Il latte di mucca

Trova sempre più riscontro l’ipotesi che i latticini non comportino tutti i benefici che vengono loro attribuiti, bensì il contrario.

Il latte commerciale che troviamo attualmente nei supermercati è composto da proteine, grassi, glucidi, ormoni, residui di antibiotici ed erbicidi, calcio aggiunto, vitamine sintetiche, additivi alimentari e globuli bianchi pieni di pus (per legge è consentito che un milligrammo di latte contenga da 1 a 1,5 milioni di globuli bianchi con pus, derivanti dalle infezioni provocate dalle deplorevoli condizioni di vita delle vacche negli allevamenti).

  • LE PROTEINE.   La RENINA è l’enzima che idrolizza l’α-lactoalbumina e la β-caseina del latte materno. Il 75% della popolazione interrompe la produzione della renina al raggiungimento del terzo anno di età, impedendone la corretta assimilazione. Il problema si aggrava con il latte di mucca, che è composto da α-caseina e α-lactoalbumina, con una percentuale diversa per ciascun individuo. Quando giungono nell’intestino, l’α-caseina e la α-lactoalbumina penetrano attraverso la parete intestinale danneggiandola e determinando l’iperpermeabilità intestinale. Quando passano nel sangue agiscono come antigeni e il sistema immunitario si attiva per eliminarli. Ciò determina mucosità, asma, diabete di tipo I nei bambini, eczema, acne, artrite reumatoide.   L’α-lactoalbumina è la principale responsabile delle allergie al latte.
  • I GRASSI.   Il latte contiene un enzima, la XANTINA OSSIDASI, che passando nel sangue provoca danni vascolari. Al fine di porre rimedio a tali danni (ateromi) si creano delle pareti di ateromi (cumuli di colesterolo sulla parete di un’arteria), che riducono il calibro dei vasi e restringono il flusso di sangue. Se si staccano possono arrivare a embolizzare le arterie e impedire completamente il passaggio del sangue.
  • I GLUCIDI.   Il lattosio è il glucide tipico del latte. Sino ai tre anni di età circa l’essere umano produce l’enzima LATTASI, che scompone il lattosio in glucosio e galattosio. Il 75% della popolazione non genera lattasi e dunque non digerisce il lattosio. Per tale motivo di verifica con grande frequenza il fenomeno dell’intolleranza e dell’allergia al lattosio. Tale fenomeno è correlato, con l’avanzare dell’età, alla comparsa di cataratte e di cancro alle ovaie.
  • GLI ORMONI.   Il latte di mucca contiene l’ormone della crescita IGF-1. Il latte materno lo contiene con una minore concentrazione, dal momento che un essere umano non deve crescere quanto un vitello. È in stretta correlazione con il cancro al seno poiché favorisce la suddivisione cellulare. Di fatto, il farmaco normalmente somministrato per combattere il cancro al seno è un inibitore dell’IGF-1.
  • RESIDUI DI ANTIBIOTICI E PESTICIDI. Sono il risultato dell’eccessiva somministrazione di antibiotici e di alimenti transgenici, nonché dell’elevata quantità di pesticidi somministrata alle vacche.

Il principale fattore di incidenza è la comparsa di ceppi resistenti e di alcuni effetti tossici. Inoltre gli antibiotici presenti nel latte possono determinare un’alterazione della flora intestinale, lo sviluppo di microrganismi patogeni e la riduzione della sintesi di vitamine, allergia, disbatteriosi ed eccesso di crescita.

  • LE VITAMINE SINTETICHE.   Il palmitato di vitamina A sintetico è tossico in dosi elevate, come avviene per la maggior parte delle vitamine sintetiche.
  • IL CALCIO.   Il latte è “arricchito” con calcio artificiale. Si tratta del carbonato di calcio minerale, ovvero del gesso. Presenta l’inconveniente di non essere ben assorbito dall’organismo, aumentando il rischio di formazione di calcoli renali, calcificazioni al seno e può depositarsi nelle articolazioni contribuendo al manifestarsi di fenomeni artritici.

Qualsiasi bravo chinesiologo sarà ben lungi dal pragmatismo tipico della medicina convenzionale e non darà nulla per scontato. Ogni singola seduta è diversa, ciascun individuo è unico e reagirà in maniera differente ai singoli prodotti. Per tale motivo si consiglia di testare il latte o qualsiasi altro alimento prima di introdurlo nella propria dieta o di eliminarlo, usando il test delle intolleranze alimentari.

 

Maria Josefa Obiol Saiz.

Collaboratrice Kinepharma.

 

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