Universitario di Gran Canaria ha ricevuto un riconoscimento per lo studio condotto dai suoi medici specialisti delle Unità di Ricerca e Dolore Cronico sui benefici dell’ozono nella gestione della tossicità dei trattamenti oncologici.
Questo studio si basa essenzialmente sull’evidenza scientifica della terapia oncologica con O3T. La ricerca ha rivelato che le cellule cancerogene presenti nei tumori mammari, polmonari e uterini sono inibite in vitro dalla terapia O3T.
In breve, anche se devono ancora essere condotte diverse ricerche, è possibile affermare che il trattamento con ozono ha effetti positivi sull’inibizione delle cellule tumorali polmonari, mammarie e uterine.
Mantenere le cellule giovani grazie all’autofagia

Ogni cellula del corpo contiene proteine e altri componenti che attendono a funzioni metaboliche cruciali, dalla regolazione della stessa funzione cellulare alla semplificazione delle reazioni biochimiche.
In giovane età, il nostro meccanismo cellulare interno e il suo processo di degradazione e di riciclo dei componenti cellulari integrato (autofagia) operano al massimo dell’efficienza. Ciò consente alle cellule di recente costituzione di eliminare le loro scorie metaboliche.
Letteralmente, dal greco “autofagia” significa mangiare sé stesso. In questo processo catabolico, la cellula degrada e ricicla i componenti citoplasmatici e gli organelli danneggiati e invecchiati.
Il normale processo di autofagia supporta il regolare funzionamento dei tessuti e garantisce il benessere generale.
Ma l’invecchiamento dell’organismo e la cattiva alimentazione contribuiscono a ridurre l’efficienza di questo processo essenziale.
Quando si verifica un rallentamento di questo meccanismo, le tossine e i prodotti di scarto metabolici si accumulano. Tale rallentamento compromette l’ottimizzazione della funzione cellulare.
Ne risulta una diminuzione repentina della salubrità e della funzione cellulare. Tale riduzione del processo autofagico è stata collegata a molte patologie correlate all’invecchiamento.
Metodologie di stimolazione dell’autofagia
La ricerca ha dimostrato che durante i periodi di digiuno intermittente o di restrizione calorica, quando i nutrienti sono scarsi, le cellule attivano autonomamente il processo autofagico. Anche l’esercizio fisico stimola nelle cellule l’autofagia.
A livello cellulare, due proteine regolatrici giocano un ruolo chiave nel controllo dell’autofagia: mTOR e AMPK.
La proteina mTOR agisce come regolatore biomolecolare del metabolismo. Quando l’apporto calorico è elevato e i nutrienti sono abbondanti la proteina mTOR si attiva e inibisce il processo autofagico.
L’inibizione dell’eccesso dell’attività della proteina mTOR, per contro, può comportare un aumento del processo autofagico (degradazione degli scarti cellulari).
In altri termini, il consumo costante di calorie nega alle cellule che invecchiano la capacità di degradare i propri componenti di scarto mediante l’autofagia.
Il digiuno ininterrotto da 16 a 18 ore può facilitare il processo autofagico, ma la maggior parte delle persone necessita di un supporto complementare sotto forma di nutrienti che sopprimono l’eccesso di mTOR.
La proteina AMPK funge da attivatrice del processo autofagico. È stato dimostrato che la stimolazione dell’AMPK migliora la salute metabolica e la durata del ciclo vitale delle nostre cellule.

Due sostanze nutrienti che stimolano l’autofagia
Grazie a queste nozioni, i ricercatori hanno cercato di individuare metodi efficaci per stimolare il processo autofagico individuando, a tal proposito, due sostanze nutrienti: il flavonoide luteolina e la piperlongumina,
–La luteolina appartiene al gruppo dei flavonoidi, sostanze nutrienti di origine vegetale. È presente in vari frutti, verdure come i broccoli ed erbe come prezzemolo, camomilla, timo, dente di leone, sedano o equiseto.
È stato dimostrato che la luteolina aumenta l’attività della AMPK e inibisce la segnalazione della mTOR. Questo effetto attiva l’autofagia e di conseguenza migliora il metabolismo cellulare.
–La piperlongumina è un componente isolato dalla pianta del pepe lungo.
Come la luteolina, la piperlongumina ha dimostrato in ricerche condotte su colture cellulari e su animali di attivare l’autofagia inibendo la segnalazione della mTOR e attivando l’AMPK.
Ma la piperlongumina stimola l’autofagia in un modo diverso dalla luteolina.
Una proteina denominata beclin-1 è un importante attivatore del processo autofagico.
Un’altra proteina, denominata Bcl-2, si lega alla proteina beclin-1 e inibisce la sua capacità di innescare l’autofagia.
La piperlongumina innesca il rilascio della proteina beclin-1 e inibisce la Bcl-2, il che consente di innescare l’autofagia.
Pertanto, la luteolina e la piperlongumina sono particolarmente promettenti al fine di massimizzare il processo autofagico corretto, ringiovanire le cellule e mantenere una funzione cellulare ottimale.
Stress e salute

Uno stile di vita stressante in cui si dedica poco tempo a sé stessi può alterare il delicato equilibrio dell’organismo. In questo contesto, sussistono fattori scatenanti fondamentali che non si limitano alla sola attività lavorativa. Non avere abbastanza tempo da dedicarsi è di per sé uno dei principali motivi di insoddisfazione che possono determinare un grave squilibrio ormonale.
La collera e l’insoddisfazione provocano un effetto devastante sull’organismo, inducendo la produzione di una quantità eccessiva di adrenalina e noradrenalina rispetto alla secrezione normale prodotta dalle ghiandole surrenali e veicolata nel flusso sanguigno. Di conseguenza, e se questa condizione non è cronicizzata, tale squilibrio ormonale incrementa la frequenza e l’intensità del battito cardiaco, aumenta la pressione arteriosa e comprime i vasi sanguigni delle ghiandole, in particolare della porzione escretrice, annesse all’apparato digerente. Inoltre, riducendo il flusso dei succhi digestivi, compresi i succhi gastrici e la bile, si rallentano i movimenti intestinali quindi la capacità di assorbimento degli alimenti inibendo l’escrezione di urina e feci, cioè, in buona sostanza, si determinano stati costipativi.
Tale condizione comporta, tra l’altro, la non corretta funzionalità dell’apparato digerente, impedendo di fatto la corretta digestione degli alimenti, di conseguenza, favorendo l’accumulo di una notevole quantità di sostanze di scarto nell’organismo. Ciò determina un effetto congestizio sulla risposta allo stress causando un notevole malessere a livello cellulare che l’organismo percepisce come disordine psicologico.

È noto, grazie a una serie di ricerche, che lo stress cronico, o meglio l’incapacità di controllare tale stato, è il responsabile del 90% circa delle patologie comunemente indicate come psicosomatiche. Per ovviare a tale problematica si rende necessario non solo un’accurata depurazione a livello emuntorio (reni, fegato, intestino) e un ristabilimento dell’equilibrio della flora intestinale, ma è anche imprescindibile prevedere un trattamento che concorra a migliorare il rilassamento psicologico e che rafforzi il nostro autocontrollo emotivo.
Test stress cronico
In kinesiologia è possibile dimostrarlo mediante un test diagnostico utilizzando un kit per il sistema endocrino dove è contenuta una fiala della cosiddetta sostanza P, un neurotrasmettitore coinvolto nell’aumento della risposta infiammatoria e nella regolazione della risposta allo stress e all’ansia. Questo neuropeptide è implicato nella permeabilità cellulare. In presenza di uno stimolo da stress, potenzialmente tossico o dannoso per l’organismo, e in condizioni di funzionalità fisiologica ottimale, la sostanza P si attiva, impedendo il transito delle tossine nella Barriera Emato-encefalica (BEE) quindi evitando che raggiungano il cervello danneggiandolo.
È possibile, inoltre, avvalorare questa diagnosi testando la fiala di cortisolo che normalmente risulterà in percentuale più significativa rispetto ai parametri standard nelle fasce pomeridiane e serali, impedendo così un corretto riposo.
Una risposta positiva e prioritaria a queste sostanze nel test rappresenterebbe un vero e proprio ostacolo al controllo dell’ansia e dello stress da parte del paziente e, di conseguenza, comporterebbe anche la possibilità di favorire a lungo termine i processi infiammatori e le malattie degenerative metaboliche e cancerogene.
Pertanto, nel trattamento che dobbiamo instaurare a livello depurativo dobbiamo anche affiancare un cambiamento di abitudini e un percorso che conduca a un rilassamento psicologico e soprattutto che incentivi l’autocontrollo emotivo prevedendo diverse terapie di rilassamento e pratiche come la meditazione, lo yoga, l’esercizio fisico, l’ascolto di musica rilassante, ecc.
Avvertenze relative al collutorio a base di Clorexidina
La prima ricerca che ha analizzato l’effetto del collutorio a base di clorexidina sulla globalità del microbioma orale ha rilevato che il suo utilizzo aumenta significativamente il livello di batteri produttori di lattato che riducono in modo considerevole il pH della saliva e possono incrementare il rischio di carie dentaria.
Un team guidato dal dottor Raul Bescos della Facoltà di Scienze della Salute dell’Università di Plymouth ha trattato i candidati del trial con un collutorio placebo per sette giorni, seguito da un trattamento sempre per un periodo di sette giorni con collutorio a base di clorexidina.
Alla fine di ogni periodo, i ricercatori hanno analizzato la concentrazione e la diversità dei batteri presenti nel cavo orale, il microbioma orale e misurato il pH, la capacità tampone della saliva (la capacità di neutralizzare gli acidi nella bocca), e le concentrazioni di lattato, glucosio, nitrato e nitrito.
La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha rilevato che l’uso di collutorio a base di clorexidina durante il periodo di somministrazione settimanale ha determinato una proliferazione significativa di specie delle famiglie Firmicutes e Proteobacteria e una minore presenza di Bacteroidetes, TM7 e Fusobacteria. Tale differenza di concentrazione è stata associata a un aumento dell’acidità, osservato in un pH salivare decisamente più basso e in una minore capacità tampone.
Nel complesso, la clorexidina ha dimostrato di ridurre la diversità microbica nella bocca, anche se gli autori hanno evidenziato la necessità di ulteriori ricerche per determinare se tale riduzione della diversificazione batterica aumenta il rischio di malattie orali.
Una delle principali funzioni della saliva è quella di mantenere nel cavo orale un pH neutro, poiché i livelli di acidità variano a seconda di cosa si mangia e cosa si beve. Se il pH della saliva si abbassa eccessivamente, possono insorgere delle alterazioni dentali e delle mucose, dei tessuti paradontali nonché la comparsa di problematiche all’interno del cavo orale.
La ricerca ha altresì confermato i risultati di studi precedenti indicanti che la clorexidina altera la capacità dei batteri orali di convertire il nitrato in nitrito, una molecola chiave per ridurre la pressione arteriosa. Sono state riscontrate concentrazioni inferiori di saliva e nitrito nel plasma ematico dopo l’utilizzo di collutorio a base di clorexidina, con conseguente tendenza all’aumento della pressione arteriosa sistolica. I risultati, che hanno supportato precedenti ricerche condotte dall’Università, dimostrano che l’effetto di abbassamento della pressione arteriosa derivante dall’esercizio fisico si riduce significativamente quando le persone si risciacquano la bocca con un collutorio antibatterico piuttosto che con acqua.
Il dottor Bescos ha affermato: “Esiste una sorprendente scarsità in termini di conoscenze e di letteratura sottesa all’uso di questi prodotti. Il collutorio alla clorexidina è ampiamente utilizzato, ma la ricerca è stata circoscritta all’effetto che esercita su un ristretto numero di batteri legati a particolari patologie del cavo orale, inoltre la stragrande maggioranza di tali ricerche è stata condotta in vitro.
Riteniamo che questa sia la prima ricerca che esamina l’impatto provocato dall’impiego settimanale sull’intero microbioma orale umano”.
Le Dottoresse Zoe Brookes e Louise Belfield Professoresse della Facoltà di Odontoiatria Peninsula Dental School dell’università di Plymouth sono coautrici della ricerca.
La Dottoressa Belfield ha dichiarato: “In passato abbiamo decisamente sottostimato la complessità del microbioma orale e l’importanza che riveste. Storicamente, l’opinione diffusa è che i batteri sono nocivi e causano patologie. Tuttavia, ora siamo consapevoli che la maggior parte dei batteri: sia presenti nel cavo orale che nel tratto intestinale risultano indispensabili per preservare lo stato di salute dell’organismo”.
La Dottoressa Brookes ha inoltre aggiunto: “Come medici odontoiatri, necessitiamo di ulteriori informazioni su come i collutori alterano l’equilibrio dei batteri nel cavo orale, in modo tale da poterli prescrivere appropriatamente. Questo contributo è un primo passo importante per raggiungere tale obiettivo.
In considerazione della recente epidemia di COVID-19, molti odontoiatri utilizzano attualmente la clorexidina come trattamento preliminare prima di eseguire le procedure odontoiatriche. Servono urgentemente maggiori informazioni relative all’effettiva azione anti-virus”.
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Università di Plymouth (24 marzo 2020). Il collutorio comunemente utilizzato potrebbe rendere la saliva significativamente più acida, modificare la carica microbica. ScienceDaily. Retrieved June 27, 2020)
Test per il rilevamento delle intossicazioni derivanti da metalli pesanti

Si tratta di un fenomeno in costante aumento nella popolazione; si rileva, infatti, quotidianamente, un numero crescente di casi di intossicazioni causate dall’utilizzo di amalgami dentali contenenti argento e mercurio utilizzati nelle otturazioni, dall’inoculazione di vaccini contenenti alluminio e mercurio come coadiuvante conservativo o dalla presenza, a volte, di numerosi metalli contaminanti rilasciati dalle tubature disciolti nell’acqua potabile.
Purtroppo la concentrazione di metalli pesanti che causano l’intossicazione dell’organismo non può essere evidenziata tramite un esame delle urine o ematico, salvo che questi composti non si trovino a livello transitorio. In genere i metalli pesanti si depositano nel tessuto adiposo o nell’apparato scheletrico.
Gli organi maggiormente colpiti dai metalli pesanti sono i reni, il fegato, il cervello e, in subordine, l’apparato scheletrico e la tiroide.
Per testare la presenza di metalli pesanti si fa riferimento a muscoli in particolare:
- Il grande pettorale capo clavicolare (il 99% delle volte fornisce una risposta positiva).
- Psoas (100% di risposte positive)
Test effettuato utilizzando la kinesiologia olistica
Bisogna tendere le braccia, ma incrociandole, se questo movimento provoca una risposta AR, ciò indica che la persona è soggetta a una concentrazione di metalli pesanti. È possibile utilizzare anche il filtro di mercurio solubilis a 12 DH. Occorre inoltre verificare che la risposta AR sia prioritaria.
Determinato che sussiste questo problema e che è in atto un’intossicazione occorre accertare quale sia il metallo specifico che la produce. I metalli che più comunemente costituiscono il 99% del totale delle intossicazioni derivanti da metalli pesanti sono: piombo, mercurio, alluminio, arsenico, cadmio, nichel, rame. Il kit di metalli pesanti è composto di tutte le fiale specifiche per il rilevamento del tipo di metallo che intossica il nostro organismo.
Per testare le tossicità specifiche di ciascuno, si utilizza un filtro di tali metalli alla soluzione omeopatica 12 DH.

Individuata la causa della tossicità, è necessario identificare gli organi interessati, nel 99% dei casi ci si riferisce a cinque organi: reni, fegato, cervello, apparato scheletrico o tiroide.
Ciò potrà essere effettuato tramite un nuovo test, che comprenderà la ripresa RA sopra menzionata e cominciando a testare utilizzando i filtri organo-specifici; qualora occorresse un mutamento informativo e si trattasse di una priorità, otterremo quale organo principale sarà interessato.
Non si devono trascurare le risposte ottenute da questo tipo di test poiché è fondamentale evitare qualsiasi tipo di patologia neurologica, come la candidosi, strettamente correlata alla contaminazione derivante da metalli pesanti, essendo noto, che tali substrati, sono un ottimo terreno di coltura della candida e dei parassiti; tali patologie possono causare diversi squilibri a livello organico, come il morbo di Parkinson, la Sla, il morbo di Alzheimer o scompensi endocrini, che potrebbero avere un’origine nella concomitanza di entrambe le patologie.
Il trattamento sarà stabilito in base alla gravità della tossicità e al livello di contaminazione del paziente.
Come abbiamo già commentato nell’articolo Individuazione di metalli pesanti nell’organismo del 31 marzo 2015, nei casi molto gravi ci si avvarrà dell’omeopatia, nella fattispecie dell’EDTA (acido etilendiamminotetraacetico) o del DMPS (dimercaptopropanolo solfato) o del DMSA (acido dimercaptosuccinico). Nei casi meno gravi o intermedi si utilizzeranno oligoelementi quali il selenio o lo zolfo e ci si avvarrà della medicina ortomolecolare con l’impiego di amminoacidi solforati o composti quali l’MSM o l’aglio. Nei casi che presentano minore contaminazione di useranno piante o alghe quali la clorella o lo zenzero.
I drenanti omeopatici quali solidago, berberis, galium, toex e altri possono risultare fondamentali nelle prime fasi di disintossicazione di fegato, reni e cervello.
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